Bellowhead – Pandemonium: The Essential Bellowhead (Navigator Records, 2015)

Nati nel 2004 come evoluzione ed estensione del duo composto da John Spiers & Jon Boden, i Bellowhead in breve tempo si sono segnalati come una delle band più rivoluzionarie della storia del folk inglese. Laddove i Fairport Convention avevano riletto la tradizione attraverso le trame del rock, loro hanno fatto di più ricontestualizzandola attraverso una cifra stilistica del tutto originale, in cui mescolano suoni world, evocazioni balcaniche, swing e ritmiche che arrivano a lambire il jazz e lo swing. La vera forza innovativa del gruppo è però da ricercarsi in quel piglio da big band che l’ha da sempre contraddistinto, infatti oltre a John Spiers (voce, violino, tamburello) e Jon Boden (fisarmonica diatonica, concertina), la formazione vede protagonisti anche il figlio d’arte Benji Kirkpatrick (chitarra, bouzouki, mandolino), Paul Sartin (violino, oboe), Rachael McShane (violoncello), Ed Neuhauser (sousafono, helicon, tuba), Pete Flood (percussioni), Andy Mellon (tromba), Brendan Kelly (sassofono), Justin Thurgur (trombone) e Sam Sweeney (violino, cornamusa). Insomma una formazione dalla carica energetica esplosiva che nell’arco di poco più di dieci anni di attività ha regalato cinque eccellenti album e infiammato come headliner i palchi dei principali festival internazione, regalandoci una nuova visione della musica folk inglese, e raccogliendo straordinari consensi di pubblico e critica. Purtroppo, però, quest’anno è arrivato l’annuncio da parte di Jon Boden di abbandonare il gruppo, e contestualmente l’annuncio di concludere l’esperienza dei Bellowhed con un tour di addio. Per celebrare degnamente questo ultimo valzer, il gruppo ha deciso di pubblicare “Pandemonium: The Essential Bellowhed”, disco antologico che raccoglie tredici brani tratti dalla loro discografia, opportunamente selezionati, che descrivono in maniera tanto fedele quanto accurata la loro parabola artistica a partire dalla solare e gioisa “Prickle-Eye Bush” fino a toccare le produzioni più recenti. Riascoltiamo, così, con grande la sontuosa “London Town” tratta dal superbo “Burlesque” del 2006, o ancora “Fakenham Fair” e “Whiskey Is Life Of Man” dall’ottimo “Matachin” del 2008, o ancora le travolgente “New York Girls”, “Yarmouth Town” e “Cold Blows The Wind” da quel gioiello che era “Hedonism” del 2010. Ben rappresentati sono poi i dischi più recenti con l’energico funky di ”10,000 Miles Away “, la sinuosa “Betsy Baker “, e l’epica “Roll il Woodpile Down” tratte da “Broadside” del 2012 e la rutilante “Roll Alabama”, la nervosa “Gosport Nancy” e il punk folk “Let Her Run da “Revival” del 2014. Sentiamo, certo, la mancanza della bella rilettura di “I Want To See The Bright Lights Tonight” di Richard Thompson, e di qualche altro brano degno di nota da “Matachin” o “Burlesque”, ma in buona sostanza “Pandemonium” cattura tutta l’energia smaliziata di questo rivoluzionario gruppo. La speranza è che prima o poi venga pubblicato anche un disco dal vivo che catturi uno dei loro imperdibili concerti, mentre la certezza è che difficilmente spunterà fuori una band che sappia imitarli o quanto meno raccogliere il loro testimone. Per chi può consigliamo vivamente di correre a vedere uno dei loro ultimi concerti, non fosse altro che per assistere ad un evento da ricordare. 


Salvatore Esposito