Giovanni Falzone Contemporary Orchestra – Led Zeppelin Suite (Musicamorfosi/EGEA, 2016)

Nata nel 2011 con l’intento di superare i confini tra diversi generi musicali, la Contemprary Orchestra del vulcanico trombettista Giovanni Falzone, riunisce giovani musicisti e veterani del jazz componendo un large ensemble non convenzionale nel quale spiccano il flauto di Jacopo Soler, la seconda tromba di Simone Maggi, il trombone di Andrea Andreoli, il trombone basso di Carlo Grandi, il sax tenore di Massimiliano Milesi, il fagotto di Marco Taraddei, la chitarra di Valerio Scrignoli, il basso di Michele Tacchi e la batteria di Antonio Fusco. Una formazione perfetta per proseguire il percorso di esplorazione dell’universo rock, cominciato cinque anni fa dal trombettista con il pregevole “Around Jimi” dedicato a Jimi Hendrix, e che ora si rivolge la sua attenzione ai Led Zeppelin con “Led Zeppelin Suite” disco che rende omaggio al repertorio della band di Jimmy Page e Robert Plant rielaborando le idee e le ispirazioni alla base di primi quattro album della band inglese. Da artista eclettico e sempre pronto a dar vita ad incroci sonori ed ibridazioni, Falzone con questo disco è riuscito nell’intento di creare un osmosi creativa con il repertorio della band inglese, scovando nei riff della chitarra di Page nuove soluzioni melodiche e nella batteria dell’indimenticato John Bonham nuovi sentieri ritmici, permeando il tutto con echi di musica classica e contemporanea. Qualcosa di ben diverso, insomma, da un lavoro di asettica rilettura, ma piuttosto il tentativo riuscito di creare nuove costruzioni sonore, nelle quali la ritmica del rock incontra i fiati del jazz e i legni della musica classica. In questo senso vale la pena sottolineare anche l’importante lavoro di scrittura di Falzone che intercala i brani dei Led Zeppelin con composizioni proprie, nelle quali emerge più marcatamente la vitale creatività alla base di questo concept. Composto da quattordici brani, suddivisi in quattro quadri che rimandano ai primi quattro dischi della band inglese, il disco si apre con “Dark Times”, brano originale ispirato da “Good Times, Bad Times”, brano che ritroviamo subito dopo in una versione esplosiva in cui brillano i soli di Milesi e Taraddei. Gli echi di “Babe I’m Gonna Leave You” ci accompagnano poi nella sofferta “Migrant Ballad” con l’improvvisazione di Falzone che ci introduce al secondo quadro in cui spiccano una intrigante versione del classico “Whole lotta love” in cui spicca la potenza melodica e ritmica dei fiati e il medley “Heartbreaker/Moby Dick”. Il terzo quadro è interamente dedicato a composizioni di Falzone con la poetica “Elegia”, ispirata ad “Immigrant Song” e le splendide “Friends” e “Psychedelic Dance”. Il vertice del disco arriva nel quarto ed ultimo quadro in cui scopriamo le pregevoli riletture di “Black Dog” e una maestosa versione di “Stairway To Heaven” a suggellare un lavoro di incredibile fascino e bellezza. 


Salvatore Esposito
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