Srdjan Beronja – The Sounds of Varanasi (Arc Music, 2014)/Murshidi And Sufi Songs - Field Recordings by Deben Bhattacharya (Arc Music, 2015)

Con “The Sounds of Varanasi”, l’artista viaggiatore serbo Srdjan Beronja, percussionista, compositore e scrittore, prova a tracciare il paesaggio sonoro di Varanasi depurato del traffico di auto strombazzanti, di bici e risciò, delle voci dei mercati e dei devoti, passando dai rituali sulle rive del Gange alle musiche provenienti da viuzze seminascoste fino a testimoniare le cerimonie dei templi delle divinità indù. È un suggestivo itinerario sonoro dentro la città, dall’alba al tramonto, con accurate note esplicative contenute nel booklet. Varanasi, luogo eletto da Shiva, città spirituale dello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, sacra all’induismo, meta di pellegrinaggi che contemplano l’immersione dei fedeli nel Gange utilizzando i ghats, le rampe di scale in pietra che finiscono direttamente dentro le acque del fiume. Le diciotto tracce, raccolte nell’arco temporale 2001-2011, offrono un’ampia varietà di repertori, mettendo insieme performance in studio di musica d’arte indostana per sitar, esecuzioni in stile semi-classico, brani che fondono stilemi classici, modi popolari e improvvisazione, punteggiati da inserti raccolti sul campo (i mantra dhyan, le preghiere, le percussioni dei cortei nuziali, il ciangottare dei pappagalli, le grida delle scimmie come quelle del tempio della dea Durga intente a divorare il roti, il pane indiano tondo e di spessore sottile). Lo stesso Beronja suona le tabla in due bhajan (forma di canto romantico devozionale), accompagnando voci e harmonium. Tra gli episodi più interessanti segnaliamo le diverse parti del raga “Madhuvanti”, suonato dal sitarista Dhruv Nath Mishra, il raga in stile semi-classico “Mishra khamaj” e quello classico “Charukeshi” per violino (strumento in uso soprattutto nella musica carnatica del sud dell’India), imbracciato da Sukhdev Prasada Mishra, esponente da una rinomata famiglia e scuola musicale di Varanasi e "Pahari Dhun", composizione derivata da melodie popolari e pratiche religiose con Hari Poundwal al flauto bansuri. 
 Con il secondo lavoro entriamo invece nel mondo dei murshidi. Il disco raccoglie registrazioni di Deben Bhattacharya effettuate nel 2001, poco prima della sua scomparsa (era nato nel 1921). Studioso di musiche tradizionali, danza e poesia, discendente da un'antica famiglia di bramini, Bhattacharya ha realizzato numerosi documentari, dischi, libri e programmi radiotelevisivi. Non è il primo album che la Arc Music dedica ai materiali provenienti dalle ricerche di Bhattacharya (la serei comprende canti Baul del Bengala, suoni dall’Afghanistan raccolti tra il 1950 e il 1970, il maqam siriano, la musica delle comunità sefardite dal Marocco allo Yemen fino a Bukhara o ancora quella delle tribù Santal del nord-est indiano). L’antologia contiene nove tracce: si tratta di materiali raccolti in diverse località, in origine registrati su nastro (pregevole la qualità fonica) per il film “Music according to Deben Bhattacharya”. Incontriamo i murshidi (la parola derivata dall’arabo ershad che significa dare consiglio, indica i maestri spirituali), cantori attivi nel Bangladesh che formano una comunità vicina al sufismo e che accompagnano i loro canti nostalgici e poemi di devozione con il cordofono monocorde ektara, il violino occidentale, la viella ad archetto sarinda, originaria dell’Afghanistan, il flauto di bambù ar banshi, i tamburi bipelle dhol e i cimbali kartal. L’esecuzione musicale segue uno schema che procede in generale su tempi lenti, anche se non mancano accelerazioni. Chi conosce e apprezza la musica dei cantori erranti Baul non dovrebbe rinunciare a questo affascinante viaggio sonoro. 


Ciro De Rosa