Tom Russell - The Rose Of Roscrae: A Ballad Of The West (Frontera/Proper, 2015)

Nell’arco di quasi quarant’anni di attività artistica Tom Russell si è segnalato come uno dei grandi protagonisti della scena country-western americana, non solo per il successo raccolto con i suoi dischi, ma anche per la sua capacità di saper innovare e rinverdire la tradizione, diventandone lui stesso parte integrante. Più in particolare nell’ultimo decennio, la sua rinnovata ispirazione, lo ha portato a dare alle sue ballate narrative un profilo sempre più colto, imprimendo ai suoi brani suggestioni ed evocazioni letterarie, lontane anni luce dagli stereotipi del genere. Il suo nuovo album “The Rose Of Roscrae: A Ballad Of The West” chiude la trilogia, cominciata nel 1998 con "The Man From God Knows Where” e proseguita con “Hotwalker” nel 2005, con la quale ha ripercorso le vicende della propria famiglia emigrata dall’Europa agli Stati Uniti, dando vita ad un personale viaggio in dietro nel tempo alla riscoperta della memoria e dei ricordi. Tra rimandi continui all’immaginario letterario di Charles Bukowsky, Jack Kerouac, Lenny Bruce, e Virginia Brown, e spaccati di puro lirismo e poesia, Tom Russell in questi anni ha proseguito con coraggio il proprio percorso, mirando soprattutto ad esaltare l’aspetto narrativo ed antropologico dei suoi dischi, veri e propri affreschi storici e letterari come nel caso degli splendidi “Blood And Candle Smok” del 2009 e “Mesabi” del 2011. In questo contesto si inserisce perfettamente anche l’opera di valorizzazione del proprio catalogo che lo stesso sta portando avanti da qualche anno, con la pubblicazione di antologie (da non perdere “Veterans Days” di qualche anno fa), preziose ristampe, e progetti particolari come il sontuoso “Aztec Jazz”. Rispetto ai dischi precedenti, questo nuovo lavoro è ancor più ambizioso essendo una sorta di opera country-western ambientata a fine Ottocento, che ruota intorno alla storia di Johnny Behind-The-Deuce un giovane irlandese che, dopo essere stato picchiato dal padre del suo primo amore, dalla natìa Templemore fugge negli Stati Uniti per diventare un cowboy. I vari brani, intessuti nei ricordi di gioventù del protagonista, ormai anziano, tra rimpianto, dolore, e desiderio di ritornare in patria, intrecciano le dure condizioni a cui erano sottoposti gli emigrati con la colonizzazione dell’Ovest. A colpire è l’acume con cui Russell affronta il racconto approfondendo ogni personaggio, come nel caso del giudice corrotto Augie Blood, interpretato dalla voce di David Olney) o del personaggio femminile affidato a Maura O’Connell, o ancora nel paragone molto riuscito tra gli outlaw e i narcos messicani. Prodotto da Tom Russell e Barry Walsh, l’album presenta cinquantadue tracce, divise in due dischi, tra canzoni e spaccati narrativi, nel corso dei quali il cantautore californiano è affiancato da alcune delle leggende della musica americana come Jimmie Dale Gilmore, David Olney, Johnny Cash, Joe Ely, Ian Tyson, Augie Meyers, Fats Kaplin, Jimmy LaFave, Ramblin Jack Elliott, Jack Hardy, John Trudell, David Massengill, Guy Clark, Dan Penn, e grandi voci femminili come Eliza Gilkyson, Maura O’Connell, e Gretchen Peters tra gli altri. Durante l’ascolto non si può non restare affascinati dalla capacità di Russell di integrare rivisitazioni di brani del suo repertorio come nel caso di “Gallo Del Cielo” di Joe Ely, The Sky Above, “The Mud Below” di Ramblin' Jack Elliott, con canzoni nuove come le superbe “Hair Trigger Heart”, “He Wasn't A Bad Kid”, “When He Was Sober” o “Doin' Hard Time In Texas”, nelle quali recupera certi stilemi country rock del passato. Non manca qualche gustosa sorpresa come nel caso dello storytelling roots rock dell’epica title-track, uno dei brani migliori di tutto il disco e probabilmente dell’intera carriera di Russell, il traditional francofono “En Canadien Errant”, e la quel gioiello che è “Desperados Waiting For A Train” con alle voci Jimmie Dale Gilmore, Guy Clark e Dan Penn. Pregevoli sono, inoltre, le incursioni nei classici del country del passato come “Sam Hall” cantata da Johnny Cash, o nel gospel con la complicità di Eliza Gilkyson o Augie Meyers, o ancora nel folk con “Ain’t No More Cane On The Brazos” in cui sono protagonisti Jimmy LaFave e Gretchen Peters. Che dire poi dei canti indiani “Crazy Horse” e “Custer’s Luck” cantati da John Trudell e Thad Beckman, o delle struggenti “The Hands Of Damien” e "Carriekfergus”, o ancora di “She Talks To God”, che svelano il lato più intimo di tutto il disco. Insomma con “The Rose Of Roscrae” Tom Russell ha firmato il suo capolavoro, suggellando una carriera esemplare nella storia della musica americana. 


Salvatore Esposito