Altan – The Widening Gyre (Compass Records, 2015)

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La spirale sonora degli Altan. Intervista a Mairéad Ní Mhaonaig

Mairéad Ní Mhaonaigh, frontwoman degli Altan: celebrità della musica irlandese per la lunga e prestigiosa carriera, ma anche donna di grande forza d’animo, segnata dalla scomparsa prematura (1994) di suo marito, il flautista di Belfast Frankie Kennedy, quel primo amore che aveva conosciuto a 14 anni e sposato nel 1981 e con cui aveva fondato gli Altan. Più recentemente, nel 2007, c’è stata la separazione da Dermot Byrne, l’organettista della band, che come lei aveva subito tragiche perdite affettive e che era diventato il suo secondo marito. Da Dermot, Mairéad ha avuto una figlia, Nia, che ora ha undici anni, e con la quale vive nella sua contea di origine, il Dun na nGall (Donegal), dove è ritornata dopo i trascorsi dublinesi. All’epoca qualcuno pensò che la separazione da Dermot potesse portare alla fine della band: invece no, perché la «musica non si ferma mai», ha sottolineato nelle interviste l’artista nata a Gaoth Dhobair (Gweedore) cinquantacinque anni fa, sempre aperta e sorridente, disponibile a parlare di musica, del rapporto con la sua terra, delle leggendarie figure di suonatori locali. «La tradizione è la musica che conosciamo e suoniamo, che non è vecchia, perché puoi suonare un’antica melodia, ma lo stai facendo secondo modalità che ti sono proprie. A ciascuna generazione è consentito esprimere la musica nel proprio stile, ma nella musica tradizionale occorre che i musicisti siano molto onesti verso se stessi e verso le generazioni che hanno tenuto in vita questa musica». Queste le parole sul senso della musica tradizionale espresse da Mairèad in un’intervista rilasciatami per “Alias”, il supplemento de “Il Manifesto”. Un’artista che oggi dichiara di aver ritrovato un suo equilibrio dedicandosi pienamente a sua figlia, circondata dalla comunità in cui è cresciuta e da quei luoghi cui è molto legata e che da sempre rappresentano una feconda fonte di ispirazione per la sua musica e le sue composizioni. Il Donegal è una regione che offre paesaggi grandiosi e austeri: valli, fiumi, penisole, duecento miglia di coste frastagliate e di spiagge dalla sabbia fine. Com’è noto, lo stesso nome della band è legato al paesaggio della contea: Loch Altan è un lago situato ai piedi del monte Errigal. 
Gli Altan hanno attraversato oltre tre decadi di musica irlandese. Oggi la formazione è costituita da Mairéad Ní Mhaonaigh (violino, voce), Ciarán Curran (bouzouki), Ciarán Tourish (violino, viola, whistle, low whistle, voce), Dáithí Sproule (chitarra, voce), Mark Kelly (chitarra, voce), Martin Tourish (fisarmonica, tastieree). Musicalmente la band continua a essere fortemente radicata nella contea nord-occidentale d’Irlanda, dove il violino è centrale nella musica tradizionale. Tra i moduli costitutivi dello stile violinistico locale, in cui è anche ravvisabile un’influenza scozzese a causa delle storiche migrazioni stagionali di lavoratori, vi sono il tono squillante, l’ornamentazione affidata all’archeggio che si concreta in colpi singoli e veloci, lo staccato rapido con cambi di direzione nota per nota, nonché rapide terzine che sostituiscono nella quasi totalità delle aree i rolls, gli abbellimenti che rappresentano la principale forma di ornamentazione della musica irlandese. In realtà, neppure è corretto proporre una nozione unica di distintività violinistica della contea, dal momento che ciascuna area presenta propri tratti specifici. Distinto appare anche il repertorio strumentale con una cospicua varietà di danze locali, che si affiancano ai balli comuni nel resto d’Irlanda. Mairéad ha avuto in suo padre Francie il suo maestro. Dalla famiglia e dai vicini ha appreso parte del vasto repertorio vocale inglese e gaelico dell’area di Gaoth Dobhair, nota per aver dato i natali anche ai Clannad, un gruppo che con la Bothy Band ha fortemente influenzato la giovane Mairéad che sul finire degli anni Settanta, dopo aver fatto l’insegnante di scuola primaria per sei anni, si buttò definitivamente nella musica, dando vita con Frankie agli Altan. La violinista, voce di rara limpidezza, possiede uno stile aggressivo, soprattutto per l’uso dell’archetto, con l’uso di terzine rapide ed energiche e una conoscenza profonda dei repertori musicali e della storia della contea. Con il passare degli anni e i tanti mirabili album realizzati (dagli inizi di “The Red Crow” del 1988 a “The Poison Glen” del 2012, passando per gli acclamati  “Harvest Storm”,  “Island Angel”, “Blackwater” (osannato da “Billboard”),  “Runaway Sunday” e “The Blue Idol”) gli Altan sono diventati una band di profilo internazionale. 
Nel 1996 furono messi sotto contratto dalla Virgin. Passano sotto l’arco di trionfo dei dischi d’oro e di platino. Numerose sono le collaborazioni artistiche: dai musicisti folk e country americani all’orchestra della RTE. Hanno suonato in tutto il mondo, la loro fama li ha portati ad esibirsi anche alla Casa Bianca all’epoca della presidenza Bill Clinton. Da parte sua, tra tante altre sue incisioni e progetti in cui è stata coinvolta (T with the Maggies, String Sisters), Mairéad ha prodotto nel 2009 “Imeall”, un magnifico, intimo album solista. Recentemente ha presentato “Aniar Aduaidh”, una bella serie televisiva, un “on the road” nella musica tradizionale realizzata dalla RTE, la televisione nazionale irlandese, in cui attraversando alcuni dei luoghi più affascinanti dell’Ulster storico, ha incontrano amici musicisti, tra più importanti della scena trad & folk  irlandese. Non è la prima volta che intervisto Mairéad, da poco ritornata da un intenso tour di sei settimane statunitense con la band e pronta a iniziare una densa stagione di festival, ma mentre in passato si è trattato di incontri vis-à-vis, in occasione di concerti in Italia o in Europa, questa volta abbiamo usato l’email, grazie alla collaborazione di Caroline McDonald della Compass Records (cui vanno i ringraziamenti di “Blogfoolk”). Con Mairéad parliamo del tredicesimo album realizzato dalla band irlandese (a parte le compilation), che è intitolato “The Widening Gyre”, ed è stato registrato a Nashville, con un cast eccezionale di musicisti ospiti.

Partiamo dal titolo "The Widening Gyre", verso che proviene da “The Second Coming” di William Butler Yeats. Naturalmente gli appassionati di musica tradizionale sono a conoscenza della rilevanza del poeta e drammaturgo di Sligo nel campo della tradizione popolare. Tuttavia, penso che dietro ci sia una dichiarazione di intenti.
Per il nostro progetto, ci è sembrato opportuno il titolo “The Widening Gyre” per definire la nostra musica: abbiamo iniziato nella nostra piccola cerchia di amici e familiari, qui nel Donegal, molti anni fa. Nel corso degli anni il nostro giro musicale di amici e familiari si è ampliato verso l’esterno, proprio come la spirale nella poesia “Il Secondo Avvento” di Yeats.

La vostra non può essere letta come una scelta commerciale, poiché non è la prima volta che gli Altan collaborano con artisti americani. In passato avete cantato insieme a Dolly Parton, Alison Krauss e tanti altri ancora. Ora sembra che esploriate più in profondità le analogie tra la musica del Donegal e la musica appalachiana.
In realtà, sono solo gli Altan che suonano e collaborano con amici. Già nel 1994 siamo stati invitati dalla grande Dolly Parton a registrare a Hollywood. In quel disco abbiamo anche suonato con Alison Krauss e Union Station, la band Del McCroury e con molti altri musicisti. È stato allora che abbiamo pensato a questa idea di collaborazione con musicisti americani per realizzare un album. Tuttavia, solo ora abbiamo avuto modo di farlo!  Certo, abbiamo molto in comune con la musica folk americana, specialmente la tradizione violinistica, che è molto forte nella nostra contea come sulle montagne degli Appalachi. Ci sono analogie anche nelle ballate, visto che molte di loro hanno viaggiato attraverso l’Atlantico con gli emigranti e nel tempo si sono evolute nella nuove comunità.

Veniamo la cast stellare di musicisti degli States. Come li avete scelti gli artisti attraverso le acque provenienti da ambienti diversi.
Non è stato per niente difficile. Le melodie e le canzoni sembravano dettare gli ospiti ... ha funzionato senza problemi e senza sforzo!

C’è un nuovo arrivato nella line-up, Martin Tourish. La sua fisarmonica ha apportato cambiamenti al vostro suono nel sostituire l’organetto di Dermot Byrne?
Un buon musicista è un buon musicista, non importa che tipo di fisarmonica suoni, a patto che ci sia comunicazione tra i musicisti.

Ci sono i due formidabili chitarristi in formazione, che in genere si alternano nei tour.
In effetti, abbiamo sempre avuto due chitarristi nella line-up di Altan; Mark Kelly vive a Dublino e fa la maggior parte dei concerti europei, mentre Dáithí Sproule, vivendo negli States, partecipa alle date americane e alle altre date in giro per il mondo. Abbiamo due dei migliori chitarristi al mondo di musica tradizionale ad accompagnarci... Siamo fortunati!

Diversi vocalist che si uniscono a voi, per esempio la scozzese Eddie Reader canta “Fair Beyond Carrickfinn” una canzone molto personale…
Eddi Reader è davvero una meravigliosa cantante e una grande amica, L’ammiro immensamente. Anche in questo caso la canzone ha ispirato quale voce avrei potuto sentire. È una canzone così personale e struggente, giacché è stata scritta per me dai miei vicini di casa Ian Smith e Enda Cullen, e descrive dalla loro prospettiva il mio rapporto con mio padre scomparso.

Come è stato registrare a Nashville?
Nashville è stato un luogo di ispirazione, diverso da altre registrazioni che abbiamo fatto. Gary West della Compass Records ha co-prodotto l'album con noi, facendoci sentire rilassati e desiderosi! Ha avuto senso andare lì a registrare, avendo amici che arrivavano quando erano disponibili ad unirsi alla session. È stato intenso e molto piacevole.

Come avete sviluppato musica e arrangiamenti? Avete pianificato tutto prima?
Abbiamo preparato una parte del materiale qui in Irlanda, prima di andare a Nashville, visto che  avevamo tempi ristretti per registrare. Ci siamo preoccupati di essere abbastanza preparati, ma una volta lì abbiamo buttato al vento la prudenza e provato melodie e canzoni del tutto differenti. Siamo molto soddisfatti del risultato!

Il tuo stile violinistico è radicato nella tradizione del Donegal, ma è in una certa misura cambiato nel corso degli anni, per adattarlo a un organico più ampio?
Non è cambiato più di tanto nel corso degli anni: è ancora molto radicato nella mia area del Donegal, che è il nord-ovest della contea. Suono di più da solista da quando sono ritornata a vivere nel Donegal, dopo aver trascorso tanti anni a Dublino. Sento che il paesaggio e la musica violino si completano a vicenda. Inoltre, per me ha più senso suonare queste melodie nella zona da cui provengono.

Tornando al disco, come avete scelto le canzoni di “The Widening Gyre”?
Da tempo avevo in mente di registrare “Má Théann tú 'un Aonaigh”. Non era mai stata registrata come invece era stato per “Cúirt Robin Finley". Semplicemente, adoro l’atmosfera magica che si crea in “Cúirt Robin Finley”, perché cattura l’essenza della canzone… una lode ad una montagna che si chiama Sliabh Maoineach. Che naturalmente è nel Donegal.

Come mai avete inserito “No Ash will burn” 
Desideravo cantare una canzone del repertorio americano. Così Dáithí ha suggerito “No Ash Will Burn”. È una grande canzone old time, scritta da Walt Aldridge. 

Con “White Birds”, ritorniamo a  Yeats… di cui ricorrono quest’anno i 150 anni dalla nascita. È una poesia scritta dopo che il grande amore della sua vita, Maud Gonne, aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio.
“White Birds” è una poesia giovanile del grande Yeats, per cui una mia amica, Fiona Black, ha scritto la melodia. Mary Chapin Carpentier si unisce a noi nella canzone. È incantevole. Adoro la bellezza delle liriche: l’opera di Yeats è immortale e il suo linguaggio poetico durerà per sempre. 

Dáithí ha scritto “A Tune for Mairéad and Anna Ni Mhaonigh”. Ce ne racconti l’origine?
Sì, Dáithí ha scritto quest’aria in occasione del nostro compleanno. Era nel Donegal e lo abbiamo invitato alla festa di compleanno, mia e di mia sorella Ann. Sono compleanni molti vicini. Cosicché, di solito, diamo una grande festa per celebrarli. In ogni caso, Dáithí era al verde, e non voleva venire senza un regalo. Allora ha composto la melodia per noi! Non ho mai ricevuto un regalo di compleanno più bello!

“The Triple T” (Thomas Tourish’s Tune) è un’esplosione di corde e archi…
Sì, Ciarán l’ha composta per il figlio Thomas. L’ha scritta pensando a Nashville. Ha certamente un umore bluegrass: così abbiamo chiesto a tutti i musicisti coinvolti di fare un assolo durante la registrazione.

Il set strumentale “Buffalo Gals/Leather Britches/Leslie’s Reel” incarna lo spirito del disco.
Eravamo nello studio di registrazione con Darol Anger, Alison Brown e Todd Philips quando suonando, è saltata fuori questa sequenza. Credo che rappresenti pienamente l’idea del disco: come le melodie abbiano viaggiato oltreoceano fino agli Appalachi e come ci siano delle melodie che condividiamo.

Sei una celebrità in Irlanda, riconosciuta come uno delle personalità musicali più importanti dell’isola. Recentemente ti è stata dedicata una mostra fotografica “Mairead Ni Mhaonaigh: A Donegal Photo Album” al Tradfest di Temple Bar. Che sentimenti suscitano da una tale retrospettiva che tocca anche troppo? 
È stato un momento emozionante e di riflessione. L’abbiamo vista come una celebrazione di famiglia, gli amici e del passare del tempo È stata accolta molto bene e ora Sarà e ora sarà qui nel Donegal nella cittadina di Letterkenny durante i mesi di luglio e agosto nel locale County Museum.

“The Widening Gyre” è un punto di vista o una nuova partenza per Altan?
Riteniamo che se avessimo registrato un album puramente tradizionale, come quelli che abbiamo fatto nel corso degli anni, nessuno lo ascolterebbe: il pubblico ha familiarità con il nostro stile. Invece, “The Widening Gyre” ha creato un nuovo interesse, il che è un bene per noi come band che lavora.Si tratta di un album che di cui siamo orgogliosi, che mostra come la nostra musica si sia evoluta attraverso l’incontro con altri generi musicali e con altri musicisti durante i nostri viaggi nel corso degli anni. Amiamo i nostri canti e le melodie tradizionali del Donegal. Questo è ciò che sappiamo fare meglio. Questa è la musica che è nelle nostre vene!


Altan – The Widening Gyre (Compass Records,  2015)
Da sempre maestria e finesse costituiscono il profilo stilistico della migliore band irlandese in circolazione. C’è un certo imbarazzo a parlare di Altan, poiché tutte le parole reboanti sono state già spese per raccontare la loro musica. Con “The Widening Gyre”, finanziato dai loro fan mediante la piattaforma pledgemusic, il sestetto si spinge oltre il già noto, ma senza mai smarrire il saldo legame con le proprie origini musicali, anzi esplorandone le traiettorie storiche, coadiuvati da un cast stellare che ha partecipato al disco. I punti di forza del loro sistema musicale restano la magnifica propulsione dei violini di Mairèad e Ciarán Tourish, che s’intersecano mirabilmente con la fisarmonica del nuovo arrivato Martin Tourish (ottimo musicista, forse soltanto meno propenso alle sottigliezze di Dermot Byrne), il timbro sempre terso e luminoso della Ní Mhaonaig, gli innesti di whistle e i morbidi inserimenti di tastiera. Non da ultimo, la dinamica e la spinta ritmica portate dai cordofoni: il bouzouki Curran e le chitarre di Kelly e Sproule (che nel CD si ascoltano una per canale), la scelta dei repertori, che privilegiano il nord-ovest d’Irlanda e le storiche relazioni con i dirimpettai scozzesi (superba l’apertura del nuovo disco con “Maggie’s Pancakes/Piobaire an Cheide/The Freil Deal”, in cui intervengono il violino di Stuart Duncan, il bodhrán di Jim Higgins e il basso di Todd Philips). Il canto e il violino di Bruce Molsky entrano nella superlativa “No Ash Will Burn”, sul delizioso ritmo di valzer spicca il contrasto vocale tra i timbri di Mairéad e Bruce, mentre Janee Flenor ci mette le armonie vocali.  Il senso della strepitosa convivenza di formidabili artisti, che caratterizza “The Widening Gyre”, é racchiuso nei 3.55 minuti di “Buffalo Gals/Leather Britches/Leslie’s Reel”, un abbraccio incandescente tra melodie nord-occidentali isolane e la musica degli Appalachi, quando al sestetto irlandese si uniscono Darol Anger (violino) e Alison Brown (banjo). Altro capolavoro per la tessitura strumentale di low whistle e fisarmonica, sostenuti dal tocco incisivo del violoncello di Natalie Haas è “Ma Theann Tu un Aonaigh”, un tradizionale la cui melodia proviene dalle storiche registrazioni di Róise na nAmhrán (Nic Grianna) di Arranmore: immancabile omaggio alla memoria canora della contea. Delicatezza e talento di corde e archi in “A Tune for Mairéad and Anna Ní Mhaonaigh”, scritta dal chitarrista Dáithí Sproule, cui segue l’esperienza emozionale di “White Birds” dove entra la voce della country singer Mary Chapin Carpentier, mentre sostanza e colore timbrico sono accentuati dal piano di Will Barrow. Si riaccendono le danze: è tempo di jigs con “The Tin Key/Sam Kelly’s Jig/The Gravediggers”, un set composto da Mark Kelly, ispirato alla tradizione violinistica del Donegal. Ci sono dentro anche il flauto di Michael McGoldrick e il banjo di Alison Brown: che tiro, gente! Ci accoglie con atmosfera sospesa “Cuirt Robin Finley”, un canto che elogia un rilievo del Donegal, raccontato come fosse un luogo utopico, nel quale trovare felicità, ricchezza, salute e amore: il brano è stato raccolto da Mairéad negli anni ’80 e qui è riproposto per voce e corde (Kelly alla chitarra ebow, Haas al violoncello e Anger al violino). Dal songbook più classico, ecco spuntare “The House Carpenter” (“Gypsy Davy”), una ballata che ha attraversato l’oceano: nella versione qui proposta, Mairéad duetta con Tim O’Brien, che ci mette anche il suo mandolino. Sostanziosa la successiva, lunga sequenza strumentale d’autore, intitolata “Samhradh (Slow Reel)/Aniar Aduaidh (Jig)/The Donegal Jig”. La voce di Mairéad si prende la scena nella popolare canzone “Lurgy Streams”, ancora ispirata dal paesaggio locale. È festa di corde e archi, tripudio di ospiti, tra cui il notevole dobro di Jerry Douglas, nella fulminante “The Triple T”. Invece, in “Far Beyond Carrickfinn”, la songstress scozzese Eddie Reader canta in coppia con la front-woman irlandese per ricordare l’eminente figura di Francie Mooney, violinista e papà di Mairéad: la notte della sua morte il passaggio di una stella cadente sembrò un segnale di speranza. Sul tema melodico il resto della band si produce in un coro in stile clannadiano, in virtù anche del tappeto di tastiere, e suggestivamente riprende versi irlandesi composti dallo stesso Francie (“Arrivederci per ora – l’eco della tua voce sul respiro della brezza”). Ci sta tutta la conclusione di “The Road Home”, una bella melodia che sembra prolungare la tenerezza della canzone precedente. In realtà, è una composizione scritta “on the road” da Martin Tourish, suggerita dalla bellezza dell’aspra costa del Donegal. Qui la fisarmonica si intreccia  con le nitide linee della chitarra di Kelly, il dobro di Douglas e il violino di Anger.  Senza riposare sugli allori, seguendo la metafora del ciclo della vita come una spirale che si espande, gli Altan si sono inoltrati in nuovi territori sonori, esplorando con spirito contemporaneo, loro e degli ospiti radunati, i legami tra la loro terra e l’America, ma restando sempre sé stessi. 


Ciro De Rosa