Alberto Contri, Direttore artistico e altre passioni musicali (parte seconda)

Dopo i cenni riferiti alla sua biografia musicale e alla prestigiosa Collezione di chitarre, Alberto Contri ci parla a ruota libera del gruppo “BJG” e dei suoi interessi musicali, tra cui la collezione di dischi, i concerti dal vivo e l’ascolto funzionale all’ambito professionale. In coda, un imperdibile filmato storico di Louis Armstrong, nel quale Contri suona il contrabbasso con giovanile vigore. 

Bluegrass, Jazz, Gospel 
«Dal 1998, mi sono appassionato a collezionare chitarre ma, più di recente, mi sono dato da fare per organizzare una nuova band. Il desiderio è sopraggiunto dopo aver assistito ai concerti italiani (Milano e Roma) di Bruce Springsteen con la Seeger Session Band. Mi è piaciuto il format con i fiati e le corde. Da tanti anni, per lavoro, faccio la spola tra Milano e Roma. Nella capitale andavo (e vado ancora) di frequente da Lino Patruno per ascoltare il suo “jazz show” del lunedì (adesso si è spostato al “Cotton club”), sul cui palco sono stato spesso invitato a suonare degli standard blues. Tramite lui ho conosciuto un po’ tutta la comunità “New Orleans” romana. Per la liuteria, a Roma, mio riferimento è Leonardo Petrucci, il quale suona bene anche il mandolino. Lui mi ha introdotto nella comunità “Country”. Sono incredibili musicisti e appassionati del genere che, una volta al mese, si trovano in un pub tutti vestiti in stile, da cow boy, con stivaletti di serpente, cravatte alla Memphis. Vanno avanti a suonare fino a tarda notte, ci sono chitarre acustiche di tutti i tipi (soprattutto Gibson e Martin), banjos, fisarmoniche, slide guitars, e contrabbassi. 
Un giorno ho deciso di lanciarmi nell’impresa e di mettere insieme alcuni musicisti del gruppo New Orleans (trombone, voce, sassofoni, piano, basso, batteria) con altri del gruppo Country, tra cui lo stesso Petrucci e Danilo Cartia, il più bravo banjoista italiano a cinque corde. Enrico Cresci è il Direttore Musicale, io il Direttore Artistico. La Band si chiama “BJG” (Bluegrass, Jazz, Gospel) che ha ottenuto il patrocinio da parte di “Pubblicità Progresso”, perché tra i nostri obiettivi vi è anche quello di diffondere la cultura musicale fra i giovani. Durante i concerti noi forniamo spiegazioni, ad esempio, sulle origini del rock ’n roll, risalendo alle loro antiche radici. I giovani si divertono e si appassionano, poi, lasciamelo dire, facciamo bella musica, con tre cantanti bravissime, di cui una suona anche i sax. Sono tutti musicisti professionisti. Questo, paradossalmente, è il vero problema, perché sono spesso impegnati e non è facile averli tutti insieme per prove e concerti, di conseguenza ci limitiamo a eseguire solo pochi concerti l’anno. Abbiamo esordito al Milano Jazzin Festival nel 2009, poi suonato al Blue Note a Milano, al Tempio di Adriano a Roma, al Midnight Jazz Festival tenutosi presso la Borsa di Milano nel 2014. Verosimilmente a dicembre suoneremo ancora a Milano. La cosa curiosa è che, pur avendo fatto parte del Consiglio di Amministrazione della RAI e nonostante l’alto livello della Band, nel Servizio Pubblico televisivo non siamo mai riusciti a entrare, ma questa è un’altra storia. 
La formazione del “BJG” conta sedici musicisti, però Enrico Cresci ha riscritto gli arrangiamenti per dodici elementi. Per approfondire la conoscenza del Gruppo e dei singoli musicisti basta visitare il sito www.bjgmusic.it ed alla voce “Demo” si possono anche visionare numerosi video riferiti al concerto del 2009, tenuto all’Arena di Milano.»

Teoria musicale, lavoro, dischi, hi-fi e concerti 
«Gli anni passano e continuo a coltivare lo studio della musica teorica alla mia maniera. Mi sono formato da autodidatta, ma spero di avere ancora cento anni per imparare la musica come si deve, non mi arrendo. Ho un amico chitarrista che, ogni tanto, viene a farmi lezione. Ritiene che io sia troppo anziano per studiare nel dettaglio la teoria musicale e la composizione, per cui abbiamo deciso di approfondire, partendo da quello che so eseguire a orecchio ovvero gli standard del blues. Ho poca memoria per ricordarmi gli accordi, devo vederli scritti, poi non sapendoli costruire, per me sono come delle “facce" disegnate sugli spartiti. 
Purtroppo ho poco tempo per studiare a causa dei numerosi impegni professionali e di conseguenza, ogni volta, con santa pazienza, praticamente ricominciamo tutto da capo, dagli standard e dalla “scala cromatica” in avanti, tuttavia non mi sono mai perso d’animo, grazie anche all’ispirazione che ricevo dalle meravigliose chitarre della mia Collezione. Rispetto all’ascolto mi reputo onnivoro musicalmente parlando, mi piace tutto, blues, jazz, folk, rock,  ma anche la classica, dal medioevo al barocco al  romanticismo, fino alla musica celtica. Sono amico di Alan Stivell e dei suoi musicisti, e tanti anni fa li avevo fatti venire a suonare in Italia. Ascolto spesso le stazioni radio come JazzGroove.com, SuisseRadioJazz, Absolute Blues Hits. Se sento un bel brano mentre sto lavorando al computer, soprattutto la sera, mi capita spesso d’interrompere per imbracciare la chitarra più adeguata e suonare insieme ai musicisti che sembrano essere nella stanza, grazie alla straordinaria fedeltà degli altoparlanti elettrostatici collegati a un’ amplificazione interamente valvolare. Grande è il mio interesse per la tecnologia di riproduzione sonora ad alta fedeltà, inoltre ho una collezione che comprende migliaia di 78 giri, vinili e cd di tutti i generi, ogni tanto, guardo la parete nella quale sono collocati tutti i dischi e mi domando: quando avrò il tempo per ascoltare tutta questa bella musica? Comunque mi piace troppo collezionare, per cui alle manifestazioni e alle fiere di settore sono solito comprare compulsivamente le riedizioni di splendide esecuzioni di jazz e classica in vinile da 300 grammi. L’ho detto, per me la musica è come l’aria e l’ho sempre “respirata” anche a lavoro.  
Un amico insegnante di Conservatorio ogni tanto mi sgrida, perché dice che non si deve usare la musica come sottofondo. Io, però, quando lavoro ascolto sempre la musica. Ci sono due tipi di musica: quella cui dai retta dandole tutta l’attenzione e quella che invece lasci scorrere. Quando lavoravo in Agenzia come “copy”, mi accorgevo che i testi più belli li scrivevo ascoltando un famoso suonatore di flicorno, Chuck Mangione. Quando lui suonava a ritmo veloce, io scrivevo rapidamente, quando suonava ritmi lenti, rallentavo! Music is like air: ascoltarla mi commuove sempre. Per questo, ho investito in tecnologia e, negli anni, mi sono dotato di un impianto hi-fi di altissimo livello, per l’amplificazione ho dei valvolari strepitosi che permettono di ottenere suoni molto realistici. Ogni volta che metto sul piatto Verdier un LP usando la puntina giusta, il risultato è insuperabile se paragonato a quello ottenuto con un cd anche di eccellente qualità. Ascoltando, mi commuovo perché la musica si sente talmente bene che sembra di avere gli esecutori nella stanza, mi fa ricordare quando da ragazzo i grandi musicisti del jazz li avevo a due centimetri dal naso. Risentire tutti quei grandi come se mi fossero seduti accanto, mi colpisce sempre. Ascoltare in casa è piacevole ma, appena posso, desidero “respirare” la musica dal vivo, come mi è successo di recente in Conservatorio con la “Passione secondo Matteo”: stupenda! Bravissimi e talmente precisi gli esecutori austriaci che, pur essendo una settantina, sembravano una sola voce. Devo dire di aver provato un po’ d’invidia per un signore seduto accanto a me, il quale seguiva tutto il concerto con la partitura sulle ginocchia. 
La musica di Bach ha una struttura perennemente affascinante, è una fantastica impalcatura per i pensieri, ho collezionato tutta la raccolta delle esecuzioni di Glenn Gould, che erano contraddistinte da un tocco “elettrico” unico, splendide le sue lezioni al pianoforte registrate dalla BBC. Gli anni incalzano ed io desidero continuare a lavorare, completando la mia vita con la musica. Ancora non riesco a vedermi come pensionato. Devo respirare la musica come l’aria, anche quando leggo. Mi piace comprare i libri sulla musica, ne possiedo tanti, talvolta li leggo contemporaneamente in particolare, ogni tanto, rileggo l’impagabile “Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto” di Katie Hefner. Vivo continuamente immerso in un desiderio perennemente inappagato nei confronti della musica, che è parte fondamentale di tutta la mia esistenza. Da adolescente ho iniziato come chitarrista, da allora ho la sei corde nel cuore, per cui adoro ascoltare i grandi maestri. Mi piacciono un po’ tutti, da quelli dello stile “mainstream” a Jim Hall, che ho conosciuto di persona a New York all’Iridium. Pensa che ha sempre continuato a suonare nonostante l’età, soffriva di una tale artrosi che per i “diminuiti” si doveva spostare le dita con l’altra mano, fino all’ultimo ha voluto esprimersi con la sua chitarra, un vero maestro.  Mi piacciono anche i chitarristi “moderni” come Pat Metheny o John Scofield e i più tradizionali come i Pizzarelli (Bucky e John), spesso riascolto quelli folk come i “Pentangle”, Bert Jansch, John Renbourn, e poi James Taylor. Come ho detto, di frequente mi reco a Roma, dove vivo in un monolocale. Sono praticamente vicino di casa di Lino Patruno, il quale volentieri mi trasmette i suoi segreti musicali. Desidero farmi insegnare uno standard la settimana: ora sono alle prese con “Dream a little dream of me”. A parte il jazz tradizionale, tra i gruppi mi sono sempre piaciuti tanto i Weather Report quanto i Pink Floyd; tra i pianisti trovo fantastico Keith Jarret. Pensa che a fine anni Settanta, per il suo primo concerto di Zurigo, quando in Italia ancora in pochi lo conoscevano, io e il mio art director abbiamo viaggiato in treno per andare a sentirlo. Comunque ho già raccontato che quando giravo il mondo per lavoro, appena potevo andavo ad ascoltare musica dal vivo nei posti giusti, come il Ronnie Scott’s a Londra, il Blue Note di New York, ma anche una chiesa di Praga o di Harlem. È una vita che ascolto musica e non mi sono mai stancato. 
Ho avuto la fortuna di conoscere di persona i miti del jazz e suonare con alcuni di loro, come il grandissimo Louis Armstrong o i vecchi artisti della “Preservation Hall” di New Orlèans che abbiamo accompagnato in tournée: conservo nel cuore e nella memoria una galleria di personaggi di straordinaria bravura e di grande umanità. Oggi mi accontento di risentirli riprodotti nei dischi o di fare musica stando in compagnia dei bravissimi musicisti della mia band BJG». Musica, musica, semper musica… Il tempo per il dialogo è terminato, ma è stato utile per approfondire la conoscenza di Alberto Contri, creativo interlocutore, spontaneo e jazzy, il quale ci ha aperto lo scrigno del suo cuore musicale: Music is like air: titolo per una song di successo o tema intorno al quale ogni individuo potrebbe scrivere il libro della propria vita in chiave sonora?: Is music like air?: Quanti “due punti” consecutivi potrebbero essere necessari per dare adeguato rilievo a una domanda spirituale ed esistenziale rivolta all’infinito dell’humanitas musicale?: A ognuno di voi la risposta: sarà “blowin’ in the wind”?  



Paolo Mercurio
Foto tratte dall'archivio di Alberto Contri
Foto n.7 Copyright Paolo Mercurio