venerdì 15 luglio 2016

Idan Raichel - At the Edge of the Beginning (Cumbancha, 2016)

Cantautore, pianista, e produttore, autore israeliano, Idan Raichel è considerato uno degli artisti di punta della scena musicale mediorientale, non solo per la sua attività come leader del The Idan Raichel Project con il quale ha prodotto otto album e suonato in tutto il mondo, ma anche per le tante collaborazioni messe in fila, negl’anni, da India.Arie a Dave Matthews, da Alicia Keys all’italiana Ornella Vanoni, passando per la portoghese Ana Moura, e il maliano Vieux Farka Touré con il quale ha registrato lo splendido “The Tel Aviv Session”. A caratterizzare il suo approccio alla world music è stato, sin dagli esordi, il desiderio di ricercare l’incontro tra suoni e culture differenti, dando vita ad una originale cifra stilistica che lo vede incrociare la musica tradizionale ebraica con il folk di matrice etiope, i canti yemeniti e l’elettronica. A distanza di tre anni da “Quarter To Six” registrato con The Idan Raichel Project, il cantautore israeliano debutta come solista con “At the Edge of the Beginning”, disco nel quale ha raccolto undici brani dal taglio personale ed introspettivo, ispirati al ciclo della vita, ai rapporti umani e all’esigenza di un nuovo inizio, il tutto caratterizzato da arrangiamenti minimali in cui si mescolano melodie dolci e spaccati più sofferti. “A volte, è necessario tornare alle cose semplici della vita”, afferma Raichel in una recente intervista raccontando la realizzazione di questo album, avvenuta nell’arco di tre mesi nel seminterrato della casa dei suoi genitori. “E’ stato un modo per ritrovarmi, e per fare i conti con il fatto che sono parte di una famiglia. Io non sono qui solo per me stesso, ma anche per le mie figlie”. Tornare a suonare nel posto dove aveva mosso i suoi primi passi come musicista da bambino, è stata la molla che ha ispirato questo nuovo lavoro, le cui incisioni lo hanno visto incidere ogni strumento in completa solitudine. Durante l’ascolto a spiccare sono brani come l’intensa “Ha'Yad Ha'Chama (The Warm Hand)” sulla solitudine e l’importanza delle mani per comunicare, lo splendido folk pop di “Ma'aglalim (Circles)” in cui racconta il suo ritorno a casa, o ancora la dolce ninna nanna per le sue figlie “Yalda Shelli Ktana (Little Girl of Mine)” ma soprattutto quel gioiello che è la conclusiva “Lifney She'Yigamer (Before It Ends)” che suggella un disco profondo ed intenso, certamente il vertice artistico di tutta la carriera di Idan Rachel. 


Salvatore Esposito

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