Michele Marini Organic Trio – Changemood (Visage Music/Materiali Sonori, 2015)

Clarinettista poliedrico, già apprezzato al fianco di Maurizio Geri, e Riccardo Tesi, Michele Marini, vanta una solida formazione spesa tra il Conservatorio L. Cherubini di Firenze, sotto la guida del maestro Fabio Battistelli, e lo studio dell’improvvisazione jazz con Claudio Carboni, Nico Gori, Mauro Negri e Gabriele Mirabassi, a cui ha unito una intensa attività artistica in ambiti musicali differenti. Dall’incontro con il pianista ed organista Lorenzo Frati, e il batterista e percussionista Emiliano Barrella, è nata l’idea di dar vita al Michele Marini Organic Trio, formazione con la quale ha dato di recente alle stampe “Changemood”, disco dal titolo eloquente che esplora sentieri inconsueti del jazz attraverso l’originale interplay tra il timbro energico dell'organo hammond ed il clarinetto. Composto undici brani, firmati dallo stesso Marini e dall’organista Lorenzo Frati, l’album presenta una incredibile e ricercata varietà sonora che vede il jazz mescolarsi a sonorità che spaziano dal blues alla world music fino a toccare lo scenario della musica internazionale. Sin dalle prime note della titletrack si ha la sensazione di essere di fronte ad un lavoro maturo, ben lontano dalle mode del mainstream, ma piuttosto aperto ad una ricerca melodica a tutto campo, con le atmosfere bop sapientemente rilette attraverso un serrato dialogo tra organo e clarinetto, il tutto condito dalla chitarra di Gianluca Belpassi e dal drumming impeccabile di Barrella. Le atmosfere della nostalgica “My Old Home” apre poi la strada alle sonorità latin di “Midnight Samba” nella quale l’hammond e il clarinetto si contendono la linea melodica, fino ad un finale di grande effetto. L’introspettiva “Springwalk” che rapisce l’ascoltatore per il suo fluire meditativo, apre la strada a “Miraggio” e “Arabico”, i due vertici del disco, in cui brilla la partecipazione di Riccardo Tesi all’organetto, e nelle quali è possibile cogliere tutta la versatilità del trio nel misurarsi con i suoni world. Fondamentale in questo senso è l’intesa perfetta del trio, nel dar vita ad una perfetta fluidità del sound, come emerge nel blues “Minor Fourth” scritto dal chitarrista Gianluca Belpassi, o nella superba rilettura di “Equinox” di John Coltrane, in cui spiccano la grande varietà di sfumature del fraseggio, che arrivano a lambire la musette francese. La breve ma intensa “New Day” ci conduce verso il finale con “Dania’s Waltz” nella quale è protagonista la fisarmonica di Daniele Donadelli, e la gustosa “The Right Time”. Pur essendo l’opera prima del Michele Marini Trio, “Changemood” è un disco pregevole che mette in luce tanto il tanto di questi musicisti, quanto la loro maturità dal punto di vista della ricerca sonora e compositiva. Una vera rarità, in un momento storico in cui la scena jazz italiana sembra ripiegarsi sempre di più sul già sentito. 



Salvatore Esposito