Livio Minafra & Louis Moholo-Moholo – Born Free (Incipit Records/EGEA, 2015)

Non poteva esserci un titolo migliore di “Born Free” per il disco nato dalla collaborazione tra il giovane e talentuoso pianista pugliese Livio Minafra e il leggendario batterista sudafricano Louis Moholo-Moholo, infatti in esso è racchiuso tutto il senso di questo incontro in musica, nel quale si riflettono le storie di due popoli, quello sudafricano e quello dell’Italia Meridionale, solo in apparenza lontani, ma accomunati dallo stesso desiderio di libertà. Ritroviamo, così, le vicende di quello straordinario gruppo di strumentisti che, in fuga dal Sud Africa dell’apartheid, trovarono rifugio e conforto artistico in Inghilterra dando vita ad una rivoluzione nella scena jazz europea, ma anche tutta la passione di Pino Minafra e del figlio Livio, nel misurarsi e confrontarsi con loro nei progetti Minafrìc e Rebel Fames, attraverso le sonorità europee e quelle della tradizione popolare del Sud Italia. Registrato dal vivo tra il 2014 e il 2015 nel corso dei concerti tenuti dal duo tra il Talos Festival, l'Internationales Jazz festival di Munster e il Bielefield Bunker Ulmenwall, il disco raccoglie sei brani che nel loro insieme fotografano in modo vivo ed efficacissimo l’esplosivo dialogo tra il pianoforte di Livio Minafra e la batteria di Louis Moholo-Moholo, nel corso del quale si spazia da brani originali a composizioni di Dudu Pukwana fino a toccare il repertorio di Pino Minafra. Il risultato è una conversazione musicale sul filo dell’improvvisazione e sul continuo scambio reciproco di suggestioni, con il pianista pugliese che danza tra i tasti bianchi e neri esplorando sorprendenti spaccati melodici densi di lirismo, e il drumming impeccabile del sudafricano a tessere la trama ritmica tra increspature timbriche, cambi di tempo ed incalzanti accelerazioni. Sorprendente è la capacità di questi due strumentisti di spostare continuamente più avanti il confine della ricerca sonora con i rispettivi strumenti di elezione, superando ogni limite generazionale, stilistico e sonoro. Ad aprire le danze è la straordinaria versione di “Canto General” di Pino Minafra, qui proposta in una versione che ne ridisegna i tratti, ne asciuga l’originaria coralità ma ne conserva intatto lo spirito originario. Si prosegue con quel gioiello che è il blues di “Angel Nemali” di Dudu Pukwana, i quattordici magmatici minuti di “Flying Flamingos”, la poesia di “Kanya Apho Ukhona” e la trascinante “Foxtrot”, prima di giungere al finale con la ripresa di “Canto General”. Si compone, così, un disco eccellente che fotografa in maniera superba questa collaborazione, nella quale condivisione e creazione si intrecciano in modo inscindibile svelandoci spaccati sonori ora affilati ora intimi ora ancora esaltanti, ma sempre caratterizzati da un incredibile fascino. A fare da compendio all’album è un prezioso Dvd della dura di 22 minuti per la regia di Giuseppe Magrone e le immagini Paolo Paparella e Nicolò Giancaspero, e nel quale si alternano spezzoni tratti dai concerti del duo e i commenti di Livio Minafra su questa esperienza. 


Salvatore Esposito