Fairport Convention – Myths & Heroes (Matty Groves/Iconic Music & Media, 2015)

Nell’arco di quasi cinquant’anni di attività la grande famiglia dei Fairport Convention ha conosciuto grandi successi, fasi alterne tra addii eccellenti e cambi di formazione, ma ciò che non è mai venuto meno è stato l’entusiasmo e il desiderio di continuare a fare musica, anche sulla spinta del loro pubblico più affezionato. L’entrata nel nuovo secolo per il gruppo ha rappresentato una vera e propria rinascita dal punto di vista ispirativo, e parallelamente alle continue pubblicazioni di materiali live e d’archivio, la loro produzione discografica - con dischi come “Over the Next Hill” del 2004 e “Sense of Occasion” del 2007 - ha ritrovato se non la caratura del capolavoro ma quantomeno quello smalto che sembra essersi perso da troppo tempo. Fondamentale in questo senso è stato l’aver trovato una stabilità nella line up, sotto la guida di uno dei fondatori, Simon Nicol (chitarra e voce), Dave Pegg (basso, mandolino, controcanti), e con l’aggiunta di Ric Sanders (fiddles), Chris Leslie (fiddle, mandolino, bouzouki, e voce) e Gerry Conway (batteria e percussioni). A tre anni di distanza dall’antologico “By Popular Request” del 2012, nel quale il gruppo rileggeva una selezione di brani storici del suo repertorio scelti dai fans, ritroviamo i Fairport Conventio con “Myths & Heroes”, disco registrato nella tranquillità dei Woodworm Studios di Barford St. Michael nell'Oxfordshire da John Gale, raccoglie tredici tracce brani tra inediti firmati da Chris Leslie e Ric Sanders, e riletture di composizioni di vecchi amici come Ralph McTell, Rob Beattie, PJ Wright e Anna Ryder. Proprio la scelta dello studio non è stata casuale come ha raccontato di recente, Dave Pegg: “Siamo incredibilmente soddisfatti. Sono grandi canzoni, e nel complesso è un’ottima raccolta di brani. Incidere in questo studio è stato come tornare a casa, perché c’è gran parte della nostra storia personale. Chris Leslie, poi, è un polistrumentista semplicemente eccezionale, e ha rappresentato un valore aggiunto. Si può dire che siamo al settimo cielo”. L’entusiasmo che ha animato la realizzazione e la pubblicazione di questo nuovo disco si riflette benissimo anche nell’ironica scelta della copertina, curata da Mick Toole, il quale ha ritratto i membri del gruppo nei panni di rispettivi eroi personali, mentre ai fan che sono riusciti ad individuare a chi corrispondessero, sono andati due biglietti gratuiti per l’edizione 2015 del Cropredy Festival. Durante l’ascolto il disco si svela in tutto il suo brio e la sua varietà sonora, ma ciò che più colpisce è come il gruppo miri essenzialmente a divertire l’ascoltatore, piuttosto che perdersi in gorghi asfittici e pretenziosi. Certo usare la parola capolavoro, o tentare il paragone con uno dei grandi dischi storici del gruppo sarebbe del tutto improprio, ma il disco centra in pieno il suo obbiettivo: catturare il piacere e il divertimento di suonare insieme ed allo stesso tempo regalare ai propri fan, un altro capitolo della storia dei Fairport Convention. Ad aprire le danze è il trascinante folk-rock della title-track, composta da Chris Leslie ed impreziosito dal violino elettrico di Ric Sanders, il disco si rivela, alla quale segue l’evocativa “Clear Water” dell’amico di sempre Ralph McTell, il quale nella metafora della nave ha voluto in qualche modo racchiudere la storia del gruppo. Lo splendido strumentale “The Fylde Mountain Time/Roger Bucknall’s Polka” apre la strada prima alla ballata narrativa “Theodore’s Song”, in cui Chris Leslie racconta la storia di un orologiaio itinerante dell’Oxfordshire, e poi al brillante folk-rock di “Love At First Sight”. Se “John Condon” di Richard Laird, Sam Starrett e Tracey McRory brilla per l’eccellente interpretazione vocale di Simon Nicol e l’armonica di Chris Leslie, la successiva “The Gallivant” è uno dei brani più entusiasmanti del disco, e questo senza dubbio anche per la partecipazione del violino e dell’ensemble del conservatorio di Joe Broughton. Lo spaccato folkie con “The Man In The Water” e “Bring Me Back My Feathers” ci conduce verso il finale con “Grace And Favour”, in cui Chris Leslie ci racconta la storia di una donna che riuscì a salvare nove marinai da un naufragio nel 1838, e le gustose “Weightles/The Gravity Reel” e “Home”. L’evocativo strumentale “Jonah’s Oak” di Rick Sanders suggella uno dei dischi più interessanti degli ultimi anni dei Fairport Convention. 


Salvatore Esposito