Melingo – Linyera (World Village, 2014)

Nato artisticamente nella scena rock argentina, dove si è segnalato come chitarrista dei Los Twist e successivamente sassofonista dei Los Abuelos de la Nada insieme ad Andrés Calamaro, Daniel Melingo, come solista, ha riabbracciato la tradizione del tango con la quale era cresciuto sin da bambino, essendo il suo patrigno manager di un leggendario tanguero come Edmundo Rivero. Prima di ritrovare le sue radici, il suo percorso artistico lo ha condotto non solo ad imparare a suonare diversi strumenti, ma anche a collaborare con il cantante brasiliano Milton Nascimento e con il produttore spagnolo Charly Garcia, per approdare in fine a Parigi, dove il suo irrequieto talento ha trovato la sua piena realizzazione. Questo background musicale gli ha consentito, così, di rileggere la tradizione tanguera attraverso un linguaggio musicale originale, caratterizzato tanto dalla sua voce cartavetrata, quanto da evocazioni sonore che spaziano dal jazz al rock fino a toccare la world music. Il paragone della critica giornalistica con Tom Waits e l’incoronazione come “l'uomo che ha reso cool il tango”, hanno fatto il resto nel lanciarlo nel panorama della musica mondiale con l’etichetta (per nulla sbagliata) di artista cult. A distanza di due anni dall’apprezzato “Corazón & Hueso”, ritroviamo Melingo con il suo disco più bello ed intenso di sempre “Linyera”, nel quale ha raccolto dodici brani, co-prodotti da Muhammad Habibi, ed incisi con il polistrumentista egiziano Douglas Felis. Nel suo insieme i vari brani, compongono una sorta di immaginario viaggio nel tempo nei quartieri periferici di Buenos Aires, dove prese vita il tango, tra locali affollati, bordelli, storie d’amore e gelosie. Sin dal primo ascolto, a colpire sono i colori sonori che caratterizzano i vari brani, ricchi si sfumature che arrivano a lambire il rebetiko e le sonorità mediorientali, in un sinuoso dialogo tra chitarra, pianoforte, bandoneón, archi e fiati. A guidarci è la voce di Melingo, che sin dalle prime note dell’iniziale “La canción del Linyera”, veste i panni del cantastorie vagabondo, evocando ora il poeta argentino Dante A. Linyera, ora le immagini di “El Linyera”, film del 1933 del registra Enrique Larreta. I ritmi trascinanti dell’apertura, pian piano lasciano il posto a spaccati in cui a dominare è l’introspezione e la poesia, mentre va in scena un teatro canzone di luci ed ombre, in cui si stagliano le liriche in castellano e lunfardo di Melingo, e gli adattamenti dei testi poetici di Federico Garcia Lorca (“Despues de pasar”), Evaristo Carriego (“Que sera de ti”) e Atahualpa Yupanqui nella superba “Soneto para Daniel Reguera”. Non manca un omaggio alla cantante cilena Violeta Parra con l’intensa versione di “Volver a lo diesi siete”, ma il vero vertice del disco arriva con “La noche”, nella quale spicca il verso “Vorrei che la notte durasse una vita intera e vorrei che la mia vita durasse il tempo di una canzone”. Insomma “Linyera” è un gioiello da ascoltare con cura, per scoprire una Buenos Aires che non c’è più ma soprattutto per immergersi nel fascino dell’immaginario musicale di Melingo. 


Salvatore Esposito