giovedì 5 gennaio 2017

Rachele Colombo – Cantar Venezia. Canzoni da battello (Nota, 2016)

Il libro CD edito dall’editore friulano porta all’attenzione del pubblico un repertorio composito di ‘canzonete’ in veneziano, che negli anni in cui risuonavano per i canali toccarono la sensibilità non solo delle élite locali ma anche di compositori, letterati e filosofi stranieri che facevano tappa nella città lagunare per il Gran Tour o per le loro committenze artistiche. Per la loro fisionomia musicale e lirica, la loro fortunata e ampia diffusione, sono comparabili alla moderna canzone pop, come rileva l’etnomusicologa padovana Paola Barzan nel suo saggio “Un genere popular nella Venezia del Settecento”, contenuto nel volumetto della collana Block Nota. Nell’arco di un decennio, prima dell’avvento del genere della barcarola, si assistette a una notevole proliferazione di testi e musiche, che riprendono modelli folklorici cantati e coreutici, porzioni di arie d’opera, minuetti, temi di cantastorie, e che costituiscono una rassegna fotografica della vita veneziana, Le quaranta canzoni del disco “Cantar Venezia. Canzoni da battello”, che porta come sottotitolo “Dai manoscritti originali del ‘700 una nuova riproposta”, sono state selezionate da Rachele Colombo e Guglielmo Pinna tra gli oltre cinquecento manoscritti provenienti da archivi veneziani raccolti e curati da Sergio Barcellona e da Galliano Titton nel volume “Canzoni da battello”. Gli spartiti originali sono provvisti della parte melodica e molto spesso del basso continuo, ma nel proporre l’inedita rilettura, Rachele Colombo è intervenuta con accortezza sulla parte musicale per rendere più dinamico l’ascolto di un lavoro imperniato su voce e chitarra (pennate, arpeggi, rafforzativi, contrappunti, qualche nuova parte strumentale). Cantante, polistrumentista e compositrice, vicentina di nascita ma padovana d’adozione, Rachele Colombo è una figura centrale nel folk revival veneto. Negli anni ’90 ha fatto parte dello storico gruppo Calicanto, poi ha co-fondato l’innovativo progetto Archedora. Tra le collaborazioni quella in "Cristiani di Allah" con Massimo Carlotto, Maurizio Camardi, Mauro Palmas e Patrizia Laquidara, quella con Gualtiero Bertelli & Compagnia Delle Acque e ancora lo spettacolo con l’istriano Dario Marusic e il duo con Miranda Cortes. Questo nuovo lavoro nasce da lontano, da un’idea di Guglielmo Pinna che nel 2009 le aveva proposto di interpretare alcuni canti veneziani da battello nell’ambito del festival “Venezia incanto”. Da lì l’artista veneta si è adoperata in una meticolosa quanto difficile operazione, che ha imposto delle scelte a monte nel mettere mano a spartiti che risentono del gusto colto settecentesco. Ha privilegiato, invece, un approccio popolare, con l’intenzione di rimettere in circolo questi materiali, farli cantare e suonare di nuovo, valorizzando i testi cantati. Il cofanetto si compone di due CD, ciascuno contenente venti canzoni, tutte chiosate da accurate note di accompagnamento, spartiti e testi (la maggio parte in veneziano settecentesco). Le canzoni offrono un ampio quanto fascinoso affresco della vita veneziana dell’epoca, tra amori, relazioni, mestieri, costume e sguardo sulla vita e tanto altro ancora. Il senso di evocare quel mondo si sostanzia nel brano d’apertura “Pe cantar ste canzonete”, con l’acqua e i rumori di Venezia e gli antichi strumenti: una visione del passato che si dissolve nella versione rielaborata. Dunque Colombo, mossa da un intento non filologico, oltre alla chitarra (che con il liuto cantabile era lo strumento tipico dell’accompagnamento) utilizza mandola tenore, chitarra battente, tamburello, tamburone e archi campionati. Per quanto concerne gli altri strumenti, il violoncello, data la sua centralità (la sua voce si colloca tra canto e basso continuo), è stato affidato alla sensibilità jazz del contrabbassista e violoncellista Domenico Santaniello. Le parti di flauto sono di Marco Rosa Salva. Per le canzoni in francese è intervenuta la voce di Catherine Robin. Le parti corali, riprese da Elida Bellon e Guglielmo Pinna, seguono l’ipotesi dell’improvvisazione omoritmica. Il Piccolo Coro di Marghera entra in “Xe qua el fiorer”. Ancora, l’attrice veneziana Eleonora Fuser ci ha messo il suo recitativo in apertura e chiusura dell’opera. Grazie all’opera di Rachele Colombo apprendiamo un canzoniere straordinario, misconosciuto ai non specialisti, un patrimonio che merita una diffusione nazionale accanto alle celebri canzoni di altre città del Belpaese.  


Ciro De Rosa

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