TradArrr - Cautionary Tales (Hedge Of Sound Records, 2015)

Chitarrista ben noto per i suoi trascorsi con Steve Gibbons Band, Dylan Project, Johnny England e la seconda line up dei Fotheringay, Pj Wright insieme al polistrumentista e batterista Mark Stevens, coltivava da alcuni anni l’idea di dar vita ad sorta di super band che coniugasse la vitalità della matrice folk-rock inglese con l’eleganza degli arrangiamenti e il virtuosismo strumentale. Grazie al coinvolgimento di altri tre eccellenti strumentisti come Gregg Cave (voce, chitarra acustica ed elettrica), Marion Fleetwood (voce, fiddle, violoncello, viola) e Guy Fletcher (vocals, fiddle, mandolino), finalmente il sogno è diventato realtà con la nascita del progetto TradArr, un vero e proprio laboratorio sonoro a geometrie variabili che vede il quintetto misurarsi con un repertorio di brani tradizionali inglesi, riletti, arrangiati e registrati usando una ampia gamma di sfumature sonore che rimandano a generi musicali differenti. Partendo dall’approccio metodologico degli Steely Dan, ovvero scegliere gli ospiti più appropriati brano per brano, ne è nato un percorso di ricerca molto originale, che sposta più avanti i confini del folk-rock inglese, con la complicità di alcuni dei suoi principali esponenti come Chris Leslie (voce e mandolino), Dave Pegg (basso), Ric Sanders (fiddle) dei Faiport Convention, Jerry Donahue (chitarra elettrica) di Hellecasters e Fotheringay, nonchè Peter Scrowther (voce e chitarra acustica) e The Moulton Melodeon Mafia. E’ nato così “Cautionary Tales”, disco nel quale hanno raccolto undici brani incisi presso i The Moulton Pie Company Studios di Northants, e che nel loro insieme disegnano rotte sonore imprevedibilmente affascinanti. Sin dalle prime note dell’iniziale “English Folk Song Suite (Pt 1)” si comprende come TradArr percorra traiettorie nuove mescolando echi di musica antica a spaccati orchestrali fino a raggiungere il groove del reggae. Si prosegue con l’affascinante rilettura del tradizionale irlandese “My Lagan Love”, in cui protagonista assoluta è il canto a cappella di Marion Fleetwood, a cui sul finale si aggiunge una splendida coda strumentale con le chitarre di Wright e Stevens. La croccante “Mad Dog” ispirata ad un poema di Oliver Goldsmith apre poi la strada alla scottish ballad “Glenlogie” dal repertorio di Shirley Collins e qui impreziosita da un arrangiamento di grande suggestione con gli archi ad incorniciare perfettamente la voce di Pete Scrowther. Seguono la sofferta versione del traditional “Adieu” cantata da Gregg Cave, il quale alla versione originale ha aggiunto alcuni versi ispirati al naufragio di una nave da crociera in Corea del Sud, e poi il dramma della I Guerra Mondiale cantato in “Whitsun Dance” di Austin John Marshall, in spicca l’ottima prova vocale di Chris Leslie, ma uno dei vertici del disco arriva con “Simple Ploughboy”, il cui arrangiamento è ispirato alle sonorità di The Band, con l’organo di Marcus Parkinson a dialogare con il violino di Guy Fletcher e le chitarre di Gregg Cave e PJ Wright. Il suono nostalgico del corno inglese di Mark Stevens ci introduce alla ballata narrativa “Derwentwater's Farewell” in cui scopriamo la storia di James Radclyffe, Terzo Conte di Derwentwater condannato a morte per aver sostenuto l’ascesa al trono di James Stuart nel 1716, ma altra chicca del disco sono gli strumentali “Princess Royal” e “Upton Stick Dance” in cui spiccano il pregevole interplay tra i fiddles di Ric Sanders, Guy Fletcher e Marion Fleetwood e melodeon suonati da Simon Care, Gareth Turner e Kristaps Fisher. Chiude magnificamente il disco il medley tra “Nottamun Town” e “Pretty Polly” che unisce idealmente le due sponde dell’Atlantico ricongiungendo la tradizione musicale americana a quella inglese. Insomma “Cautionary Tales” è un disco prezioso, e da ascoltare con grande attenzione, per scoprire quanto ancora ha da regalarci il folk-rock inglese. 


Salvatore Esposito