Paolo Fresu & Omar Sosa – Eros (Tǔk Music/Ducale, 2016)

A quattro anni dalla pubblicazione del best seller “Alma”, Paolo Fresu e il pianista cubano Omar Sosa tornano in duo con “Eros”, affascinante e sinuoso concept-album dal titolo eloquente e che ruota intorno al tema e alle declinazioni essenziali dell’erotismo e dell’amore, intesi della loro accezione spirituale, quella che spinge la bellezza verso il divino. In questo senso non ci sembra casuale tanto la scelta della copertina curata dall’artista milanese Shout, quanto quella di proporre nella prima pagina del booklet, come unica nota di copertina, il verso della poetessa greca Saffo: “Eros che scioglie le membra mi scuote nuovamente: dolceamara invincibile belva”. Registrato dal 15 al 19 giugno 2015 a Cavalicco (Ud) presso lo studio ArteSuono, l’album raccoglie tredici brani, per lo più originali, più una ghost track, incisi con la partecipazione speciale della cantante magrebina Natacha Atlas, del violoncellista Jaques Morelenbaum, già presente in “Alma”, ed impreziosito dagli interventi del quartetto d'archi Alborada, spesso compagno di avventure discografiche del trombettista sardo. Rispetto al precedente, ciò che colpisce è come Fresu e Sosa, forti anche dell’esperienza accumulata dal vivo, abbiamo cementato ed affinato ancora di più la loro alchimia artistica, lavorando a quattro mani sulle rispettive composizioni originali, arricchite in studio con arrangiamenti dal tratto polifonico in cui fanno capolino samples, percussioni, voci e rumori. Ad aprire il disco è la splendida rilettura in chiave jazz world di “Teardrop” dei Massive Attack, proposta in medley con “Ya Habibi”, brano nato dalla collaborazione con Natacha Atlas e dalla stessa interpretato magistralmente. Se “Sensousness” firmata da Fresu spicca per la sensualità evocata dal dialogo tra tromba e pianoforte, la successiva “Zeus’ Desire”, in cui brilla gli archi degli Alborada, ha un tratto ancor più fascinoso e funge da perfetto antipasto per uno dei vertici del disco: “Brezza Del Verano”, firmata da Omar Sosa. In “My Soul, My Spirit” ritroviamo la voce di Natacha Atlas e il quartetto Alborada, mentre ne “La Llamada” giganteggia il violoncello di Morelenbaum. Il medley tra “What is inside” e “Himeros” ci conduce verso il finale in cui a spiccare sono la ritmica “Eros Mediterraneo”, la soffusa “Fradelo” e la superba rilettura strumentale di “What lies ahead” di Peter Gabriel, proposta da quest’ultimo unicamente dal vivo nel corso del Back To Front tour del 2014. La solare “Why” e la ghost track “Kypris” suggellano un disco denso di lirismo e poesia che non mancherà di appassionare anche coloro che non praticano abitualmente i suoni jazz. 


Salvatore Esposito
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