giovedì 22 ottobre 2015

Premio Bianca d'Aponte, XI edizione, Aversa, 16-17 ottobre 2015

Nella bella cornice in stile liberty del teatro Domenico Cimarosa di Aversa (CE), si è conclusa l’undicesima edizione del Premio “Sono un’isola: io, donna per una canzone d’autore”, intitolato alla cantautrice Bianca d’Aponte e considerato il più importante evento italiano dedicato alla canzone d’autore declinata al femminile. Sotto la direzione artistica del chitarrista Fausto Mesolella, e con Gineva Di Marco nelle vesti di madrina, l’edizione 2015 del festival si è aperta giovedì 15 ottobre con il seminario sul tema “La qualità della scrittura” (testi e musica) nel corso del quale sono intervenuti quali relatori Giuseppe Anastasi, Giuseppe Barbera e Angelo Franchi, ed è entrato nel vivo venerdì 15 con la prima serata, durante la quale si sono esibiti Diodato e Renzo Rubino, due degli artisti di maggior successo emersi negli ultimi anni nel panorama italiano, che hanno, fra l'altro, duettato a sorpresa nel brano di Fabrizio De André “Amore che vieni, amore che vai”. Sabato 17 ottobre è andata in scena la serata conclusiva, condotta dallo storico presentatore del Premio Tenco, Antonio Silva e da Carlotta Scarlatto, durante la quale è andato in scena il contest tra dieci cantautrici, arrivate da tutta Italia. Due le giurie, formate da oltre quaranta tra cantautrici, musicisti, giornalisti, produttori, parolieri: una per l’attribuzione del primo premio, l’altra del premio della critica, entrambi concretizzatisi in borse di studio per l'avvio alla carriera artistica. Oltre a questi, erano da assegnare i premi come miglior interpretazione, miglior composizione, miglior testo. Ad aprire le danze è stata l’elegante esibizione di Elisa Rossi, vincitrice della decima edizione, a cui è seguito il set di Fausto Mesolella che con il suo calore umano, ha raccontato alcuni aneddoti per introdurre il primo brano “L’uomo in frac” di Domenico Modugno. 
Il chitarrista casertano ha proposto poi “Quello che non voglio” originariamente composto dallo scrittore Stefano Benni per Fabrizio De Andrè, la cui precoce scomparsa ne aveva reso impossibile la pubblicazione. Mesolella lo ha inserito nel suo ultimo album, “Canto Stefano”, con testi interamente scritti da Benni, in cui il chitarrista, per l'occasione, si è trasformato in “dicitor cantante”; dal medesimo album ha eseguito anche “L’insanguinata”, sempre su testo di Benni in omaggio alla chitarra di Mesolella. L’evento è entrato nel vivo con l’esibizione delle dieci finaliste il duo CFF da Bari, Francesca Incudine da Enna, la bolognese Giulia Olivari, Amelie e Helena Hellwig da Milano, Francesca Pignatelli da Taranto, la siciliana Rossella Aliano, la parmense Grazia Cinquetti, la vicentina Irene Ghiotto ed infine la romana Priscilla Bei. Queste giovani e talentuose cantautrici hanno alle spalle studi nei Conservatori ed altre istituzioni musicali, ed un solido bagaglio artistico fatto di partecipazioni a concorsi prestigiosi come il Premio Tenco, Musicultura, il Premio Andrea Parodi, Sanremo – per citarne alcuni - ma anche di tournée, dischi, collaborazioni prestigiose ed apparizioni in alcuni famosi talent show. Le performance si sono susseguite in modo molto piacevole, anche grazie al velocissimo operato dei tecnici di palco e alla conduzione asciutta. Ad accompagnare molte delle cantautrici sono stati gli ottimi musicisti dell’orchestra del Premio formata da Alessandro Crescenzo al piano, Paolo Convertito alle tastiere e fisarmonica, Luciano De Fortuna alle percussioni, Peppe Vertaldi alla batteria, Gianluca D’Alessio al violoncello, Enzo Carpinone al basso, Ciro Manna e Guido Della Gatta alle chitarre, Roberta Andreozzi e Giusy Vigliotti ai cori. 
Nell’ascolto dei brani dei brani in gara si scoprono accenti pop e melodie folk, si percepiscono energia rock e ritmi sudamericani, si apprezzano echi elettronici e, in un caso, anche il dialetto siciliano. Bravissime e molto professionali sono state, dunque, tutte le concorrenti che hanno cantato nel nome di Bianca d’Aponte, la cantautrice scomparsa a soli 23 anni. – Un vero talento -, è l'opinione di tutti, di chi la conosceva e di chi l’ha conosciuta soltanto adesso attraverso le sue canzoni. A colpire è però il sound intimista elettro-acustico e le doti vocali del duo CFF (Anna Maria Stasi e Anna Surico) con il brano “La frana”, la voce e la presenza scenica di Helena Hellwig con il bel brano “Alla Maryilin morrò”, l'atteggiamento da rocker consumata e la voce interessante di Rossella Aliano che ha presentato “Sangue”, l'atmosfera sud americana di “L'alta marea” di Grazia Cinquetti, Irene Ghiotto e la sua coinvolgente interpretazione de “La filastrocca della sera”, la personalità e la voce di Priscilla Bei nel brano “Ulisse”. La seconda parte della serata è stata dedicata, poi alla sezione internazionale del premio, importante novità di questa edizione. Svoltosi lo scorso 8 marzo a Barcellona, il Bianca d’Aponte International, ha visto come prima vincitrice la cantante catalana Silvia Comes, che è stata premiata per il suo ultimo lavoro, nel quale ha messo in musica le poesie di Gloria Fuertes, scomparsa nel 1998. Sul palco si sono alternate anche le varie ospiti M'Barka Ben Taleb con un versione in tunisino di “Respira piano” di Bianca d’Aponte, la cantante algherese Claudia Crabuzza che ha cantato un suo brano in catalano, e Celine Provost che ha interpretato in francese un altro brano della cantautrice aversana. La serata è proseguita con prima con il duetto che ha visto protagonisti Mimmo Epifani e Fausto Mesolella, i quali hanno proposto – apprezzatissimo dal pubblico, il brano “I due fannulloni” di Matteo Salvatore, e poi Mariella Nava che, al piano, ha cantato un brano sul tema della violenza sulle donne. 
Andrea Mirò, madrina dell'edizione 2014, ha eseguito il brano “Senza che nulla cambi” dal suo ultimo lavoro e recitato anche una canzone di Brassens, “Stanze per uno scassinatore”, mentre il duetto voce e chitarra di Raiz e Mesolella ha regalato al pubblico “Lacrime Napulitane” e la versione in ebraico di “Maruzzella” direttamente da quel gioiello che è “Dago Red”. Altro momento di grande intensità è arrivato con il set di Ginevra Di Marco, madrina della serata, che ha interpretato il brano “Canzone arrabbiata” (colonna sonora di “Film d'amore e d'anarchia”), “Amandoti” dal repertorio dei CSI, e “Mary”, una delle canzoni composte da Bianca d’Aponte: “E dimmi se sei felice/Ci sei riuscita a scrollarti di dosso/Un passato feroce. (…) E dimmi se quando ti guardi allo specchio/Quello che vedi è una donna che cresce/O solo un volto più vecchio”. In conclusione molto toccante è stata la versione di “Montesole”, sempre dal repertorio dei C.S.I., dedicata alla cantautrice aversana. Ancora un momento tutto al femminile si è avuto quando Ginevra Di Marco è stata raggiunta sul palco da Fausta Vetere della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Brunella Selo ed Elena Ledda. Queste quattro “signore” della musica popolare italiana, già madrine delle precedenti edizioni del premio hanno interpretato “Abacada”, in omaggio al grande Andrea Parodi prematuramente scomparso nove anni fa, poi, in un travolgente finale, “Il canto dei Sanfedisti”. La lunga serata si è conclusa con le premiazioni: le scelte delle due giurie si sono concentrate su due talenti: a Irene Ghiotto è andato il primo premio e quello per la miglior composizione, mentre ad Helena Hellwig il riconoscimento della critica, quello come miglior interprete e quello come miglior testo. Il compositore Alberto Salerno ha poi consegnato il premio del blog Fare Musica e Dintorni a Irene Ghiotto, mentre il contratto discografico dell'etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava è stato proposto a Priscilla Bei ed a Celine Provost della sezione International. Il Premio Bianca d’Aponte è indubbiamente una manifestazione originale, di grande qualità e spessore che, fortemente voluta da Gaetano d'Aponte nel ricordo di Bianca, ha trovato sponda in tanti partner: da Emergency al Premio Andrea Parodi, dal blog FMD all'etichetta Suoni dall'Italia. Una manifestazione in costante crescita che quest'anno ha acquisito anche un respiro internazionale, ma senza perdere in emozioni e tenerezza.


Carla Visca