Marranzano World Fest, Catania, 14-17 Luglio 2016

La settima edizione del Marranzano World Fest si è svolta dal 14 al 17 Luglio a Catania all’interno delle splendide strutture dell’Università, grazie all’iniziativa Porte Aperte, della quale il festival costituisce parte sostanziale della proposta culturale dei mesi estivi. A produrre la rassegna è l’Associazione Musicale Etnea con l’inserimento nella propria programmazione, con il sostegno di MiBAC e Regione Sicilia, che ha fortemente voluto la realizzazione della manifestazione a cadenza annuale e non più biennale. Dell’idea progettuale alla base del Marranzano World Fest – di cui “Blogfoolk” è stato quest’anno media partner – abbiamo già parlato, dando voce al direttore artistico Luca Recupero, il quale nel presentare il festival ha posto l’accento su quanto il MWF assolva ad una funzione anche formativa, aprendo i concerti e i laboratori ai suoni e alle culture del mondo. Dopo le prime cinque edizioni biennali, dedicate agli strumenti delle diverse categorie organologiche (idiofoni, membranofoni, aerofoni, cordofoni, e la voce), ed aver dedicato il decennale alle innovazioni nel mondo degli strumenti musicali e le tecniche vocali di tradizione orale, questa nuova edizione, alla quale è stato scelto come sottotitolo “son’i ballu” focalizza la sua attenzione sulle danze popolari dalla Sicilia alla Siberia, passando per il Salento e per le danze popolari europee e balcaniche. 
La danza, contesto elettivo per la musica strumentale nel mondo popolare e nelle culture tradizionali di tutto il mondo, è soprattutto momento di incontro, di scambio e di condivisione collettiva tra persone, generazioni, lingue e culture diverse. Dopo l’anteprima del 23 giugno, l’edizione 2016 del MWF ha preso il via nell’afosa calura del 14 luglio con il convegno – tavola rotonda “Folk, etnica o popolare? Le musiche di tradizione come strumento di incontro tra generazioni e culture”, tenutosi presso il Teatro Machiavelli (uno spazio recentemente restaurato all'interno dello storico Palazzo Sangiuliano nella centralissima Piazza Università) e che ha visto la partecipazione, quali relatori, di Nikolay Shishigin (Khomus Museum, Yakutsk), Rosario Perricone (Mimap, Palermo), Barbara Crescimanno (Tavola Tonda, Palermo), Pino Biondo (Ethnica, Enna), Roberto Catalano (SBVC, San Bernardino, USA) nonché di alcuni degli artisti che si sono poi esibiti nel corso del festival. Ad aprire i lavori è stato il Rettore dell’Università di Catania il quale , nel suo intervento, ha sottolineato gli obiettivi dell’iniziativa Porte aperte, rivolta agli studenti, alla città e, soprattutto, indirizzata ad ospitare associazioni ed enti che producono cultura e che, diversamente, non avrebbero sedi nelle quali esprimersi. 
In questo senso determinante è stato anche il supporto dell’Ateneo che ha messo a disposizione le proprie strutture, rendendo così possibile la realizzazione della manifestazione, anche per l’accoglienza degli artisti presso le residenze universitarie. Nel corso della tavola rotonda, si è sviluppato un dibattito ricco e vivace con i vari interventi che hanno contribuito a mettere in risalto le diverse possibili sfaccettature del mondo dello scacciapensieri. La prima parte è stata dedicata alla Jakutia, repubblica della Confederazione Russa, situata ancor più ad est della Siberia ed esposta a sbalzi termici annui che possono toccare anche i - 70 gradi in inverno (lungo sei mesi) edarrivare a +40 in estate. In particolare, questa regione è considerata uno dei più importanti centri di diffusione dello scacciapensieri al mondo. Non a caso ospita uno dei più grandi musei del mondo dedicati a questo strumento (khomus), dove sono esposti oltre 1400 esemplari di paesi diversi ma, prevalentemente europei ed asiatici. “Il khomus è una macchina del tempo, ci serve per vivere il presente, ricordare il passato, andare verso il futuro. E' un messaggio in codice lasciatoci dagli antenati” ha sottolineato Nikolay Shishigin, direttore del Khomus Museum di Yakutskin, intervenuto insieme ad Elena Shishigina, insieme ad nutrita delegazione di giovani artisti dalla Jakutia, arrivata grazie ad un’attività di scambi culturali con l’ambasciata russa. 
A seguire è intervenuto Rosario Perricone, direttore del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino, il quale ha sottolineato come le tradizioni orientali siano portatrici di valori diversi dai nostri, anche in ambito musicale, e lo dimostra il fatto che lo scacciapensieri è considerato come voce dell’antenato. Successivamente si è soffermato ad illustrare le attività del Museo, nato in pieno folk revival nel 1975, grazie all’Associazione per la Conservazione delle Tradizioni Popolari, ed oggi impegnato a portare avanti un’idea non folklorica ma contemporanea. In questo senso importanti sono le collaborazioni con prestigiosi enti come la Fondazione Ignazio Butitta ed organizzazioni nazionali ed internazionali, in particolare con la Fondazione Ignazio Buttitta, così come le tante mostre realizzate non solo presso la sua sede storica ma anche all’estero, a Madrid, a Barcellona e a Cracovia, nelle quali vengono riproposte opere che esplorano l’arte contemporanea in allestimenti inediti con omaggi a grandi artisti tra cui il polacco Tadeusz Kantor, oppure creano connessioni tra opere di diversi generi e diverse epoche. Nella seconda parte del convegno, Pino Biondo, ricercatore etnomusicologo ed etnocoreologo di Enna da tempo impegnato in un’intensa attività di documentazione audiovisiva, ha presentato il video “Il ciclo della vita”, raccolta di suoni tradizionali riguardanti i diversi momenti dalla nascita alla crescita di una persona nella comunità, a partire dalle ninne-nanne continuando con il matrimonio ed il funerale. 
Barbara Crescimanno dell’associazione Tavola Tonda di Palermo, curatrice dei laboratori di danze del Marranzano World Fest, ha messo in risalto come la danza, a differenza della musica, non abbia mai perso il contatto con il pubblico che predilige sperimentarla sempre in prima persona. Ha fatto cenno, inoltre, alla tendenza dei balli in piazza diffusasi in questi anni, ponendo in risalto come sia concreto il rischio di perdere la ricchezza e la complessità delle forme coreutiche. Un importante contributo è arrivato, poi, da Roberto Catalano il quale ha raccontato la sua esperienza con il pubblico degli Stati Uniti, dove si è trasferito, fondando a Los Angeles il duo Musicàntica con Enzo Fina, insieme al quale propongono brani della tradizioni orali dell’Italia meridionale, utilizzando oltre quaranta strumenti popolari differenti. Vittorio Ugo Vicari dell’Accademia di Belle Arti di Enna, ha parlato dei suoi più recenti progetti, con la formazione storica “I petri ca addu munu” con la quale porta la musica giù dal palco, inseguendo la dimensione sistemica in cui oggi si sta incanalando. In conclusione è intervenuto il musicista Neptune Chapotin il quale ha illustrato le attività del World Mouth Harp festival, che si tiene a Goa in India del quale è promotore insieme a Sameer Thakur, e che si caratterizza per l’apertura ad ogni genere musicale, a condizione che tra gli strumenti utilizzati dai partecipanti ci sia lo scacciapensieri. 
Negli ultimi due anni questa rassegna, della quale è stato proiettato anche un video, ha vissuto una costante crescita a livello qualitativo, accompagnata da oltre millecinquecento spettatori in contemporanea, e questo pur non godendo di finanziamenti ma grazie all’impegno di soli volontari. Al termine del convegno, è stata inaugurata la mostra “Anima vibrante” dedicata agli scacciapensieri di tutto il mondo e di ogni epoca, realizzata grazie al contributo del Khomus Museum di Yakutsk, dell’Università di Catania e del MIMAP di Palermo. Ad impreziosire il tutto le fotografie aventi come protagonisti i costruttori siciliani di marranzani, e la sonorizzazione curata dall’etnomusicologo e musicista Fabio Tricomi e dalla delegazione jakuta. In serata si è tenuto presso il chiostro del Teatro Machiavelli, il concerto inaugurale, ad ingresso libero, al quale hanno preso parte i musicisti e studiosi della tradizione Giorgio Maltese e Fabio Tricomi, tutti i giovani artisti della delegazione jakuta che fanno riferimento alle tre formazioni Dygyn, Eyeer e Etigen Khomus, Neptune Chapotin e la grande cantante siberiana Sainkho Namtchylak che, in duo con Luca Recupero al marranzano, ha arricchito con la sua straordinaria voce la serata di una breve quanto toccante esibizione. 
A partire da venerdì 15, gli eventi del festival si sono spostati all’interno del magnifico Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena, sulla collina dell’antica Catania su cui probabilmente sono nati i primissimi insediamenti abitativi. Sin dal mattino hanno preso vita le attività dei laboratori con una ricchissima offerta formativa, organizzata in due fasce orarie, e a cui hanno preso parte anche gli ospiti stranieri i quali, accanto ai concerti, si sono resi disponibili per la didattica. Si è trattato di una serie di importanti occasioni confronto nel corso delle quali il pubblico ha potuto sperimentare tecniche vocali e strumentali, queste ultime relative in particolare agli scacciapensieri di tutto il mondo, e ai tamburi a cornice. Gli stage sono stati un momento di incontro e scambio anche tra gli stessi artisti ed insegnanti, così come molto ricchissima è stata la parte dedicata alla coreutica con i laboratori di Barbara Crescimanno sulle danze popolari siciliane ed europee, di Silvia Perrone con lo stage dedicato alla pizzica pizzica salentina, e di Margherita Badalà sul balletto tradizionale siciliano, mentre dall’estero sono arrivati i contributi da parte della Jakutia con un focus sulle danze tradizionali della loro terra e dai Dorombos Banda con un approfondimento sulle danze popolari ungheresi. Parallelamente si sono tenuti anche un laboratorio sul coltello siciliano ed uno sulle tecniche di pittura su stoffa ucraine, che hanno rappresentato una delle novità della rassegna. 
Spostando la nostra attenzione sui concerti serali, abbiamo notato con piacere il folto pubblico presente, stimolato dal costo modico dei biglietti, e dalle riduzioni previste per gli studenti e per i partecipanti ai laboratori, nonché dalla possibilità di acquistare abbonamenti per le tre serate. Rinfrescata dall’arrivo di un vento teso da nord-est, la prima serata è stata interamente dedicata allo scacciapensieri, in tutte le sue declinazioni, con la Notte del Marranzano o Marranzanite, aperta dal raduno dei principali suonatori siciliani: Giorgio Maltese, Fabio Tricomi, Puccio Castrogiovanni, Carmelo Buscema, Giuseppe Roberto (a cui è stato affidato anche il laboratorio di doppio flauto siciliano) il quale si è esibito in solo al marranzano e poi accompagnato da Nino Aiello al tamburello. A seguire abbiamo assistito alla splendida improvvisazione del franco-statunitense Neptune Chapotin, ed alle performance dell’indiano Sameer Thakur da Goache che utilizza il meditativo morchang, degli jakut iDigyn al khomus con le sue sonorità sonorità ancestrali ad evocare i paesaggi della steppa spazzati dai venti e popolate dale fiere, e dell’ucraina Makoviya, cantante e front-woman della band Drymba Da Zyga, dall’energetica, potente voce con un repertorio che rielabora quello delle sue tradizioni in chiave folk-rock. In conclusione siamo stati rapiti dalla la suggestiva e poetica esibizione del compositore Wang Li, virtuoso suonatore di strumenti tradizionali cinesi come il Kou-Xiang, scacciapensieri composto da più lamine d’ottone unite a ventaglio capace di sorprendenti invenzioni melodiche, e il flauto Hulusi. 
Ogni strumentista ha mostrato le potenzialità, la versatilità e la forza di un piccolo strumento come lo scacciapensieri che può andare nella direzione meditativa o addirittura terapeutica, oppure spostarsi su un versante sonoro più percussivo ed ancheammiccante al rock. La seconda serata è stata dedicata al rapporto tra musica e trance tra tarantismo, sciamanismo e altri viaggi sonori proposti dalla Compagnia Siciliana di Scherma Corta, la formazione jakuta Eyeer e dal Canzoniere Grecanico Salentino. Nel primo caso si è potuto assistere ad una suggestiva forma di arte marziale siciliana, simile ad un’elegante danza, accompagnata dalla musica dal vivo di Giorgio Maltese e Giancarlo Parisi. Poi, dopo un veloce cambio palco che non ha lasciato spazio alla noia, la bellissima esibizione della formazione jakuta Eyeer per khomus, voce e tamburo. Infine il Canzoniere Grecanico Salentino ha concluso la serata con un concerto di grande impatto sonoro ed emotivo, aperto con il drammatico impatto visivo dei musicisti vestiti di nero, la vigorosa sonorità ed i ritmi dei tamburi a cornice. “Focu d’amore”, “Rirollalla”, “Ninnananna”, “Pizzica indiavolata”, “Nu te fermare”, e la toccante “Solo andata” con testo di Erri De Luca sono stati alcuni dei brani suonati dalla formazione salentina che ha fatto scatenare il folto pubblico nelle danze. Non sono mancati ovviamente i brani tradizionali della Grecìa salentina, e l’entusiasmo del pubblico è stato ampiamente ripagato dal bis finale del Canzoniere. 
La seconda serata, come del resto anche la prima, si è conclusa con le esibizioni in acustico dei musicisti in mezzo al pubblico a guidare le danze. La terza ed ultima giornata si è aperta con l’intervento a sorpresa, nel pomeriggio, dell’Opera dei Pupi di Catania dei fratelli Napoli, che da quattro generazioni ininterrottamente gestisce rappresentazioni dei pupi. Molto interessante la possibilità di ricevere spiegazioni circa le differenze costruttive tra i pupi catanesi e quelli palermitani, i codici, e le storie. Straordinari poi i pupi esposti (tra cui uno alto un metro e 40), autentici ed artistici pezzi unici realizzati interamente a mano. A concludere il festival è stato il progetto speciale la Sicilia incontra il Mondo in Fest’i Ballu con protagonisti i siciliani Lassatilaballari, i musicisti dei monti Peloritani Salvatore e Giacomo Vinci, Felice Currò, , gli Etigen Khomus dalla Jakutia, e gli ungheresi Aron Szilagy e Dorombos Banda. Nel corso dei quattro giorni trascorsi a Catania, abbiamo toccato con mano tutta la passione e la partecipazione con la quale il direttore artistico e gli organizzatori hanno curato il festival senza risparmiare tempo ed energie, così come grande è stato l’entusiasmo dei volontari, che hanno curato il coordinamento organizzativo dei laboratori e la gradevole proposta gastronomica con cibi etnici, fino alla possibilità di bere ottimi vini naturali, grazie ad un produttore locale. 
A completare il tutto l’affascinante Vibrazaar, mercatino di strumenti musicali ed artigianato. Il direttore artistico Luca Recupero, a cui si deve l’idea di questo festival, si è mostrato pienamente soddisfatto per il raggiungimento di tutti gli obbiettivi della rassegna. Biagio Guerrera, poeta e presidente dell’Associazione Musicale Etnea con la quale ha prodotto il festiva, ha commentato con noi l’andamento dell’edizione 2016 del Marranzano World Fest: “Il messaggio forte che abbiamo voluto lanciare, nato da un’esigenza sociale e politica, è quello della possibilità di dialogo tra le culture. Vogliamo continuare a lavorare all’idea che la Sicilia, al centro del Mediterraneo, riaffermi il ruolo che le è appartenuto nei secoli: quello di terra di accoglienza edi assimilazionedelle culture diverse che sul suo territorio sono approdate, per rielaborarle in modo originale. Vogliamo, ancora, sviluppare il lavoro di formazione e divulgazione culturale di base attraverso il dialogo con l’Università di Catania, una delle più grandi del sud d’Italia, attualmente frequentata da oltre 50.000 studenti”. Senza dubbio il Marranzano World Fest è nella sua nuova formula annuale è una delle rassegne estive da tener d’occhio per il futuro, essendo un’occasione per una vacanza culturale in cui spunti di storia, architettura, natura, enogastronomia si integrano alla perfezione con musiche world di profondo interesse. 


Carla Visca 
Documentazione fotografica e video di Carla Visca e Giuseppe Porcaro
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