Guignol - Abile Labile (Atelier Sonique, 2016)

A due anni di distanza da “Ore Piccole” i Guignol tornano con “Abile Labile”, disco nel quale hanno raccolto undici brani, prodotti da Giovanni Calella, ed incisi con una formazione largamente rinnovata dagli ingressi di Paolo Libutti al basso, del giovane e talentuoso Raffaele Renne alla chitarra, oltre alla batteria di Enrico Berton. Guidata dal frontman Pierfrancesco Adduce, la band milanese con questo suo nuovo lavoro è riuscita nell’intento di confezionare la sua opera più compiuta e matura non solo dal punto di vista del songwriting, ma anche da quello sonoro. Importante in questo senso è stata anche la scelta di Adduce di dedicarsi essenzialmente alle parti vocali, lasciando quella musicale nelle mani degli strumentisti, tutto ciò si riflette in un sound diretto ed essenziale nel quale sono in perfetto equilibrio istanze cantautorali e una vasta gamma di influenze che spaziano dal rock al blues, dal punk al garage fino a toccare il folk e la noise. Quasi fosse un concept album, il disco raccoglie storie legate alle contraddizioni della nostra epoca, con protagonisti personaggi sospesi tra l’alienazione e il desiderio di rivalsa. A riguardo Adduce racconta: “Con queste canzoni ho provato a mettere in piedi un mio piccolo immaginario simbolico fatto di figure resistenti e resilienti, ordinarie e straordinarie insieme, solitarie e diverse, avvezze a frequentare tanto i luoghi più oscuri e sordidi quanto a splendere in un gesto di comprensione, pietà o sacrificio, anche estremo. Un filo conduttore che mi ha suggerito il titolo e si è rivelato alla fine della stesura dei pezzi, ciascuno a raccontare una storia e un personaggio, in un insieme di orgoglio e vergogna, forza e fragilità, pudore e strafottenza, ma anche disperata vitalità: quella di chi prova, anche solo per un giorno, un’occasione, a segnare una svolta e a scrivere le regole del proprio vivere in assoluta libertà, rispondendo solo a se stesso”. Aperto dalla sofferta “L’Angolo” in cui spicca l’elemento percussivo in primo piano, il disco entra nel vivo con la torrida “L’Uomo Senza Qualità”, ritratto di una vita ai margini sfociata in un gesto estremo, e l’elegia elettrica “Polvere Rossa, Labbra Nere” che ci porta a Taranto dilaniata dalle polveri prodotte dalle acciaierie dell’ILVA. Il ritmo sostenuto di “Piccolo Demone” ci conduce al crescendo di “Rifugio dei peccatori” con la trama della chitarra acustica che si evolve in un finale esplosivo. Se il rock blues di “Salvatore Tuttofare” racconta di un uomo costretto al lavoro incessante per pagare i debiti, la successiva “La Coscienza di Ivano” è la divertente storia di un grande amatore in cui spicca la partecipazione di Guido Rolando Giubbonski al sax. La bella rilettura de “Il Merlo” di Piero Ciampi ci conduce verso il finale con l’anziana maitress cantata in “Sora Gemma e il Crocifisso”, e le splendide ballate urbane “Luci e Sirene” in cui spicca Francesca Musnicki al violino, e “Il Cielo su Milano”, che mette alla berlina la piccola borghesia milanese. “Abile labile” è un esempio eccellente di come si possa far canzone d’autore con i piedi ben piantati nel rock alternativo contemporaneo. 


Salvatore Esposito