Noretta Nori (a cura di) - Viaggio nella danza popolare in Italia. Itinerari di ricerca del Centro Nord , Palombi Editori, 2014, pp. 495, € 49,00, Libro con DVD

Con ritardo rispetto ad altri Paesi, l’etnocoreologia, lo studio scientifico della danza, ha acquisito, pur tra persistenti difficoltà, uno statuto educativo, istituzionale e accademico. Parliamo di un fenomeno complesso, di un ‘fatto sociale totale’, se osservato in una prospettiva antropologica, che comporta l’attenzione verso aspetti teoretici, metodologici e analitici. Non è questa la sede per discutere dei motivi del ritardo, ma ci compiacciamo del fatto che giunge a colmare un vuoto (al di là dell’esistenza di tante singole pubblicazioni su forme coreutiche e di riviste di settore) il volume “Viaggio nella danza popolare in Italia. Itinerari di ricerca del Centro Nord”, curato da Noretta Nori, etno-antropologa, saggista, docente presso l’Accademia Nazionale della Danza: una rilevante raccolta di saggi sul fenomeno danza popolare, che favorisce l’uso di un termine, che se dall’angolazione consolidata degli studi etno-demo-antropologici italiani, è stato riferito alle culture agro-pastorali oggi, nella prospettiva dei ‘popular music studies’, serve a indagare manifestazioni culturali e musicali traversali sul piano sociale in una società di massa. Il libro costituisce la seconda tappa di una trilogia il cui obiettivo è attraversare le culture coreutiche d’Italia per comprendere dinamiche, funzioni, valori del fenomeno. Parliamo di un territorio caratterizzato da una marcata differenziazione linguistica, da una varietà di linguaggi coreutici che trovano espressione in una ritualità assai diversificata, all’interno di dinamiche sociali, trasposizioni di valori e di risignificazioni, di pratiche simboliche di auto-rappresentazione. In precedenza, era stato dato alle stampe “Viaggio nella Danza Popolare in Italia 1. Guida allo studio della funzione e della forma”, con la curatela di Noretta Nori e contributi sostanziali di Placida Staro e Massimo Zacchi (Gremese 2011), libro con allegato un prezioso DVD (dal titolo “Sorpresa e Consonanza”, che riprende il seminale saggio della stessa Staro che apre il libro), pubblicato con la volontà di proporre riflessioni teoriche, strumenti e metodi analitici per lo studio della danza popolare. È la volta ora di un volume dalla mole davvero notevole (pp. 495), “Viaggio nella Danza Popolare in Italia. Itinerari di ricerca del Centro Nord”, raccogliere contributi etnografici inerenti all’area centro-settentrionale della Penisola (attendiamo, in futuro prossimo, un’altrettanta corposa opera sul Centro-Sud d’Italia e – speriamo – un lavoro sulle due Isole maggiori). È naturale che molti interventi portino la firma di Placida Staro, pioniera degli studi etno-coreutici in Italia, ricercatrice e musicista, autorità imprescindibile nel campo, nonché coordinatrice del gruppo di studiosi di diversa formazione che operano in diverse aree geografiche del Paese, tutti dotati di ampia esperienza nello studio di rituali popolari e nella pratica della danza. La raccolta offre una molteplicità di prospettive (storiche, filologiche, etnografiche, cinetiche, antropologiche, ecc.). Dunque, è una disomogeneità opportuna, proprio per le tante variabili e i processi messi in gioco nell’analisi di un fenomeno così complesso come la danza. Ciò nonostante, si avverte la condivisione tra gli studiosi di un’idea di “contestualizzazione dell’oggetto folklorico” (scrive Nori nell’“Introduzione”, p. 9). Altro punto su cui insiste la curatrice, è l’uso dell’analisi e trascrizione della cinetografia Laban (che, tuttavia, non sembra trovare unanime condivisione tra gli etno-coreologi italiani: p. 10). Passando alla prima sezione (“Percorsi di Ricerca nell’Arco Alpino”), la perlustrazione inizia dal saggio “La danza delle genti trentine” (Placida Staro), che ci porta in un luogo di confine, dove la pratica della danza è al centro di controverse dinamiche identitarie e di appartenenza, e non è il solo caso, come si comprende proseguendo nella lettura del volume. L’indagine sulle danze trentine dei gruppi folkloristici e sui costumi tradizionali (caso unico nel libro, ma necessario per mettere a fuoco soprattutto la questione delle appartenenze) diventa modello di studio per l’abito gestuale e per le categorie interpretative usate nei saggi successivi. Da lì si procede lungo l’arco alpino, da est verso ovest, con le ricerche “Veneto: tra ritualità e ricerca urbana” (Attilio Baccarin, Modesto Brian, Domenico Zamboni e Maria Renata Zaramella), “Territori di confine e crisi identitarie: la danza delle genti furlane” (Placida Staro), “La danza nel Bresciano: il Carnevale di Bagolino e Ponte Caffaro” (Lorenzo Pellizzari e Placida Staro), “Le danze nelle Valli Occitane” (Gianpiero Boschero, Marisa Dogliotti e Placida Staro), “Piemonte: il ballo a palchetto” (Dario Mimmo e Domenico Torta), “Casalborgone e l’Abbadia” e “Il ballo della Morte a Taggia” (Romana Barbui e Michele Cavenago). Dalla comparazione delle analisi condotte nel Ponente ligure – visto come cerniera culturale tra area alpina e appenninica – e di quelle sviluppate nell’Appennino Centro Settentrionale, che costituisce la seconda sezione dell’opera, risalta la conservazione di molti repertori di balli tradizionali, che presentano tratti di omogeneità, pur nella varianza di denominazioni e di forme coreutiche. Scendendo lungo la dorsale appenninica, dove vanno distinte diverse sub-aree accomunate dallo stile esecutivo dei balli, si susseguono altri cinque interventi: “Note e notazioni sul ballo appenninico tra Piacenza e Pavia” (Placida Staro), “La festa da ballo tradizionale in alta Val Borbera” (Ilaria Demori e Claudio Gnoli), “Come Minerva. Cerimonia e meraviglia nel ballo della Valle del Savena” (Placida Staro), “Versi e ballo, danza e giochi in una valle dell’Appennino toscano“ (Marco Magistrali e Filippo Marranci), “Il ballo delle fate. Divagazioni sul motivo del Saltarello marchigiano” (Roberto Lucanero). Notevoli sono l’apparato iconografico e le trascrizioni coreutiche e musicali mediante le notazioni Laban contenuti negli studi proposti. Presente anche un glossario riguardante il “ballo” e alla “danza” (a cura di Nori). Di alto valore documentario sono i materiali contenuti del DVD, indispensabili per integrare la riflessione scritta con la prospettiva visuale e musicale, benché l’uso di questi media comporti il tenere in conto le ‘strategie dell’occhio’ e la soggettività del ricercatore. Inoltre, nella visione dei filmati, non va sottovalutato l’aspetto ‘emozionale’, come, giustamente, rileva la curatrice. Si tratta di una selezione di materiali, perlopiù inediti, che ripercorrono il viaggio del poderoso volume, fissati nell’arco temporale che va dal 1985 al 2012 e registrati non sempre con strumenti audio/video professionali (occorre, tuttavia, ricordare come ai ricercatori sia mancato quasi del tutto il supporto istituzionale: qui siamo ricondotti al ritardo del riconoscimento dello studio della danza). Il volume è consigliato senza tentennamenti a chi, da operatore culturale, studente o ricercatore, si occupa di culture popolari e di balli tradizionali, a chi pratica la danza. Non da ultimo, a chi, da semplice curioso, desideri entrare, attraverso le immagini, i filmati e i suoni, nel mondo della danza popolare. 

Ciro De Rosa