Stoney LaRue – Aviator (Blue Rose/I.R.D.,2015)

Quando nel 2005, Stoney LaRue diede alle stampe “Red Dirt Album” contagiò ben presto la scena musicale che da Stillwater in Oklahoma si estende fino al Texas, con il suo trascinante mix di country, heartland rock e echi southern. Nonostante negli anni quel disco sia diventato un vero e proprio manifesto, tanto che l’etichetta “Red Dirt” è stata applicata agevolmente anche alle produzioni di Jason Boland, Mike McClure e Cross Canadian Ragweed, ben presto questo filone ha esaurito la sua vitalità, scivolando verso una lenta stagnazione, nonostante il successo che ha continuato a riscuotere in termini di vendite. A riscrivere le regole del gioco è ancora StoneyLaRue, con il suo nuovo album “Aviator”, che arriva a distanza di quattro anni dall’ottimo “Velvet”, e nel quale ha messo in fila dodici brani più due bonus track, in cui il reddirt sound ha lasciato il posto ad approccio più cantautorale. Fondamentale in questo senso è stato il lavoro dei due produttori Frank Lidell e Mando Saenz, che hanno impresso ai vari brani eleganti sonorità country-rock elettoacustiche, in cui spiccano le chitarre di Randy Scruggs, il fiddle di Glen Duncan e la steel-guitar di Joshua Grange (steel-guitar). L'ascolto rivela un disco dal taglio molto personale, nato dopo la difficile fase della sua vita segnata dal divorzio, ma ciò che colpisce è la costruzione dei vari brani, da cui traspare tutta la capacità di LaRue di destreggiarsi attraverso le radici della country music, come dimostrano le iniziali “One and Only” e “Golden Shackles”, nelle quali spicca l'intreccio tra chitarre southern e il fiddle in puro stile hillbilly. Si prosegue con il ruvido valzer “Til I’m Moving On” e il texas sound della title track che aprono la strada ad uno dei brani migliori del disco, ovvero la ballata “First One To Know” che sarebbe suggestivo poter ascoltare dalla voce di Willie Nelson. Se “Still Runnin’” si lascia apprezzare per l’eleganza dell’intreccio tra piano e steel guitar, nelle più movimentate “Spitfire” e “It's Too Son” ritroviamo tracce più marcate del Red Dirt Sound. La border ballad “Million Dollar Blue” ci conduce verso il finale dove spiccano l’omaggio a Merle Haggard con “Naturali High” e la splendida cavalcata a base di rock ‘n’ roll “Studio A Trouble Time Jam”. Insomma “Aviator” rappresenta un altro tassello importante per Stoney LaRue non solo per la qualità intrinseca dei brani, ma anche per avere il pregio di calare il “Red Dirt” in una dimensione più vicina alla canzone d’autore. Per quanti non hanno avuto modo di ascoltare i suoi dischi precedenti sarà insomma una piacevole sorpresa. Onore al merito alla Blue Rose Records per aver scommesso su Stoney LaRue, distribuendo per la prima volta un suo disco in Europa. Probabilmente non scalerà le classifiche come succede abitualmente in quella country americana, ma il consenso del pubblico europeo non gli mancherà di certo.



Salvatore Esposito