Valeria Cimò e Gianluca Dessì – Kyma (Autoproduzione, 2015)

Kyma è una parola che in greco significa onda ed è il nome del duo nato nel backstage dell'edizione 2011 del Premio Andrea Parodi, dall'incontro tra la cantautrice, poetessa, percussionista siciliana Valeria Cimò, già titolare del gruppo Ma'aria e del progetto Terramadonna, ed il chitarrista sardo Gianluca Dessì, uno dei componenti del duo Elva Lutza. È la voce calda e vibrante della Cimò a fare da guida nell'ascolto di questo disco in cui le sonorità delle lingue catturano l'attenzione: prima il dialetto siciliano - quello della Cimò originaria di Palermo - poi il sardo, ma anche il campano, il greco, il bulgaro, il cileno... Con la sua voce potente e modulata la Cimò riesce a distillare da ogni sillaba, da ogni vocale, un suono fluido che esprime un sentire passionale e fortemente identitario. Le percussioni scandiscono ed esaltano il canto. A Dessì toccano, invece, la chitarra e il mandoloncello, accanto agli arrangiamenti di tutti i brani. L'intenzione del duo è certamente quella di gettare un ponte tra le due grandi isole del Mediterraneo, ma non c'è soltanto questo. Qui, viene proposto un repertorio di matrice eterogenea , - tra cui tre brani di composizione originale -, repertorio nel quale si possono riconoscere i fils rouges che connettono intimamente le undici tracce: la lingua ed i luoghi. L'album si apre con il delicato ricamo vocale sull'arpeggio di chitarra in “Muncaloru”, noto tradizionale sardo della regione del Logudoru, accostato a “Nuje ca nun stamme vicino 'o mare” una delle canzoni più toccanti della formazione sannita Sancto Ianne, che narra l'identità di chi vive nel Sannio, zona interna del sud d'Italia ricca di tradizioni e bellezze. Forte il riferimento ai luoghi: Nuje ca nun stamme vicino o mare/l'addore ell'onne 'o sentimmo a luntano/Simmo e 'na terra de passaggio/simmo a fermata mmiezo a nu viaggio, recita il testo. L'arrangiamento per chitarra e tastiere -che suonano come una vecchia pianola- esalta, anche grazie al canto blues, l'aspetto tormentato e nostalgico del brano. Rompe la sequenza della musica il racconto in dialetto “A senza sulu” di Valeria Cimò, storia al femminile di fame, vergogna, ignoranza: Aviamu di tuttu un poco, nn’ammancava nenti, ma doppu un pezzu stu’ nenti nni’ finiu sutta li denti. Segue la coinvolgente, ritmata “Káto ap' to poukámisó mou” di Pythaogoras e Christos Nikolopoulos, canzone greca interpretata da voce, mandoloncello e percussioni. “Nun pozzo arripusari”, brano composto da Kyma, vede una voce blues ed una chitarra quasi rock. Qui non c'è una voce gentile ma un flusso impetuoso, trascinante, caldo, esaltato dal ritmo scandito dalla chitarra. “Canzone ad una sirena”, forse il brano più famoso del cantautore statunitense Tim Buckley, interpreta intensamente il binomio amore e morte. Il testo, liberamente tradotto in siciliano dalla Cimò, è stato arrangiato per voce, chitarra e percussioni che ne dilatano i suoni, li slabbrano, li espandono. Nun tuccarimi torna dumani,/Sugnu cca, Sugnu cca,/Lassa chi t'abbrazzi è il suggestivo canto della sirena, straziante e ammaliante, una voce da animale ferito, interpretato dalla Cimò. Un altro tributo al tema della morte viene da “Passacaglia della vita” attribuita al compositore del periodo barocco Stefano Landi, dal testo potente (anche questo liberamente tradotto in siciliano), che recita: Muremu cantannu/muremmu sunannu/chitarra o zampogna/muriri abbisogna./Si mori abballannu/vivennu e manciannu/ma po' veni a rogna/muriri abbisogna. Ben arrangiato ed interpretato, il brano presente anche in “Terramadonna”, il lavoro precedente della cantautrice siciliana. Le parole del recitativo “Metra” di Valeria Cimò si accavallano ed offrono uno sguardo femminile in rapporto all'acqua. Si ritorna al repertorio sardo con “Diridella”, tradizionale di Bitti, mentre la decima traccia è “Ziffati”, del poeta siciliano cinquecentesco Antonio Veneziano (anche questo brano era presente in “Terramadonna”), nella quale brilla l'arpeggio alla chitarra. In chiusura “Sienda” del grande, compianto Andrea Parodi, brano dalla toccante melodia intorno al quale la Cimò ha aggregato in un progetto le donne del carcere di San Vittore; liberamente tradotto in napoletano, bulgaro, cileno, in omaggio alla provenienza delle detenute.... Nel disco c'è  anche una traccia pdf con il booklet nel quale troviamo i testi dei brani e, alla fine, delle note scritte da Valeria: Da bambina, ogni tanto, ascoltavo i forestieri giunti sul divano del soggiorno di casa. Non capivo nulla. Mi divertiva. Per sintonizzarti con i dialetti devi concederti di non capire nulla. Solo così facendo scorsi l'arabo nel siciliano, ad esempio. Nel mezzo di questo gioco, pare che le sillabe ereditino la provenienza ed il paesaggio, in un minuscolo algoritmo sonico. In trentaquattro minuti “Kyma” propone un ascolto vibrante, nel quale le parole, estremizzate nella ricerca vocale, mostrano le loro profonde radici nei luoghi d'origine del bacino mediterraneo, ed oltre. È questa, in definitiva, l'essenza dell’”Onda”. 


Carla Visca