Neil Young + The Promise Of The Real - The Monsanto Years (Reprise, 2015)

“The Monsanto Years” è il trentaseiesimo album in carriera per Neil Young, che taglia questo ragguardevole traguardo mettendo insieme nove canzoni nuove di zecca incise con The Promise Of The Real, ovvero la band di Lukas e Micah Nelson, i figli di Willie Nelson, con l’aggiunta di Antony Logerfo alla batteria, Tato Melgar alle percussioni e Corey McCormick al basso. Registrato presso il Teatro di Oxnard in California, laddove proprio Willie Nelson aveva realizzato “Teatro”, uno dei suoi dischi più belli, questo nuovo capitolo della discografia del loner canadese si caratterizza per la scelta di riprendere la sua battaglia contro le multinazionali, cominciata nel 1988 con “This Note’s For You”, nel quale metteva alla berlina la Budweiser, la Pepsi e le aziende che sfruttavano la musica per vendere i loro prodotti. In questo caso Neil Young mette sotto osservazione la Monsanto, un colosso degno della peggiore fantaeconomia, da molti anni impegnato nel settore delle biotecnologie agrarie e transgeniche, e presunto responsabile della produzione di agenti tossici per l’uomo. Nel totale silenzio della politica, delle lobby e della società, le canzoni del cantautore canadese non si fanno alcuno scrupolo di puntare dritto l’indice contro le politiche scellerate di questa multinazionale. Un tema sacrosanto ed importante, insomma, che il canadese affronta con brani in cui le chitarre elettriche sono in grande evidenza tanto nelle lunghe cavalcate come “Big Box”, quanto nei momenti più melodici come “A rock star bucks a coffee shop” e “Monsanto years”, due brani suonati con delizioso abbandono. A tratti il disco si apre a quella dimensione corale che aveva caratterizzato “Living With War”, ma non è tutto, chitarre che urlano e voci che si inseguono caratterizzano testi militanti e schierati senza mezzi termini, e non poteva essere diversamente considerando che Neil Young da sempre è un paladino della libertà e dell’environment. Guardandosi intorno è difficile trovare artisti della grandezza e del prestigio di Neil Young che hanno il coraggio di mettersi in gioco, di cantare le proprie idee e la propria visione del mondo, e in qualche modo di rischiare anche di scontentare il loro pubblico. Chi vive negli Stati Uniti sa bene che l’american way of life è un coacervo di contraddizioni e la parte negativa, rappresentata dalle grandi lobby industriali e da quella politica fotografata perfettamente da “House Of Cards”, da fuori può sembrare uno stereotipo, ma invece è la visione in sedicesimi di una realtà terribile. Il fatto poi che il disco sia accreditato anche la band dei figli di Willie Nelson non è un fatto secondario, e questo a testimoniare come Neil Young abbia voluto valorizzare in modo chiaro anche il contributo di The Promise Of The Real. Non è da tutti dividere gli onori di una copertina con un mostro sacro come il canadese, e questo anche se sei figlio dei uno dei padri nobili del country. Che dire se non long live Neil? Grande disco.


Antonio "Rigo" Righetti