Speciale AlfaMusic: Fabrizio Mocata, Marco Pacassoni Quartet, Fabio Morgera & NYCats, Mission Formosa

Fabrizio Mocata – Letter from Manhattan (AlfaMusic/EGEA, 2015)
Pianista e compositore di origine siciliana, ma da tempo ormai toscano d’adozione, Fabrizio Mocata nel corso della sua carriera artistica ha attraversato più volte l’oceano sia per entrare in contatto con la scena jazz newyorkese, sia per seguire in Sud America la sua passione per il Tango, per giungere negli ultimi anni ad incrociare il suo cammino con la musica classica. Animato dal costante desiderio di esplorare nuovi territori sonori, lo ritroviamo alle prese con “Letters from Manhattan”, disco che raccoglie dieci brani autografi, incisi in trio con Marco Panascia al contrabbasso, e Ferenc Nemeth alla batteria, con la partecipazione speciale del grande sassofonista George Garzone e del suo giovanissimo allievo Nick Myers al sax tenore. Come scrive Alceste Ayroldi nelle dettagliate note di presentazione del disco, solo in apparenza questo disco sembra estraneo al background artistico di Mocata, ma andando più a fondo si scopre come il suo percorso di ricerca musicale lo permei totalmente. E’ il caso ad esempio del brano di apertura “Just That” nella quale colpiscono le esplorazioni modali e la ricercatezza della linea melodica, o ancora dell’evocativa “East Side Story” nella quale brilla l’elegante progressione di accordi. Lo splendido ¾ di “Man Waltz” ci conduce poi nel vivo del disco con il gustoso up tempo di “Depression” in cui giganteggia il sax di Garzone, la sontuosa ballad dalle atmosfere rarefatte “Iceberg”, e la superba “Tango 22” nella quale Mocata ritrova la sua passione per il tango. I suoni di confine di “Spring” aprono la strada ad un altro gioiello ovvero “Trisofobia” in cui ritroviamo il dialogo tra il piano e il sax di Garzone, ma c’è ancora tempo per qualche altra sorpresa ovvero la soffusa “Catablus” in cui spicca il perfetto interplay tra il pianoforte di Mocata e il sax tenore di Myers, e la ballad “Conversation” che con la sua melodia cristallina suggella un disco di grande fascino che non mancherà di regalare qualche bella emozione a quanti lo ascolteranno con attenzione. 

Marco Pacassoni Quartet – Happiness (AlfaMusic/EGEA, 2014)
Registrato nell’arco di due giorni di sessions completamente dal vivo in studio e composto da nove brani, che alternato complesse partiture e improvvisazioni, “Happiness” è il nuovo album del Marco Pacassoni Quartet, quartetto jazz non convenzionale, formatosi intorno all’apprezzato vibrafonista italiano, e composto da Enzo Bocciero (pianoforte e tastiere), Lorenzo De Angeli (basso semiacustico) e Matteo Pantaleoni (batteria e percussioni). Si tratta di un album che segna un importante tappa del percorso musicale di Marco Pacassoni, in quanto la sua ricerca sonora si è indirizzata verso la valorizzazione, tanto dell’elemento compositivo, quanto del dialogo corale ed improvvisativo tra i singoli musicisti. Durante l’ascolto si viene condotti alla scoperta del fascino segreto e delle incredibili potenzialità espressive del vibrafono e della marimba, attraversando generi e sonorità differenti, il tutto partendo da un approccio prettamente jazz rispetto alle melodie. La crescente maturità del vibrafonista fanese emerge dalle esecuzioni eccellenti dei vari brani, le cui strutture musicali hanno il pregio di avere una presa quasi istantanea nell’ascoltatore. E’ il caso ad esempio delle splendide “Two Shades of Happiness” e “On the Riverside”, o della più ricercata “Driving South” nella quale emerge tutta la capacità di Pacassoni di sapersi destreggiare tra la fusion e musica colta. Il vertice del disco arriva però con la splendida “Michael”, in cui spicca il pianoforte di Michel Camilo, a cui il brano era stato dedicato qualche anno fa. “Happiness” è uno di quei dischi che fanno bene all’anima, regalando all’ascoltatore la possibilità di lasciarsi trasportare in un viaggio sonoro di grande suggestione.

Fabio Morgera & NYCats – Ctrl Z (AlfaMusic/EGEA, 2015)
L’idea alla base del progetto “Ctrl Z” nasce nel 2011, nel periodo in cui il trombettista Fabio Morgera suonava stabilmente a New York City con la Nublu Orchestra diretta da Butch Morris, celebre padre della conduction, forma di orchestrazione e direzione dell'improvvisazione collettiva, intesa come ponte ideale tra musica classica e jazz. L’incontro con questo particolare approccio musicale e gli insegnamenti del suo maestro sono stati l’ispirazione per dar vita ai NYCats, formazione allargata con cinque fiati e tre tastiere attraverso cui Fabio Morgera ci svela la sua personale concezione della conduction. E’ nato così “Ctrl Z”, disco nel quale ha raccolto sette brani originali incisi con un nutrito gruppo di strumentisti composto da Stacy Dillard (sax soprano), Josh Roseman (trombone), David Gibson (trombone), Jason Jackson (trombone), Orrin Evans (piano), Charles Blenzig (pianoforte elettrico e pianoforte), Brian Charette (organo), Richard Padron (chitarra elettrica), John Benitez (basso), Gianluca Renzi (basso), Jeremy “Bean” Clemons (batteria), Brandon Lewis (batteria), Samuel Torres (percussioni), e  Carlos Maldonado (percussioni), i quali nel corso dei vari brani si avvicendano tra essi, dando vita ad un affresco sonoro ambizioso ed allo stesso tempo affascinante. Destreggiandosi tra il ruolo di leader e di solista, Morgera guida questa electric big band attraverso le sue composizioni, nelle quali emerge non solo tutta la sua maturità come autore, ma anche la sua capacità di evocare tematiche di impegno sociale come il problema dell’immigrazione e quello delle guerre religiose. E’ il caso ad esempio dell’iniziale “Illegal Immigration Started In 1492” con Cristoforo Colombo dipinto su una trama elettrica e percussiva come il primo immigrato clandestino, o delle contaminazioni multietniche de “Uno screzio con Borghezio”, nella quale viene messo alla berlina l’antisemitismo nella società multirazziale, o ancora della festosa “Ius Soli (Dance Of The Tribe)” che auspica l’introduzione del diritto di cittadinanza per chiunque nasca in Italia. Dal punto di vista prettamente musicale a colpire in modo particolare sono “Thalassocentric” e “Prayer To The Microscopic Gods”, nelle quali la scena è tutta per la tromba di Morgera che cesella cantabili melodici di pura bellezza. Ad impreziosire il tutto è poi la conduction utilizzata nelle introduzioni, negli interludi e nelle code ai vari tempi funky, swing o latini che caratterizzano le varie composizioni. 

Mission Formosa – Mission Formosa (AlfaMusic/EGEA, 2015)
Sestetto composto da tre talentuosi musicisti taiwanesi Shen Yu Su (sax tenore), YuYing Hsu e Kuan Ling Lin (batteria), e tre tra i migliori strumentisti italiani Giuseppe Bassi (contrabbasso), Gaetano Partipilo (sax alto) e Francesco Lento (tromba), Mission Formosa è la dimostrazione di come background musicali differenti possano rappresentare un elemento di unione determinate per una formazione jazz, annullando ogni differenza. Bassi, nei panni del leader, guida il sestetto in modo illuminato attraverso i dodici brani che compongono il disco omonimo, che arriva dopo un intenso rodaggio dal vivo del gruppo. Durante l’ascolto a colpire è la scelta di un sound che mira a valorizzare la trama melodica, come base per la costruzione di architetture musicali in cui spicca la commistione tra le suggestioni mediterranee ed evocazioni di matrice jazz afroamericana. Aperto da “At 3.09 a.m, a dream”, guidata dal piano di YuHing Hsu, ed impreziosita dall’ottimo assolo di Partipilo, il disco colpisce per la brillante coralità che caratterizza i vari brani, come nel caso della notturna “My Life Express” in cui spicca la tromba di Francesco Lento, o della perfetta orchestrazione di “Mostro’s Kiss”. Impeccabile è poi anche l’impianto ritmico con il drumming perfetto di Kuan Liang Lin che emerge in “After Typhoon”, e “I Know You Know” di Giuseppe Bassi che si svela in tutta la sua brillantezza armonica. Se una bella sorpresa è l’arrangiamento del brano taiwanese “The Olive Tree” curato da Yu-Wen,Peng, altrettanto fascinose sono le variazioni armoniche di “Psc 49” di Shen Yu Su. Sul finale arrivano poi la sinuosa ballad “A Song For You, In April” di YuYing Hsu, e il gustoso blues minore di “Zhong Kui blues” di Bassi, che completano un disco accattivante e coinvolgente che non mancherà di entusiasmare quanti vi dedicheranno la loro attenzione.


Salvatore Esposito