Sainkho Namtchylak - Like A Bird Or Spirit, Not A Face (Ponderosa Music&Arts, 2016)

Nata nel 1957 in un un villaggio dell’ex repubblica sovietica di Tyva, nella Siberia meridionale al confine con la Mongolia, Sainkho Namtchylak è una cantante dalle straordinarie caratteristiche timbriche, con alle spalle un percorso formativo di grande prestigio, speso tra il conservatorio e l'Istituto Gnesinskij, e una eccezionale carriera artistica nel corso della quale, sempre animata da grande curiosità, ha spaziato dalla musica tradizionale della sua terra all’avanguardia, dando alle stampe diversi album di grande pregio come “Naked Spirit” e il più recente “Cyberia”. Lo studio delle tradizioni musicali siberiane lamaiste e sciamaniche, così come gli stili di Tuva e della Mongolia di canto bifonico xöömej, appresi sin da bambina, rappresentano gli elementi essenziali della sua intensa vocalità, caratterizzata da improvvisazioni, suoni gutturali ed ipnotiche polifonie create attraverso il particolare uso della bocca e delle corde vocali. Animata sempre da grande curiosità e desiderio di nuove sperimentazioni sonore, la cantante russa con il suo nuovo album “Like A Bird Or Spirit, Not A Face”, ha raccolto una nuova sfida musicale, realizzando il desiderio di confrontarsi con le sonorità del Nord Africa, collaborando con Eyadou Ag Leche (basso, chitarra e voce) e Said Ag Ayad (percussioni) dei Tinariwen. Prodotto da Ian Brennan, il disco è nato in modo casuale dall’incontro con i due musicisti sahariani nella cucina dello studio Black Box in Francia, e da quel momento si sono gettate le basi per una intensa serie di sessions di scrittura e di registrazione, che ha fruttato materiale utile addirittura per un doppio album. Il risultato sono dieci brani di incredibile bellezza che spostano ancora più avanti i confini della ricerca sonora della Namtchylak, e segnano l’incontro tra due continenti, due popoli e due tradizioni differenti, accomunati dal medesimo desiderio di confrontarsi sul piano musicale. Un esempio ne è certamente l’iniziale “Nomadic Mood” con le intersezioni vocali tra melismi desertici di Eyadou Ag Leche e il timbro intenso della cantante russa, le increspature di “The Road Black” e la ricercata trama sonora di “Dushkan Ezim To”. La superba “So Strange! So Strange!” ci conduce poi nel cuore del disco in spicca “Worker Song – Nomadic Dance Around The Fire” con il dialogo tra le percussioni di Said Ag Ayad e la vocalità sciamanica della Namtchylak, e la trama blues di “Erge Chokka To”. Se l’intensa “Melody To My Heart” si svela in tutto il suo fascino tra lo spoken word e il canto tradizionale, “Nomadic Blues” ci regala l’incontro perfetto tra le sonorità desertiche dei Tinariwen e il canto xöömej. La cristallina bellezza di “The Snow Fall Without You” e il ritmo trascinante di “Nostalgia To” chiudono un disco di raro fascino che non mancherà di sorprendere quanti vi dedicheranno un attento ascolto. Assolutamente consigliato! 


Salvatore Esposito