giovedì 8 ottobre 2015

Souad Massi - El Mutakallimûn (Wrasse Records, 2015)

Come il vento fende l’aria, la voce decisa e ricca di personalità della cantautrice di origine algerina Souad Massi apre la strada nel percorso del suo nuovo lavoro “El Mutakallimûn” (“Masters of word”),: dieci brani cantati in arabo con arrangiamenti rock, country, reggae, andalusi. Nei testi si concentra la radice araba. Souad Massi, infatti, per questo album si è avvalsa dei versi composti da illustri poeti arabi – i masters of word del titolo – a partire dal decimo secolo fino ai nostri giorni, e li ha messi in musica. Con la scelta di questi testi particolari la Massi ha voluto far risaltare il valore antiautoritario e l’attualità di scritti, anche di oltre mille anni fa, contro la tirannia da parte di intellettuali di cultura araba. Non è il primo progetto di questo tipo con cui l’artista si misura: in “Chouers de Cordoue”, Souad aveva celebrato i fasti della città di Cordoba intorno al X secolo per omaggiare il clima di pacifica coesistenza tra ebrei, musulmani e cristiani. In quell’epoca in Andalusia si realizzò uno stato di convivenza e tolleranza in cui trovavano spazio uomini saggi chiamati El Mutakallimûn, cioè studiosi della scienza del kalam, la scienza islamica dell’orazione. Per la Massi quella fase vissuta a Cordoba dimostra la ricchezza culturale e l’apertura del mondo arabo. Nata nel quartiere Saint-Eugene di Algeri, Souad Massi, di origini berbere, è cresciuta in una famiglia della classe lavoratrice. Abituata ad ascoltare musica fin da bambina grazie a zii e fratelli musicisti, è stata presto affascinata dalla musica rock ed incoraggiata dal fratello maggiore, compositore, a studiare chitarra. Si è formata sul repertorio arabo-andaluso e la musica classica. Ha suonato con il gruppo di flamenco Triana d’Alger e, successivamente, con il gruppo hard-rock algerino Atakor. Nel 1998 è uscito, soltanto sul mercato musicale algerino, il suo primo lavoro, intitolato semplicemente “Souad”. Nel 2001 è uscito il suo album di debutto, “Raoui”. La Massi vive da oltre quindici anni a Parigi. “El Mutakallimûn” costituisce il suo quinto lavoro registrato in studio. Una scelta coraggiosa e certo non facile quella di Souad Massi: presentare in chiave rock antichi testi potrebbe sembrare un tantino irrispettoso. All’opposto, con questa originale operazione culturale, la Massi ha voluto proprio rilanciare la cultura araba, l’antica cultura di pace e tolleranza. In tempi di lotta agli ‘infedeli’ intrapresa dall’ISIS in ogni angolo del mondo musulmano, la Massi ha voluto comunicare in modo forte e chiaro che la cultura araba contiene essa stessa un messaggio di apertura e di lotta all’autoritarismo. “Bima El’Taaloul” e “El khaylou wa el laylou” (“Il cavallo e la notte”), la prima e l’ottava traccia, sono poesie di Al Moutanabbi (X secolo), considerato uno dei grandi poeti arabi che, autoproclamatosi profeta, venne imprigionato. Le sue interlocuzioni vengono tramandate di generazione in generazione ed utilizzate a mo’ di proverbi dalle popolazioni arabe nella vita di tutti i giorni. Nel primo brano la chitarra di Souad in versione acustica conduce il gioco; nel secondo, la musica arabo-andalusa si conclude con un bellissimo arpeggio all’ûd. Ci si sposta nel XXI secolo con “Hadari”, la quarta traccia del CD, e le parole del poeta tunisino contemporaneo Abou El Kacem Chebbi che denunciano velatamente le storture del colonialismo francese, senza mai, tuttavia, riferirsi ad esse in modo esplicito. Questo testo, nel 2002, è stato musicato dalla cantante tunisina Latifa Arfaoui che l’ha dedicato alla causa palestinese. L’ambientazione musicale è country grazie alla chitarra suonata dalla stessa Massi, poi vira nel reggae. Invece, i versi di “Ayna” e “El Houriya” (La libertà), la terza e la sesta traccia, sono quelli del poeta iracheno contemporaneo Ahmed Matar che, a causa dei suoi scritti, oggi vive in esilio a Londra. La melodia e l’arrangiamento di “Ayna” sono orientaleggianti, mentre per El Houriya l’artista ha scelto decisamente il rock, con la chitarra acustica e, nel finale, la chitarra elettrica. In “Fayla Layla”, uno dei brani più suggestivi del CD, viene narrata l’antica leggenda araba di Qays e Layla, che per l’oriente musulmano rappresentano quello che in occidente sono Tristano e Isotta o Romeo e Giulietta. Quando Layla ritrova il corpo dell’amato Qays nel deserto, sbranato dalle fiere, egli tiene ancora stretta in pugno l’ultima poesia che aveva scritto per lei, la sua ultima dichiarazione d’amore. Il brano si apre con un piano, riflessivo, che introduce una chitarra; la voce suadente della chanteuse algerina dialoga con il piano a ritmo di bossanova e poi apre al ritornello. Per questo lavoro Souad Massi si è avvalsa di studiosi e traduttori per l’interpretazione dei testi in arabo antico ed è anche venuta in contatto con gli esperti calligrafi Mohamed e Aymen Bourafai che hanno creato calligrafie contemporanee per illustrare i versi scelti dalla musicista; sono state racchiuse in un booklet commercializzato nella versione special del CD. A partire dalle note di apertura di “El Mutakallimun”, Souad mostra nella sua musica la confluenza di elementi musicali radicalmente diversi, dal reggae alla chanson francese, dal country al pop. In virtù della fusione di questi generi è stata paragonata, per alcuni aspetti, soprattutto quello delle doti vocali e dell’uso country della chitarra, a Joan Baez, per altri, sotto il profilo dell’impegno civile che ha sempre profuso nei suoi lavori, a Tracy Chapman. Ma Souad è Souad e nella fusione di generi che realizza si concretizza l’intenzione di creare un sound personale. In questo CD dispiega la grande espressività delle sue caratteristiche canore, attraversando stati d’animo malinconici e generosamente solari, solcando stili musicali multiformi, e sfrutta completamente le sonorità particolarmente intriganti della lingua araba. 


Carla Visca