Festival del Canto Spontaneo, VIII Edizione, Friuli, 9 maggio 2015 - 9 ottobre 2015

È sempre più una sfida riuscire a rendere, con l’arte funambolica della parola, la realtà complessa e articolata che nel corso degli anni è diventata il Festival del Canto Spontaneo, quasi il racconto non riuscisse a star dietro a tutte le direzioni che, come rivoli d’acqua, si spandono intorno creando sempre nuovi spazi di laboratorio, sperimentazione e incontro. Un’immagine che si ritrova nelle parole di Giovanni Floreani, presidente dell’Associazione Culturale Furclap che dal 2008 organizza la manifestazione, quando nell’introduzione al Festival parla dell’avventurarsi in un mondo inesplorato e ricco di “sentieri interrotti”, gli holzewege heideggeriani, sentieri diversi di un medesimo bosco che impediscono il raggiungimento di una confortante meta e sottolinea l’importanza dell’aprirsi a tutto ciò che ponga interrogativi con l’attitudine del Wanderer, il viandante di ottocentesca memoria. Una volontà fortemente espressa di far uscire la tradizione documentale popolare dalla sua dimensione strettamente accademica e conservativa, interagendo con le suggestioni e le sperimentazioni di artisti in grado di creare, per suo tramite, un cambio di prospettiva, nella consapevolezza che «un’azione sperimentale è quella in cui il risultato non è prevedibile» (Cage). Ed in effetti, il Festival del Canto Spontaneo è un festival che genera, nel suo svolgersi, altri festival. 
Sia perché nel corso delle varie edizioni ha sviluppato una rete di connessioni che lo hanno portato nei luoghi in cui le tradizioni avvengono, sia pure per la sua natura di luogo in cui, attraverso i vari appuntamenti e le linee guida che lo definiscono, viene favorita la possibilità di ricercare e recuperare la tradizione mettendo in connessione artisti, studiosi e ricercatori provenienti da ambiti disciplinari antropologici, filosofici e sociali che permettono di ampliare il tema del canto spontaneo con contributi che esulano dall’ambito propriamente musicologico. “Verso il silenzio” e “Relazionalità" i temi affrontati nelle precedenti edizioni, cui segue quest’anno “Profondità”, espressa finemente dall’opera immagine simbolo realizzata da Jacopo Floreani, una profondità che Madricardo definisce «ciò che non si offre immediatamente, la cui presenza si fa avvertire, ma indirettamente». Un tema che ha generato imprevedibili diramazioni e che si è scelto di affrontare in una sorta di doppia corsia, una convergenza parallela su cui far ruotare tutti gli eventi. Da un lato il canto, canto spontaneo naturalmente, ma anche canto nella voce e nella sperimentazione, dall’altro la parola, il “mezzo che ci permette di comunicare e anche di rappresentare ed individuare nuove forme di sperimentazione artistica”, come racconta Giovanni Floreani. Parola dunque nelle sue svariate forme espressive: dalla frantumazione testuale di stampo dadaista o provocatorio-futurista alla riduzione da elemento concettuale a puro elemento ritmico. La manifestazione ha presentato un’articolazione eterogenea e ricca di eventi, disegnati su alcune assi portanti. Da “Intrecci Sacri-Dissonananze Profane”, contenitore di concerti che prosegue un percorso iniziato nelle precedenti edizioni, a “Canto del Vino”, dedicato al teatro, alle arti figurative e alla musica, a “La Parola, il Canto, La Voce”, spazio didattico sperimentale al centro delle giornate di ottobre del Festival. Un Festival che ha scelto di presentare le giornate di programmazione del mese di ottobre in un’insolita cornice, un ghiringhel (dal friulano, uno spuntino) all’Osteria Al Vecchio Stallo di Udine, il 25 settembre, accompagnato dai canti di Edda Pinzan e Novella del Fabbro (Trio di Givijano), il Gruppo Corale Fogolar di Corno di Rosazzo e le musiche del Grop Traditional Forlan. 
Partita dall’Expo Padiglione Aquae di Venezia (unico spazio espositivo di Expo al di fuori dell’area milanese) il 9 maggio scorso, con la performance “Watermemory- Io mare dentro” di Sonia Di Gennaro e Giovanni Floreani, l’ottava edizione del Festival è proseguita con altri due appuntamenti fuori dal Friuli: SOUNDStories Project alla Fiera Internazionale di Musica di Genova con Paolo Tofani (Area International Popular Music), Giovanni Floreani (Strepitz) e Claudio Milano (NIchelOdeon) (17 maggio) e Domont-Parigi con il concerto di Giovanni Floreani, Tony Pagliuca e Evaristo Casonato (29 maggio). Il Festival è approdato in Friuli alla fine di agosto presentando a Farra d’Isonzo “Canto al Vino” una tre giorni dedicata al teatro, alle arti figurative e alla musica con la performance teatrale “Tokay e Tocai - Musiche e Parole a raccontar le storie di due fratelli gemelli” dello straordinario violinista ungherese Janos Hasur (Vízöntő/Kolinda/Muzsikas/Stage Orchestra Moni Ovadia) e lo scrittore e contastorie friulano Federico Orso e l’intervento del pittore Paolo Mattiussi sui riferimenti figurativi al vino nell’arte. Primo dei tre appuntamenti inseriti nello spazio intitolato “La Parola, il Canto, la Voce” quello a Stolvizza, in val Resia, del 5 settembre con la presentazione del cd dal titolo “Te solbaške svete wuže po nes – Repertorio di canti religiosi in resiano della comunità di Stolvizza in Val Resia”, un’opera di recupero di alcune forme di canto liturgico patriarchino ancora eseguite a Resia, di cui il m° David Di Paoli Paulovich, uno dei massimi esperti di canto patriarchino di area istriana, gradese e veneziana, ha curato le note e le trascrizioni. 
Sono stati offerti nel corso della serata canti tradizionali delle minoranze linguistiche di Ukve/Ugovizza con il duetto della Valcanale (le sorelle Anna e Agnese Wedam), le carniche Edda Pinzan e Novella del Fabbro (Givijano/Givigliana), la slovena Ljoba Jenče e la resiana Silvana Paletti che ha eseguito canti religiosi di sua composizione. Sempre dedicato al canto liturgico della Val Resia l’incontro del 2 ottobre con i cantori e le canterine di Stolvizza, i ricercatori Stefania Colafranceschi e Alessio Screm e la straordinaria presenza di pre Zef Cjargnel, don Giuseppe Carniello, uno studioso che da ormai quarant’anni svolge una rigorosa ricerca sul campo e un prezioso lavoro di recupero del canto patriarchino friulano, il “cjant a la vecje” o “a la vilote”. Teatro della performance “Destroy Venice” -immagini (Marian Mentrup), parole (Alberto Madricardo, lette da Daniela Gattorno) e suoni (Giovanni Floreani) - la Chiesa sconsacrata di San Leonardo a Venezia (1 ottobre), scenario anche di uno degli appuntamenti più interessanti della rassegna: la performance sperimentale dedicata al tema de “La Parola, il Canto, La voce” con i contributi di artisti e studiosi provenienti da vari ambiti disciplinari (6 ottobre). Da un’analisi delle potenzialità espressive della lingua greca antica, con particolare riferimento al Cratilo di Platone, curata dal docente e musicista Marco Maria Tosolini, alle ninna nanne che la cantante jazz Barbara Errico rivela come primo contatto sonoro della nostra vita, alla performance vocale di Claudio Milano intitolata “Abbraccio ad una madre che non ha saputo difendere suo figlio” 
con suggestioni tratte da scritture eretiche, preghiere e ninne nanne della tradizione popolare, connotata dalla presenza leggera e straniante dei suoni elettronici di Paolo Tofani. E ancora, un tributo a Gesualdo Bufalino con il “Lamento di un vecchio puparo" narrato dalla voce e dal canto di Miriam Palma, un lungo ragionamento di Paolo Tofani sul significato dell’arte e sull’utilità dell’artista e la lettura, insieme a Saveria Savidya Shukantala della poesia “L’amicizia” di Borges e l’interessante contributo del filosofo Alberto Madricardo sull’origine della voce e sul suo rapporto con la parola ed il canto che precedeva l’intensa performance del musicista, compositore ed esperto di ambiente sonoro Pierre Marietan che con “Chant” ha centrato il tema del Festival attraverso un’esplorazione sonora dello spazio in tutta la gamma delle frequenze che ha permesso al pubblico di abbandonarsi al suono nel racconto della sua voce. Protagonisti, alcuni di loro, il giorno prima, dell’incontro didattico-laboratoriale tenutosi a Villalta di Fagagna con gli allievi del Centro Culturale “Amici della Musica” di Villalta e con gli allievi della classi IV e V della Scuola Primaria di Ciconicco (Ud): un caleidoscopico giro di voci, canti e racconti che ha offerto ai bambini la possibilità di ricevere stimoli molto diversi fra loro grazie ai quali poter dar vita a momenti di improvvisazione vocale e sperimentare la creazione di un proprio brano. Dominante e centrale la giornata di domenica 4 ottobre a Gibigiana. 
Nel 2004 il Festival ha recuperato un’antica tradizione, la processione della Croce di San Marco o Croce di Lorena, una croce di nocciolo a tre traverse incastrate senza alcun chiodo, che si utilizzava fino alla fine degli anni ’60 quando il paese contava qualche centinaio di abitanti e che ora, grazie all’abilità di Leo Gracco, viene preparata e distribuita fra i partecipanti alla processione per essere benedetta. Una Givigliana grigia e piovosa ha accolto il canto del quartetto vocale della Cappella Musicale del Santuario di Santa Maria Maggiore di Trieste, diretto dal maestro David Di Paoli Paulovich. La formazione, composta da elementi scelti della Cappella, si dedica allo studio della musica sacra regionale e in particolare all’esecuzione della musica patriarchina di tradizione orale dei repertori dell’Alto Adriatico. Parte di questo repertorio è stato cantato durante la messa in friulano celebrata da don Davide Larice. Ricco pomeriggio di eventi nella chiesa di Ludaria (Rigolato), a partire dal progetto della canterina e ricercatrice Marisa Scuntaro, che con la violinista Lucia Clonfero e il chitarrista Michele Pucci ha proposto brani della tradizione popolare friulana, di recente raccolti in un cd dal titolo “Dindarine dindarone”. Un contributo della studiosa romana Stefania Colafranceschi sull’iconografia sacra di interesse musicologico e una riflessione dell’etnomusicologo friulano Alessio Screm sul binomio sacro/profano con un riferimento alla grande opera “Sermone, cantu, choreis et…marculis” di don Gilberto Pressacco si sono alternati ala musica di Tradmod, 
l’ensemble diretto dal violinista Giulio Venier che da oltre dieci anni raggruppa suonatori di strumento ad arco con un repertorio di musica tradizionale che mette a disposizione sul proprio sito (http://tradmod.wordpress.com) e alla performance vocale di Claudio Milano che con la sua esplorazione vocale ci ha trasportati dal sacro al profano con un viaggio tra kyrie e canti della tradizione popolare salentina. Un estratto dal lavoro teatrale “Esecuzione/Ifigenia” su testo di Lina Prosa e composizione vocale ritmica di Miriam Palma ha messo in evidenza le doti straordinarie di questa cantante siciliana, che ha tenuto un laboratorio vocale presso la sede A.N.Fa.MI.V di Udine il 3 ottobre. Finale molto atteso con Paolo Tofani/Krsna Prema e Saveria Savidya Shukantala che hanno proposto un mantra, eseguito su tampura e santur e letto passi riguardanti le tematiche del tempo, della ri/nascita e dell’amore. Come di tradizione, una commovente esecuzione del canto “Che di falset” eseguito da Ada Bottero Zanier a sigillare la chiusura della giornata. Nel segno della bellezza l’ultimo appuntamento del 9 ottobre a Udine, con la performance Watermemory inserita nella manifestazione “Riconoscere la Bellezza”, voluta dal deputato SEL Serena Pellegrino per promuovere la sua proposta di legge (http://www.bellezzaincostituzione.it) che prevede di aggiungere all’art. 1 della Costituzione un comma per il riconoscimento, la tutela e la conservazione della bellezza quale elemento costitutivo dell’identità nazionale. 

Orietta Fossati