TheRivati – Black From Italy (Jesce Sole/Self, 2016)

Il progetto TheRivati nasce nel 2008 dall’incontro tra Paolo Maccaro, fratello del più noto Clemente Maccaro in arte Clementino, e il chitarrista Marco Cassese, ai quali si sono uniti successivamente Stefano Conigliano (batteria), Antonio Di Costanzo (basso), e Saverio Giuliano (sax tenore), per dar vita ad un percorso di ricerca sonoro volto ad esplorare le connessioni tra la black music, le sonorità tipiche della musica italiana e quelle della tradizione partenopea. Sebbene la cifra stilistica di questo quintetto affondi le sue radici direttamente nel Neapolitan Power, esploso alla fine degl’anni Settanta con Pino Daniele, James Senese e Napoli Centrale, l’originalità della loro proposta musicale risiede nella ricontestualizzazione e riattualizzazione di quel suono, attraverso una ricerca musicale che esce dai sentieri battuti attualmente dalla scena indie, senza perdere di vista il soul della Stax e il rock-blues della Chess Records. A distanza di due anni dal loro disco di debutto “Black”, TheRivati tornano con un nuovo album “Black From Italy” nel quale hanno raccolto dieci brani nuovi di zecca, prodotti da Clementino, e che nel loro insieme compongono una sorta di concept, attraverso il quale tratteggiano il lento declino della nostra nazione, sospesa tra le sue contraddizioni e la crisi di una società senza futuro. I temi del disco e le istanze sonore della band napoletana sono racchiuse efficacemente nella doppia lettura del titolo e nella splendida copertina seventies che ritrae una prostituta e che immediatamente ci ha rimandato alla famosa terzina dantesca: “Ahi serva Italia, di dolore ostello/nave sanza nocchiere in gran tempesta/non donna di province, ma bordello!”. Aperto dai fiati in grande spolvero della trascinante “Italy”, nella quale viene affrontato il duro tema della criminalità che attraversa in lungo ed in largo il nostro paese, il disco entra nel vivo prima con il sinuoso rock blues di “Addore” dove la chitarra di Cassese dialoga con il sax di Giugliano, incorniciando un testo che ruota intorno al desiderio di fuga verso un futuro migliore. Se “Cassio’s Blues” è una bella canzone d’amore tutta giocata sull’interplay tra chitarra, sax e il pianoforte di Vincenzo Daniese, la successiva “Posteggia” ci offre un altro ironico spaccato di Italia con il ritratto dei giovani napoletani dediti all’arte del corteggiamento a tutti i costi. Si prosegue, poi, con un'altra canzone d’amore a cinque stelle “Black Woman”, in cui i cori ci rimandano dritto agli anni Settanta, per poi evolversi nella coda strumentale in cui brilla la chitarra di Cassese. L’incursione nel gospel rock di “Hallelujah hallelujah!” con il suo intreccio tra sacro il sacro del refrain e il profano dei versi funge da perfetta introduzione alla ballad elettroacustica “Comm è difficile” in cui brilla l’ottimo testo di Maccaro. L vertice del disco arriva con “Emigrante” in cui spicca la partecipaizone di Clementino e Dario Sansone dei Foja e che racchiude nel ritornello cita e rilegge in chiave soul-rock “Lacrime Napulitane”. L’omaggio a Robert Johnson con “Mr.Johnson” chiude un disco ricco di belle intuizioni che si inserisce alla perfezione nella new wave of Neapolitan Power degli ultimi anni. 


Salvatore Esposito
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