Luigi Lai, la musica è vita dedicata alle launeddas

La didattica e i giovani
L’apertura musicale ad ampio raggio non ha mai distolto il maestro Luigi Lai da un serio approccio verso la didattica a favore dei giovani.  A lui si deve un pioneristico metodo per imparare a suonare le launeddas "Metodo per le launeddas", edito nel 1997 in italiano e in inglese. Un’opera strutturata avendo sempre un occhio di riguardo per la didattica tradizionale ma trasmessa secondo i canoni della musica colta. Lai ha, inoltre, collaborato con diverse associazioni culturali campidanesi o con scuole civiche, con lo scopo di formare numerosi giovani suonatori: "Ci tenevo così tanto a dare nuovo impulso alle launeddas che in paese non chiedevo niente per le lezioni. A Cagliari ho lavorato diversi anni per la Scuola civica, mi pagavano poco. Per rientrare nelle spese, dovetti persino mettere l’impianto a gas, che mi garantiva un forte risparmio sul carburante (dal mio paese andare e tornare due volte la settimana a Cagliari è comunque un bel viaggio). Tuttavia provavo troppo piacere nel veder suonare le launeddas dai giovani, insegnare mi piace e per me era importante far rivivere lo strumento dei Sardi… è troppo bello, gli ho dedicato la vita".    
Suoi diversi allievi hanno avuto modo di evidenziare come il maestro richieda sempre un serio approccio allo strumento, rigore nello studio e un’applicazione costante, indispensabile per raggiungere precisione esecutiva nell’articolazione delle differenti nodas: "Ai miei allievi dico sempre che non devono diventare dei semplici “soffiatori”. Se vogliono divenire seri suonatori devono continuamente studiare, con rigore, sacrificio e duro impegno. A loro ripeto sempre che le launeddas sono uno strumento che ti ruba la vita, c’è sempre da imparare e da migliorare. In troppi, oggi, pensano di essere abili suonatori solo perché hanno imparato a suonare qualche melodia. Il pubblico inesperto si accontenta perché non conosce, non sa distinguere, ma non bisogna distruggere una tradizione con il pressapochismo, bisogna valorizzarla studiando con serietà e tanto impegno, solo così sarà possibile raggiungere buoni livelli strumentali". 

L’Accademia delle Launeddas e lo sguardo al futuro
Il maestro Lai è orgoglioso della sua Accademia delle Launeddas, i cui locali sono stati allestiti secondo una concezione multifunzionale, infatti possono essere usati per tenere conferenze, attività didattiche, performances dal vivo o registrazioni. Nelle differenti bacheche situate a perimetro dei muri dell’Accademia, sono esposti materiali informativi e illustrativi, quali documenti d’epoca, ritagli di giornale, copertine di dischi, locandine dei concerti, titoli, onorificenze, etc. Alcune sezioni sono dedicate alla spiegazione delle parti costitutive delle launeddas, comprendendo le varie fasi necessarie per costruirle ad arte. Nell’Accademia sono stati collocati i numerosi riconoscimenti (coppe, targhe, medaglie…) ottenuti a seguito di concerti o di partecipazioni a eventi pubblici e privati. Alcune decine di coccarde testimoniano una continua partecipazione alla Sagra di Sant’Efisio, patrono di Cagliari. In un libro, Gabriella Sanna ha raccolto fotografie storiche e articoli a lui dedicati in oltre cinquant’anni di carriera musicale.  
Dopo quanto sintetizzato, pare opportuno sottolineare l’importante ruolo avuto da Luigi  Lai nel rappresentare in tutto il mondo la musica sarda, riuscendo a conseguire onore e fama a vari livelli, con risultati impensabili per i suoi predecessori. 
Lai è un innovatore, ma ha dichiarato di non provare interesse per le cosiddette electroneddas, in quanto strumenti tecnologici di sintesi. Il fiato è l’anima delle launeddas che per essere suonate richiedono solida competenza tecnica. Ciò premesso, Lai ha provato a sperimentare l’elettronica abbinata alle sue suonate, come pure ha provato il confronto con gruppi di musica da camera, riproponendo come solista anche brani classici adattati al suono delle launeddas. 
Nel corso del tempo, da parte del maestro Lai vi è stata prontezza nel saper valorizzare il proprio strumento popolare anche in anni in cui stava per essere definitivamente abbandonato nell’oblio, cogliendo senza pregiudizio occasioni irripetibili ai fini della diffusione della conoscenza delle launeddas tramite i canali tipici della musica giovanile.  
Con eleganza e stile ha saputo mostrare l’ecletticità dello strumento per dare risalto alla cultura dei Sardi, ma anche per sperimentare incontri musicali con strumenti dell’etnofonia popolare internazionale o con quelli delle musiche classica e jazz. 
Per questi motivi, ritengo che la Sardegna debba molto a Luigi Lai, sia per aver elevato a massima espressione artistica la musica tradizionale sia per l’impegno profuso a tra¬smettere le proprie conoscenze a una platea di appassionati o di aspiranti musicisti. Come ho di recente ribadito in un’opera etnomusicologica dedicata ai più prestigiosi suonatori della tradizione sarda, Launeddas Patrimonio dell’Umanità (si veda anche l’articolo in BF, aprile 2014), c’è da augurare che i giovani, negli anni a venire, con cognizione di causa e consapevolezza storica, continuino a dare vigore a questo simbolo della civiltà e dell’identità musicale della Sardegna. In merito pare opportuno concludere ricordando il concerto tenutosi nella “Sala dei Concerti” dell’UNESCO, a Parigi, nel maggio 2014. Anche in quest’occasione Luigi Lai era sul palco per affermare, tramite i suoni, la ricchezza storico-culturale della musica popolare sarda e le sue solide antiche tradizioni.  
Alcuni mesi or sono, il maestro si è dovuto sottoporre a un lieve intervento chirurgico che ha rallentato le sue numerose attività. Tuttavia sentendolo al telefono, in questi giorni, sembrava un giovincello con la grinta di sempre e una tenacia senza pari: "Ho i miei anni ma la ricerca continua senza sosta. In questi mesi sto studiando e sperimentando intorno alle scale minori, poco usate con le launeddas, ma permettono ottimi risultati anche nell’accompagnamento dei canti. Il 19 aprile sarò in concerto a Sant’Antioco con Elena Ledda, Mauro Palmas (e altri musicisti). Sempre con loro in seguito ci esibiremo in concerto a Copenaghen e a Oslo". 
Grande maestro! Per lei la musica è vita dedicata alle launeddas. È un piacere sapere che, con la consueta determinazione, abbia potuto riprendere tutte le attività musicali, grazie alle quali ha favorito, ai massimi livelli, la conoscenza dello strumento e della musica sarda nel mondo, valorizzando la tradizione, certo, ma con i piedi ben saldi nel presente, tenendo lo sguardo sempre proteso al futuro. Adelante, con gioia, in attesa del prossimo successo discografico. 


Paolo Mercurio

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