José Barros & Mimmo Epifani – Mar da Lua (Kurumuny, 2015)

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Incrocio di corde e di repertori tra Portogallo e Salento, “Mar da Lua” è il disco che cristallizza l’amicizia e la lunga frequentazione artistica tra José Barros e Mimmo Epifani, due straordinari strumentisti accomunati dalla forte passione per i rispettivi background musicali. Ne è nato un viaggio sonoro di grande suggestione nel quale si fondono due universi sonori solo in apparenza differenti, dando vita ad un dialogo creativo sorprendente nel quale spiccano brani originali, riletture di materiali tradizionali e qualche gustoso divertissement. Al Medimex, abbiamo intercettato il mandolinista di San Vito dei Normanni per farci raccontare questo nuovo progetto, approfondendone la fase realizzativa, e soffermandoci sui brani principali.


Com’è nato il progetto “Mar da Lua”?
Questo progetto nasce da una collaborazione ultradecennale con il maestro ed amico fraterno José Barros che viene da Sintra, città situata a venti chilometri da Lisbona e patrimonio mondiale dell’Unesco. José ed io suoniamo gli stessi strumenti però siamo di due paesi differenti, Portogallo e Sud Italia. Lui suona il mandolino, la chitarra fado, strumenti simili a quelli che usiamo noi nella musica popolare, ed è un cultore della musica tradizionale portoghese, come io, tra virgolette, lo sono della musica tradizionale del Sud Italia. Quindi abbiamo unito la nostra esperienza sul palco, i nostri strumenti, i brani delle rispettive tradizioni che ci piacevano di più, ed è nato “Mar da Lua”, che a mio avviso è molto bello.

Nella collaborazione ultradecennale con José Barros, come avete integrato i rispettivi strumenti?
Noi abbiamo studiato un viaggio musicale, come si usa definire certi progetti attualmente, però non è una contaminazione come si può fare con la musica dei Balcani. In questo disco ci sono sostanzialmente delle rivisitazioni di brani famosi della tradizione portoghese e del Sud Italia, oltre a nostre composizioni. Io, ad esempio, ho scritto la musica di brano dedicato a Lisbona mentre José vi ha aggiunto le parole. C’è un altro fado che Barros ha scritto la prima volta che è arrivato a Napoli, e che presenta la collaborazione con il maestro Eugenio Bennato. 

Tra i brani originali c’è il primo singolo estratto “Un musicista che ha perso le scarpe”. Come nasce questo brano?
Questo brano nasce da un fatto realmente accaduto. Siamo andati a suonare in un posto molto bello ed elegante, un masseria vicino ad Ostuni, dove c’erano anche persone inglesi, e con noi c’era percussionista che prendeva la vita in modo un po’ differente dal nostro, e aveva comprato delle scarpe nuove. Mentre facevamo le prove del suono venne un forte temporale, e lui si tolse le scarpe e le lasciò lì. Un tecnico del suono vide quelle scarpe e giustamente le buttò via. Ad un certo punto ci chiama un signore inglese e, in italiano con un accento un po’ strano, ci disse cosa mai ci facesse quel musicista che girava in mezzo agli sposi e agli invitati. 

Sul versante delle riletture molto particolare è la versione di “Pasta Nera” di Matteo Salvatore…
Ho voluto fare con il mio amico Geppino D’Anna un omaggio a Matteo Salvatore di Apricena provincia di Foggia,  con il quale ho suonato in passato. Ancora oggi resta un grande maestro per tutti noi ed in particolare per me è una importante fonte di ispirazione musicale. 

“La Donna Riccia” dal repertorio di Domenico Modugno ti vede collaborare con un DJ…
E’ un brano della tradizione popolare che ha interpretato anche Modugno il quale la rilesse alla sua maniera. Io l’ho eseguita accompagnandomi con la mia mandola, e anche con Fausto Mesolella, chitarrista rock nonché leader degli Avion Travel.

Al disco hanno collaborato diversi musicisti, puoi presentarceli?
Con noi hanno lavorato musicisti portoghesi che sono molto conosciuti in Europa come José M. David, ma anche italiani come Giuseppino Grassi, Enrico Gallo che ci sono venuti a trovare in studio. Principalmente però gli strumenti li abbiamo suonati io e Josè Barros.

Da San Vito dei Normanni a Lisbona. Un viaggio tra suggestioni musicali differenti. Come avete approcciato l’arrangiamento dei brani?
Non è stata una cosa pensata, perché è difficile pianificare gli arrangiamenti. E’ come quando uno sa cucinare, e quello che trova in casa lo mette insieme e fa un piatto buono. Se sa cucinare e gli piace mangiare, ovviamente. Così è stato anche per questo disco, quando si comincia a pensare agli arrangiamenti, a cose molto sofisticate è come la nouvelle cousine, con tutto il rispetto. Per fare una buona pasta, basta poco. Serve la pasta buona, il pomodoro buono, e la cipolla. 

Nel disco c’è una bella versione di “Damme Nu Ricciu”, come si è indirizzato il vostro lavoro nel rileggere questo brano tradizionale salentino?
In modo molto semplice, perché José sentiva questo brano tradizionale salentino come fosse un fado, e dunque lui ha voluto riarrangiarla inserendovi gli strumenti della sua cultura, come la chitarra fado. E’ nato così un fado che in Portogallo canteranno a modo loro, ma la melodia è così bella che anche non capendo le parole, potrà affascinare chi la ascolta. 

Concludendo, durante la preparazione di questo disco, hai scoperto che anche in Portogallo ci sono i barbieri che suonano il mandolino…
Ci sono molte similitudini tra il Salento e il Portogallo, e oltre al patrimonio musicale e culinario, ci sono anche i barbieri che suonano il mandolino e li costruiscono anche. E’ una tradizione molto antica, e ne sono stato molto felice. In ogni paese in cui vado cerco sempre musicisti che suonano dai barbieri, perché era un luogo di aggregazione, si beveva vino, si suonava, si raccontavano dei fatti.  


José Barros & Mimmo Epifani – Mar da Lua (Kurumuny, 2015)
Il chitarrista portoghese José Barros e il mandolinista salentino Mimmo Epifani hanno spesso incrociato i rispettivi percorsi musicali, ora sul palco, ora per comporre brani a quattro mani, tuttavia nella loro lunga collaborazione artistica, le cui radici sono lontane nel tempo, mancava un disco che li vedesse protagonisti fianco a fianco. Qualche tempo fa è nata l’idea di dare forma a questa idea a lungo accarezzata, e così ha preso vita “Mar da Lua”, progetto discografico prodotto da Kurumuny e realizzato con il sostegno di Puglia Sound Record, che sugella la loro frequentazione musicale ma soprattutto pone in luce la grande passione con la quale hanno incrociato gli strumenti e i repertori di Portogallo e Sud Italia. Inciso presso Estúdio da Riberia di José Barros, il disco raccoglie tredici brani tra composizioni originali, brani tradizionali e riletture d’eccezione, che nel loro insieme disegnano un percorso di convergenza e di incontro tra due culture musicali, quella portoghese con il fascino del fado, e quella del Salento con il ritmo della pizzica pizzica e la profondità dei canti di lavoro e quelli d’amore. Se la struttura dei vari brani si regge essenzialmente sul dialogo tra le corde degli strumenti di Barros ed Epifani, ad impreziosire gli arrangiamenti è una ricca formazione di musicisti composta dai portoghesi Armindo Neves (chitarra elettrica e acustica), João Balão (percussioni), Vasco Sousa (basso e contrabbasso), José M. David (ciaramella e flauto), Jorge Varracoso (violino), José Elmiro (chitarra portoghese e basso acusto), Guilherme Banza (chitarra portoghese), a cui si aggiungono gli italiani Enrico Gallo (tamburi a cornice), Francesco Valente (basso e contrabbaso),  Giuseppino Grassi (mandola), nonché gli ospiti Eugenio Bennato (voce), Joe De Marco (basso acustico), e Elda Salemme (voce solista). Il risultato è un disco pregevole, nel quale si assiste ad una compenetrazione osmotica tra due tradizioni musicali, con gli strumenti a corda di Barros (viola, bragueras, cavquinhos, e voce) che rileggono le melodie del Sud Italia, e quelli di Mimmo (mandolino, mandola e voce) alle prese con la melanconia del fado. Nei solchi di “Mar da Lua” non c’è contaminazione, ma piuttosto un invito al viaggio da compiere tra l’Italia ed il Portogallo, abbandonandosi al ritmo della pizzica pizzica o lasciandosi catturare dalla poesia del fado con le voci dei due strumentisti che si alternano al cantato. Aperto dal lirismo del fado di “Lisboa”, il disco regala subito due brani di grande spessore, ovvero la trascinante “Il musicista che ha perso le scarpe” primo singolo estratto dell’album, e la splendida “A Sina em Portugal” dove spicca la partecipazione di Eugenio Bennato alla voce. Si prosegue con la bella versione del tradizionale salentino “Damme nu ricciu” interpretata magistralmente da Barros, il divertissement “La Filanda (E’ o non è)” e il travolgente crescendo strumentale di “Pizzicavaquinho”, una scorribanda per corde e percussioni tutta da ascoltare. La seconda parte del disco si apre con la sinuosa “Coimbra (April In Portugal)”, a cui seguono in sequenza la “Montanara di Carpino”, la sorprendente rilettura di “Pasta Nera” di Matteo Salvatore e quel gioiellino che è “Verdes são os campos”, caratterizzata dalla eccellente prova vocale di Barros. Chiudono il disco “La Donna Riccia” di Domenico Modugno impreziosita dal mixaggio del DJ Davide Casadidadi, e la struggente “Giandò”, dedicata all’indimenticato organettista Giandomenico Caramia, scomparso qualche anno fa. “Mar da Lua” è, dunque, un esempio di come si possano percorrere traiettorie musicali inedite nell’incontro tra culture differenti, facendo emergere identità e convergenze spesso nemmeno immaginabili.



Salvatore Esposito