giovedì 13 ottobre 2016

Festival della Canzone Popolare d’Autore. Premio Giorgio Nataletti I Edizione, Gallicano nel Lazio (Rm), 8 Ottobre 2016

Lo scorso 10 settembre, l’arrivo di una forte pioggia, aveva costretto gli organizzatori del Festival della Canzone Popolare d’Autore – Premio Giorgio Nataletti a rinviare all’8 ottobre la serata conclusiva, e così siamo tornati a Gallicano nel Lazio per seguire le fasi finali del contest dedicato all’etnomusicologo laziale e il concerto di Tosca. Se ancora una volta le non felici condizioni meteo hanno obbligato gli organizzatori a spostare l’evento dalla piazza principale del paese alla Chiesa di Sant’Andrea, tuttavia il bilancio di questa rassegna è da considerarsi assolutamente in positivo, non solo per la qualità degli artisti in gara, ma anche per il pregio dei due concerti che hanno impreziosito le serate. Il 9 settembre avevamo apprezzato ancora una volta Orchestra Bottoni, mentre l’8 ottobre abbiamo avuto modo di vedere il suggestivo ed intensissimo recital “Appunti Musicali dal Mondo” di Tosca. Ad aprire la serata conclusiva della rassegna sono stati i laziali Aranira, in una inedita formazione in duo per voce e tamburi a cornice, i quali hanno proposto un set intenso e coinvolgente nel quale hanno tracciato un ideale viaggio sonoro che parte dal Lazio con un Saltarello e giunge nel Salento con una bella versione di “Pizzica Di Cutrofiano”, in questo contesto ben inserito ci è sembrato anche il brano inedito proposto che ben rappresentava l’incontro tra tradizione popolare e canzone d’autore alla base del concept della rassegna. 
A concludere le esibizioni degli artisti in gara per il Premio Giorgio Nataletti è stato il cantautore romano Simone Avincola, accompagnato dalla sua banda, il quale ha proposto alcuni brani tratti dal suo ultimo album “Km 28”. Oltre alla personalità e alla capacità di tenere la scena, ci ha colpito molto il songwriting del laziale in grado di muoversi con agilità tra il dialetto romano (“Come er sole quanno piove”) e le sonorità country rock americane (“Roma Far West”) ma soprattutto di far emergere tutta l’originalità della sua proposta musicale. A concludere la rassegna è stato l’atteso set di Tosca che ha proposto i brani tratti da quel gioiellino che è “Il suono della voce” pubblicato nel 2014 e nel quale ha raccolto il suo personale giro del mondo sulle ali della musica, tra canti, suggestioni poetiche, colori sonori e lingue differenti. Con la complicità del pianoforte e del violoncello della talentuosa Giovanna Famulari e delle chitarre di Massimo De Lorenzi, la cantante romana ha stabilito subito un rapporto empatico con il pubblico che ha seguito con attenzione e trasporto, questo fascinoso racconto in musica. A colpire in modo particolare è stato il percorso drammaturgico, curato da Massimo Venturiello, che ha fatto da compendio e cornice ai vari brani, intercalandoli con recitativi liberamente ispirati a “Libro dell’inquietudune” di Fernando Pessoa. 
Aperto dallo strumentale “Il suono della voce” per violoncello solo, il set si è snodato dal Libano (“Succar Ya Banat”) a Roma (“Nina se voi dormite”), dai classici della canzone napoletana (“Marzo” e “Coro delle Lavandaie”) alla Francia (“Sthtel”), dal fado portoghese alle tradizioni orientali di Giappone (“Miagete goran yory no hoshi wo”) e Cina (“Congratulation”) dai canti sciamanici dell’Africa (“Nongqongqo”) alla tradizione Yiddish (“Rumania”) con Tosca straordinaria interprete ad impreziosire ogni canto con la sua splendida voce, e di tanto in tanto accompagnandosi anche con i tamburi a cornice. Non è mancato anche un fuori programma con la bella rilettura di “Sogna Fiore Mio” di Ambogio Sparagna in duetto con la giovane Fabia Salvucci che ha suggellato un set di rara bellezza ed intensità. Dopo i rituali bis in cui Tosca ha proposto in un particolare arrangiamento “Vorrei incontrarti tra cent’anni” con la quale vinse il Festival di Sanremo in coppia con Ron, gli organizzatori del Festival hanno premiato Simone Avincola a cui la giuria critica ha assegnato il Premio Giorgio Nataletti. Insomma, questa prima edizione della rassegna laziale va agli archivi con un chiaro obiettivo per il prossimo anno: continuare con coraggio e determinazione la strada intrapresa, avendo dimostrato di avere già le spalle larghe per reggere anche il maltempo che ne ha caratterizzato lo svolgimento. 


Salvatore Esposito

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