Franco Giordani – Incuintretimp (Nota, 2015)

Storico collaboratore di Luigi Maieron e strumentista di grande esperienza, Franco Giordani vanta un articolato percorso artistico che lo ha portato a militare in varie formazioni tra stili e generi musicali differenti, ma anche a misurarsi con la letteratura ed il teatro. “Incuintretimp” è il suo disco di debutto come solista, nel quale, vestendo i panni del cantautore, ha raccolto tredici brani autografi più una bonus track, cantati in friulano, italiano, inglese e clautano, la lingua della sua infanzia, che nel loro insieme compongono un diario in musica, intessuto tra canzoni dense di emozioni e ricordi, esperienze personali, storie della provincia furlana, e riflessioni introspettive. Ad accompagnare il disco, come accade spesso nelle pubblicazioni di Nota, è un curatissimo booklet, nel quale i testi delle canzoni sono intercalati dalle suggestive fotografie di Gabriele Moretti, e da un’appendice con sei racconti brevi che contribuiscono a rendere ancor più evocativo e contestualizzato il contenuto delle canzoni di Giordani. L’ascolto rivela un songwriting genuino e sincero dalle radici ben salde nella terra furlana raccontata attraverso la sua gente, le sue bellezze naturali, i suoi sapori e il suo gusto intenso. Insomma, il cantautore friulano nel raccontare sé stesso, racconta la sua terra, e lo fa attraverso canzoni di grande spessore compositivo, spesso scritte a quattro mani con Luigi Maieron e Barbara Floreancig. Caratterizzare i vari brani sono arrangiamenti diretti ed essenziali che guardano ora all’Irlanda ora agli States, e nei quali spiccano le belle tessiture melodiche degli strumenti a corda come mandolino, chitarre, bouzuki e banjo. Ad aprire il disco è la splendida title track un riflessiva overture sullo scorrere del tempo tutta giocata sull’intreccio tra mandolino e fisarmonica, a cui segue l’intensa “Quando sei in guadagno” che suona come un invito a saper cogliere le piccole cose che ci regola la vita. La malinconia di “Nel giro di uno sguardo” apre la strada a “Piel Scure”, piccolo ritratto di un immigrato che gira di casa in casa per vendere collane la notte di Natale. Si prosegue prima con il tagliente country rock di “Gente persa per la città”, e poi con quel gioiello di pura poesia che è “Prove a dimi tu”, in cui spicca il testo firmato da Maieron. La seconda parte del disco si apre con un pugno di canzoni che ruotano intorno al tema del rapporto di coppia come la splendida “Cosa importa”, la serie di sogni di “Non ho mai” e la riflessiva “Solitudine e libertà”. L’introspezione di “Fum”, e la gustosa “La Ballata di Ricardo” ci conducono verso il finale in cui Giordani si sofferma sul suo rapporto con la musica ne “La musica è una preghiera” e della sua concezione del successo in “Effetti speciali”. La superba rilettura di “The Old Triangle” del drammaturgo e poeta irlandese Brendan Behan, suggella un disco pregevolissimo che conferma lo stato di grazia della scena musicale friulana negl’ultimi anni. 


Salvatore Esposito