Marco Rollo – Fluid (Three Hands Records, 2017)

Pianista e compositore salentino, Marco Rollo vanta un percorso artistico articolato e costellato da esperienze musicali in ambiti differenti come dimostrano i dischi con Triace e Vudz, nonché le diverse collaborazioni con Opa Cupa di Cesare Dell’Anna, Raffaele Casarano, Massimo Donno e ARD Project. All’appello mancava, però, un disco come solista, e a colmare questo vuoto è arrivato lo splendido “Fluid” nel quale ha raccolto dieci brani inediti che hanno cominciato a prendere forma cinque anni fa, come ci racconta lui stesso: “Cominciai a pensare a questo disco solista come qualcosa che facevo prima per me e poi per gli ascoltatori. Durante le incisioni di “Incanti e tradimenti” con il progetto Triace, ho registrate le prime takes in studio da Michele Palmas a Cagliari e poi il tutto si è evoluto ed ho aggiunto altre tracce, seguendo le diverse ispirazioni che mi venivano dai cambiamenti della mia vita. La musica mi accompagna sempre. Sostanzialmente il disco ha preso forma nel mio studio casalingo predisposto ad accogliere le idee. Alcuni brani sono stati pensati e realizzati anche in orari impensabili, alle quattro del mattino o alle sei del pomeriggio. Appena si accendeva la lampadina correvo al pianoforte con i microfoni sempre puntati, il Mac pronto, e schiacciato il tasto REC registravo”. Durante la fase realizzativa dell’album l’unica difficoltà è stata rappresentata dalla scelta dei brani: “Alcuni brani sono stati pensati e suonati tanto tempo fa, altri sono nati successivamente, e in questo senso non è stato semplice scegliere quale inserire. In ogni caso ho scritto tanto, così come farò in seguito, tanto è vero che ho già in programma di realizzare un secondo album”. 
Base ispirativa di queste nuove composizioni sono state influenze musicali diversificate: “Innanzitutto jazz, dubstep e progressive, poi il mio l’amore per le suggestioni sonore del nord Europa, dai suoni elettronici alle melodie di pianisti come Esbjorn Svensson e Tord Gustavsenm, le sperimentazioni di Morcuf, Erik Truffaz, Olafur Arnalds, Cinematic Orchestra e Massive Attack”. Dal punto di vista compositivo i brani si caratterizzano per una scrittura potente ed evocativa, dal tratto narrativo e poetico, che si accompagna ad arrangiamenti eleganti e raffinati in cui spicca l’utilizzo dell’elettronica ad aggiungere colore ed intensità lirica alle trame pianistiche. Questo affresco sonoro sincretico tra analogico e digitale, suoni acustici ed elettronici, ha preso vita in modo molto naturale in fase di arrangiamento: “Abbiamo riascoltato le takes ed abbiamo cercato le soluzioni più idonee al tipo di mood che avevo in mente per ogni brano. Successivamente, ho fatto ascoltare i brani al produttore, Riccardo Rinaldi, dimostratosi da subito entusiasta e pronto a lavorare con me”. L’ascolto si apre con le suggestioni di “LAV” in cui spicca la voce di Angela Albanese, a cui segue la dolcissima “Ocram” in cui spicca la splendida linea melodica. Se “For Svensson” è un omaggio a Esbjörn Svensson, leader del trio jazz svedese E.S.T, “Hathor” è una dolcissima e malinconica ninna nanna dal taglio cinematografico. Il disco ci regala, poi, tre brani pregevoli in sequenza “Eyes”, “Vanilla” e “Scatola blue” che ci svelano tutta la capacità di Marco Rollo di tradurre in musica, sensazioni, riflessioni, pensieri e ricordi. I vertici del disco arrivano però verso il finale prima con “Obsession” e poi con “Africa” dove, come racconta il pianista salentino “tutto è suonato realmente, non c'è elettronica, se non nei filtri per dare un'aria rarefatta al tutto. La cassa non è altro che colpi sulle corde del piano, flicorno, catene, o scatole e fogli, come in “Scatola Blu”
L'elettronica è al servizio della musica e serve a creare la giusta atmosfera”. Le atmosfere speziate della title-track e “Prologo” chiudono un disco di rara bellezza ed intensità lirica che non mancherà di avere un’appendice dal vivo: “Lo scorso 28 dicembre ho presentato il disco in anteprima, e ho in programma diversi concerti per far conoscere questo lavoro al pubblico. Dal vivo suono in solo con pianoforte a coda e un set elettronico composto da Mac, synth e loop. Sin ora ho potuto notare una forte partecipazione emotiva e un grande coinvolgimento da parte del pubblico, cosa che non mi aspettavo e di questo sono felice. Per il prossimo futuro ho in previsione di ampliare il set con brani nuovi tutti da scoprire”. Insomma non ci resta che ascoltare Marco Rollo proporre “Fluid” dal vivo. 


Salvatore Esposito
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