Folkestra & Folkoro. Intervista con Simone Bottasso

Nato nel 2009 come evoluzione di un progetto formativo di musica tradizionale d’insieme, Folkestra, sotto la direzione dell’organettista e flautista Simone Bottasso, coadiuvato dal violinista Nicolò Bottasso, è cresciuta negl’anni diventando un innovativo ensemble rivolto a giovani musicisti e cantanti che vogliono esplorare strade nuove legate alla musica tradizionale e alle sue possibili contaminazioni. A caratterizzare l’originale cifra stilistica dell’orchestra è non solo l’uso di strumenti tipici del folk al fianco di quelli contemporanei, ma anche evocativi arrangiamenti orchestrali attraverso i quali viene riletta e reinventata la tradizione popolare spaziando dalle musiche del Piemonte e delle Valli Occitane alle melodie della cultura francese, fino a toccare composizioni originale. Questo ambizioso progetto, negl’ultimi tre anni, è stato arricchito dalla nascita di Folkoro, un coro femminile che, oltre ad un proprio repertorio a cappella, dialoga con Folkestra negli arrangiamenti originali di canti appartenenti alla tradizione. Abbiamo intervistato Simone Bottasso, per ripercorrere insieme a lui le tappe di questo progetto artistico, soffermandoci sui metodi didattici, il repertorio, il lavoro in fase di arrangiamento ed orchestrazione, senza dimenticare i progetti per il futuro.

Come nasce il progetto Folkestra & Folkoro?
Folkestra nasce otto anni fa da un corso di musica d’insieme condotto da me e mio fratello Nicolò. Insieme ad una quindicina di musicisti demmo vita ad una piccola orchestra che proponeva brani del repertorio tradizionale con arrangiamenti semplici ed allo stesso tempo estemporanei. Piano piano il progetto è cresciuto, trasformandosi in una vera e propria orchestra, per altro assolutamente innovativa, non essendoci in Italia alcun ensemble con questo organico, tanto nel panorama della musica tradizionale quanto di quella colta. 
Nell’organico sono presenti strumenti tipici della tradizione popolare come organetto, fisarmonica, flauto, cornamusa, che convivono con quelli della musica colta come il sassofono, le ance, gli ottoni, e con una sorprendente sezione ritmica rock con chitarra elettrica, basso, e batteria. Inoltre, da tre anni ormai abbiamo anche un coro a cappella che si chiama Folkoro, diretto da Pietro Numico, con cui ho diviso l’esperienza con gli Abnoba. Pietro, oltre ad essere un ottimo pianista, è direttore di cori professionista e ha appena terminato il suo Master in Direzione alla Musikoschoele di Weimar. 

L’esperienza di Folkestra nasce dalla vostra costante attività didattica. Come si indirizza il tuo approccio didattico abitualmente?
Il mio approccio è a metà tra l’insegnamento ad orecchio e quello fatto sugli spartiti, leggendo la musica. E’ una cosa rara tra i musicisti tradizionali, ma sta prendendo piede in questo periodo. Inoltre lavoriamo molto sull’improvvisazione, sia individuale che dell’orchestra intera tramite sound-painting. Ritengo che questa metodologia con didattiche variegate sia indispensabile per il musicista del 2015, anche per avere i mezzi per suonare con chi proviene da altri generi. Agli inizi il corso di musica d’insieme era basato sull’apprendimento orale di melodie semplici, con arrangiamenti comprendenti semplici armonizzazioni, linee di basso e seconde voci, che poi si organizzavano insieme in una struttura.  Aumentando il numero di persone siamo stati obbligati a fare un lavoro di composizione precedente alla prova, andando sempre più nel dettaglio. Scrivendo tutto prima, le prove diventano dapprima un esercizio di lettura, poi si studia come orchestrare, come suonare insieme i vari brani (che per altro sono molto complessi attualmente), cercando poi di affinare il suono globale e dei singoli e lavorando sulla dinamica. Il lavoro è maggiore, sia per i compositori che per i musicisti, ma il risultato è che quando i pezzi “entrano” (e soprattutto alla fine dei concerti) siamo sempre tutti contentissimi e desiderosi di ricominciare con un nuovo repertorio. 

Quanto è importante coniugare insegnamento e pratica? 
Prima di trasferirmi in Olanda ho fatto molta attività didattica, tanto è vero che alcuni dei musicisti che prendono parte a questo progetto sono stati miei allievi. Ritengo fondamentale il passaggio dalla teoria alla pratica e per me è importante cercare di motivare gli allievi a trovare sempre nuove ispirazioni da inglobare in un progetto personale. In particolare, all’inizio avevo proprio la sensazione che mancasse un progetto didattico di questo tipo, perché a parte in rari casi i giovani che come me decidevano di intraprendere un percorso musicale legato alla tradizione non avevano modo di interagire con realtà orchestrali. E posso dire che dalla mia esigenza di trasmettere ai miei allievi la voglia di fare musica insieme è nato un grande ensemble formato da 50 musicisti. 

Tornando più direttamente all’esperienza con Folkestra. Come scegliete il materiale da orchestrare?
La direzione artistica, ovvero io, mio fratello Nicolò e Pietro Numico, si occupa della scelta della musiche. Ogni anno proponiamo un nuovo repertorio: recentemente abbiamo lavorato su composizioni scritte per gli stage che ho tenuto per due anni consecutivi al Festival Sentieri Acustici. Si tratta di alcune produzioni speciali che abbiamo tenuto noi tre, e che successivamente abbiamo orchestrato per Folkestra. Ovviamente consultiamo anche raccolte e libri di ricerche etnomusicologiche soprattutto della zona Occitana da cui proveniamo, ed è chiaro che ci lasciamo ispirare da queste musiche. Quest’anno abbiamo intenzione di creare un repertorio legato alla nostra zona, musicando poesie in occitano e arrangiando canti e melodie tradizionali delle valli Occitane.

Il repertorio vede quindi la presenza di brani originali e materiali tradizionali riarrangiati per l’orchestra…
Abbiamo lavorato sul riarrangiamento di canti tradizionali italiani, di musica da ballo (nel progetto Folkey diretto da Nicolò), e di musiche tradizionali europee (nel progetto del coro a cappella). Così come abbiamo avuto il contributo di diversi artisti con cui abbiamo lavorato come Riccardo Tesi, Elena Ledda e Mauro Palmas che ci hanno portato il loro repertorio per alcune produzioni che hanno fatto insieme a noi. Le musiche sono comunque sempre arrangiate e talvolta ricomposte da noi, esclusivamente per questo ensemble. Negli ultimi tempi inoltre ho iniziato a scrivere composizioni originali, che non partono da canzoni o brani preesistenti. 

Come hai approcciato il lavoro di arrangiamento nel far convivere orchestra e coro?
E’ una questione abbastanza complicata, soprattutto a livello dinamico. Diciamo che ho lavorato pensando ad un orchestra acustica con un direttore che si occupa di orchestrare il tutto in modo che tutte le voci si sentano. Il mio modo di scrivere in generale va molto nel dettaglio perché a differenza di un orchestra popolare in cui gli elementi musicali sono la melodia, il canto o la seconda voce, io cerco di lavorare come nella musica contemporanea orchestrale, quindi con delle linee per ogni musicista. Uno dei vantaggi di avere un proprio ensemble per cui scrivere è che io non scrivo la musica per un insieme indefinito di musicisti, ma per le persone che la suoneranno. La particolarità di questo progetto consiste proprio nel fatto che i musicisti ricevono parti scritte non per il loro strumento ma per loro, e questo rafforza il progetto.

Dall’esperienza con il Duo Bottasso alla direzione di Folkestra. Quali sono le difficoltà?
Mettere insieme un orchestra è sempre complesso, anche dal punto di vista logistico: in due è più facile organizzare le cose, c’è un intesa che ti permette di improvvisare, di lanciarti un’occhiata sul palco e capire entrambi quello che sta per succedere. L’orchestra, invece, prevede un lavoro di prove molto più lungo, bisogna scrivere la musica, provarla, trovare i momenti giusti in cui tutti sono presenti per andare a suonare. Non avendo un organico stabile ma piuttosto lavorando con musicisti che si alternano, ogni anno è un nuovo inizio. Il progetto, infatti, si pone a metà tra scuola ed orchestra, quindi a settembre il progetto riparte praticamente da zero, rendendo tutto più difficile. Tuttavia pian piano ce la stiamo facendo, e speriamo di allargare l’orchestra con l’aggiunta di nuovi archi che sono la sezione più carente (non a livello qualitativo ovviamente, ma numerico!)

Avete recentemente suonato a Folkest e ad Etetrad della famiglia Boniface. Portare in tour, Folkestra è però la sfida più grande che vi attende…
Al giorno d’oggi è difficilissimo far suonare dal vivo un’orchestra di cinquanta musicisti. D’altro canto il nostro progetto è semi professionistico perché ci sono alcuni che vi partecipano in modo amatoriale, per fare un’esperienza di musica d’insieme che non potrebbero fare diversamente. Altri musicisti sono invece già lanciati in una carriera professionale. Questo, in ogni caso, ci ha permesso negl’anni di partecipare a vari festival e grandi eventi. A partire dal 2011, Folkestra si è esibita nel corso di importanti festival italiani, ha collaborato con Riccardo Tesi, Elena Ledda&Mauro Palmas, il gruppo Accordzeam, la Banda Rumorosa di Boves, e ha dato vita ad alcuni grandi eventi come la rassegna “Folkestra Nights″. Da segnalare, inoltre, ci sono la partecipazione al progetto europeo ENFO (European Network of Folk Orchestras) a Vigo (Spagna) per una serie di concerti insieme alle più importanti orchestre folk europee: Tradalp, Sondeseu e l’orchestra folk della Sibelius Academy di Helsink, e la partecipazione al documentario “Tradinnovazione: una musica glocal” del registra Pietro Cannizzaro, trasmesso su RAI 3 nel corso del programma Magazzini Einstein.

Quali saranno le attività di quest’anno?
Le attività di Folkestra & Folkoro riprenderanno il 24 e 25 ottobre prossimo con l’inizio dei nuovi corsi.  Da ottobre 2015 ad aprile 2016 abbiamo organizzato una serie di incontri con cadenza mensile, volti alla creazione di un repertorio originale finalizzato alla messa in scena di uno spettacolo inedito. Il tutto consentendo ai partecipanti - musicisti e cantanti - di affinare le loro capacità tecniche, di improvvisazione e di musica d’insieme, valorizzando la vocalità, nell’ambito di un’esperienza orchestrale innovativa e d’avanguardia arricchita da un’atmosfera di grande condivisione. Per ricevere maggiori informazioni sui nostri corsi e attività è possibile contattarci sul sito www.folkestra.it compilando il form, o attraverso la nostra pagina Facebook, oltre ovviamente al nostro indidizzo e.mail folkestrabricherasio@gmail.com.

Ci sarà uno sviluppo discografico per Folkestra & Folkoro?
E’ il mio grande sogno, purtroppo questo progetto è completamente autofinanziato e non abbiamo sostegno di alcun tipo da parte delle istituzioni, a differenza di progetti simili al nostro presenti in Italia. Tutto ciò non facilita assolutamente la vita di questo progetto. Ad ogni modo, realizzare un disco con Folkestra & Folkoro è una cosa che mi interessa molto e a cui tengo, anche perché riflette il mio percorso come compositore degli ultimi anni. 

Quali sono le prospettive future di crescita di Folkestra & Folkoro?
Questo progetto mira ad essere come alcune orchestre che vedo in Olanda, penso ad esempio alla Metropole Orchestra, un’orchestra sinfonica che non suona musica classica ma jazz e pop collaborando con artisti di ogni genere. Io punto a fare lo stesso con la musica popolare, dare un suono orchestrale ai musicisti world che lo cercano. L’obiettivo è di creare una nuova tipologia di orchestra collocata nel genere della world music ma che preveda la scrittura sulla base anche dei miei studi di musica contemporanea, cosa che è nuova e preziosa. Insomma: realizzare l’incontro tra contemporanea e world che in Italia purtroppo è ancora assente.  


Salvatore Esposito