Giovanna Marini, Coro Inni e Canti di Lotta, Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio – Ed un pensiero ribelle in cor ci sta! Due secoli di storia d’Italia cantata (Nota, 2016)

Nonostante la Scuola Popolare di Musica di Testaccio sia ancora a rischio sgombero dopo l’ottusa e miope richiesta di pagamento di oltre 700 mila euro di affitto avanzata dall’amministrazione pentastellata capitolina, nonostante anni di accordi con i precedenti governi locali, le attività di questa straordinaria esperienza culturale proseguono, dopo il festeggiamento dei primi quarant’anni all’insegna della musica insegnata e suonata senza barriere, in un ventaglio stilistico che passa dal jazz al canto di tradizione orale, dai canoni classici e agli strumenti popolari. Questo volumetto, composto da due CD audio e un libretto di 52 pagine, edito dalla friulana Nota, fissa un concerto di Giovanna Marini con il Coro Inni e Canti di Lotta, diretto da Sandra Cotronei, e la Banda della Scuola Popolare, diretta da Silverio Cortesi; il coordinamento del progetto e la curatela sono di Susanna Cerboni. In trentasei brani è raccontata la storia del nostro Paese dalla fine del Settecento al secondo dopoguerra; è una storia dal basso suonata e cantata, espressione di sentimenti di speranza e di dolore, di sconfitte e di conquiste, tramandati dai ‘fogli volanti’ e dai cantastorie, passate di generazione in generazione con le guerre che hanno messo gli uni accanto agli altri italiani provenienti da tutte le regioni e con le migrazioni interne alla Penisola. Scrive Giovanna Marini – colonna e veterana della SPMT sin dai suoi inizi – nelle note di presentazione del libro/CD: «In questo disco sono raccolti i canti che i miei amici dell’Istituto de Martino hanno incominciato a raccogliere da prima del 1960, poi si sono resi conto dell’importanza dei canti trovati e hanno incominciato un archivio dei canti del movimento operaio e contadino che poi è diventato Istituto Ernesto de Martino. Ogni canto mi parla di qualcuno che ho conosciuto personalmente sia che fosse chi lo raccoglieva, Gianni Bosio o Cesare Bermani e Franco Coggiola o Roberto Leydi, o chi lo cantava, o entrambi. Mi vedo il viso di Palma Facchetti mentre cantava “O Gorizia tu sei maledetta” e “Addio Padre”, il sorriso di Caterina Bueno quando arrivava con il sacco a spalla pieno di nastri di cui non ricordava nemmeno il contenuto preciso per quanti erano. Nastri che a sbobinarli ci rivelavano tante sorprese, invettive, racconti, canti antichi e moderni (di allora, anni sessanta) come le ottave dei poeti a braccio, tutte su argomenti politici e lotte contadine e operaie. […] Penso a quanti di questi canti oramai sono penetrati nella memoria collettiva di gente che ignora persino il lavoro che li ha fatti scoprire e rinascere dalle rovine della guerra e del fascismo che ne vava proibito la diffusione in tutto il ventennio. Canti che spesso sono magnifici pezzi di musica dimenticati e persi. Ora rivivono. Ecco perché tengo tanto a questi canti, perché raccontano vita e gente vera. Vi pare poco?». [… ] Dunque, si tratta di canti celebri che hanno attraversato le stagioni del folk revival e del canto sociale, qui riproposti in versione per coro e banda secondo l’approccio critico della stessa Marini alle modalità ‘ben temperate’ del canto corale. Una bella testimonianza – ce ne fosse ancora bisogno – della funzione didattica, pedagogica e musicale che la SPMT svolge da quattro decenni: un centro di primo piano, che nella sua bella vicenda ha formato musicisti, fatto nascere gruppi, bande e cori, e che vanta numeri non di poco conto in termini di occupazione, di allievi, di docenti, di materiali di studio, tra cui una biblioteca e un fondo con manoscritti inediti. 


Ciro De Rosa
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