María Símoglou Ensemble – Minóre Manés (Buda Musique, 2015)/Katerìna Tsiridou – Aman Katerina. A tribute to Panayiotis Toundas (Protatis, 2016)

Produzioni da prima pagina da due rispettabili interpreti greche. Maria Símoglou, nata a Salonicco ma di residenza marsigliese (già nel gruppo Oneira ed accanto ad artisti di valore come Ross Daly, Stélios Pétrakis, Efren Lopez e Bijan Chemirani), e Katerìna Tsiridou (già cantante dell’apprezzato gruppo Kompania) affrontano repertori che hanno come epicentro musicale la città turca di Smirne, profondamente segnata dalla ‘katastrofì’, la drammatica diaspora del 1922. Due voci eleganti e flessuose – chiara e penetrante quella di María, potente, calda e duttile nella resa delle sfumature melodiche quella di Katerìna – che rievocano lo spleen del mondo sonoro dell’influente città cosmopolita mediorientale, rinverdendo i fasti della canzone urbana dai tratti orientali (canto melismatico, struttura modale, introduzioni strumentali) che sarà denominata rebetiko. Il quintetto di Símoglou (canto e tamburi a cornice), composto da Stratis Pasaradellis (lyra, lafta, saz e cori), Periklis Papapetropoulos (lafta, saz e voce), Harris Lambrakis (ney, cori), Stephanos Dorbarakis (kanoun e cori) e Kostas Meretakis (percussioni, cori), si muove con destrezza strumentale e pregevoli passaggi solistici nell’affiancare la vocalist. “Rebetika songs from Smyrna” è il sottotitolo dell’eccellente programma in tredici tracce – alcune anche molto note – celebrazione del mondo delle taverne, delle teke e dei café amán. In alcuni brani prevale l’elemento musicale ottomano (l’iniziale “Férte býres ‘Ta ksimerómata”, “Apefásisa poulímou”, “Mésa sto vathý skotádi” e “Tserkéza”), in altri è la drammaticità del canto ad imporsi (“Ta Lepta Sou Den Ta Thélo”, “Ti Agapis To Votani”, “Ah, vre thalássa kakoúrga”,”Alithini Agapi” e ‘Gínoum’ Ándras’). 
Altrove è la danzabilità a prendersi la scena (“Feretzé Foro”), ma in fin dei conti è tutto l’album che si apprezza per la grazia incantatoria. In fondo all’ultima traccia, poi, si materializza anche la voce di Marika Papagika (una delle prime cantanti a incidere, tratta da un gracchiante disco d’epoca). Compositore e mandolinista nativo proprio di Smirne, poi, come tantissimi esuli, riparato al Pireo dopo il tragico scambio di popolazioni del 1922, Panayiotis Toundas (1886-1942) è stato un prolifico autore di canzoni portate alla ribalta dai più grandi interpreti del rebetiko. Anzi, è stato uno degli artefici del genere, esponente della cosiddetta “scuola di Smirne”. Fu direttore della sezione greca dell’etichetta Odeon, poi della Columbia e His Master’s Voice. Al suo canzoniere attinge Katerìna, accompagnata da un eccellente ensemble diretto dal chitarrista Nikos Protopapas. Con lei, in questo magnifico tributo articolato in diciassette brani, sono Giorgos Rokas (laouto, bouzouki e baglama), Giorgos Pachis (dobra e mandolino), Sotiris Margonis (violino), Dimitris Gkinis (fisarmonica), Nikos Mourgelas (kanoun), Evi Kanellou (percussioni), Kostantina Karachaliou (violoncello), con la partecipazione, tra gli altri, di Areti Ketime (santoor, e voce che lascia il segno in “Ein’ eftichis o anthropos”) e Agathonas Iavokidis (baglama e canto in “Mistiko na to’ cheis prepei”). Info su www.protatismusic.gr 


Ciro De Rosa
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