Enrico Intra - Enrico Pieranunzi, Bluestop (AlfaMusic/Egea, 2014)

Considerati due tra i più autorevoli pianisti jazz italiani ed accomunati non solo dal nome ma anche dalla costante tensione alla ricerca e all’improvvisazione, Enrico Intra ed Enrico Pieranunzi si sono incontrati sullo stesso palco il 15 aprile 2013 per la rassegna “Conoscere il jazz”, organizzata dal Bollate Jazz Meeting. In quell’occasione, dopo una sola prova di poco più di un ora, hanno dato vita ad una performance unica nel suo genere, nel corso della quale hanno elaborato in piena libertà alcuni brani originali con l’aggiunta di due composizioni di Francis Poulenc e Paul Hindemith, due tra gli autori classici più importanti degl’anni Trenta. Il risultato fu assolutamente straordinario, e dalle registrazioni di quella serata quasi magica è stato tratto “Bluestop”, disco che raccoglie sette brani per poco più di trenta minuti di musica, che ricreano perfettamente la magia di quel concerto. Il disco rivela chiaramente come Intra e Pieranunzi si siano liberati della grammatica del linguaggio jazz afroamericano, per aprirsi alla composizione istantanea che parte da sorprendenti cluster ritmici e melodici per comporre un universo sonoro del tutto nuovo, mai ascoltato perché mai scritto. Confrontandosi ai rispettivi pianoforti Intra e Pieranunzi ci coinvolgono in un “entusiasmante viaggio nella più adamantina ricerca condivisa di creatività estemporanea”, come scrive il musicologo Vincenzo Caporaletti, nelle sue accurate note di copertina. Ed in questo senso una importante chiave di lettura per questo lavoro è rintracciabile tanto nella Teoria della Formatività Audiotattile dello stesso Caporaletti, quanto nel testo didattico di Intra “Improvvisazione Altra?”, ma ciò che colpisce davvero è come questo disco risulti godibilissimo anche per chi non ha familiarità con certe ardite costruzioni sonore. Andando più a fondo si scopre come il processo creativo alla base di ogni brano prenda le mosse da un’estetica volta alla ricerca del suono, della variazione timbrica che esalta tutte le potenzialità espressive del pianoforte. Nel processo istantaneo di creazione ed esecuzione, i due pianisti dimostrano un intesa totale nello spaziare dal blues alla musica contemporanea del Novecento, il tutto impreziosito da un approccio virtuosistico ma allo stesso tempo elegante. Il contatto diretto con la sensibilità e creatività di questi due artisti è dunque un esperienza da non perdere, e siamo certi che “Bluestop” rappresenterà a lungo un riferimento importante ed una vera pietra miliare per la scena jazz italiana. 


Salvatore Esposito