Speciale Dodicilune: Barbara Errico, Leo Pianoforte, Angelo Mastronardi Trio, Painting Jazz Duo, Vito Liturri Trio, Nicola Andrioli

Barbara Errico – Sentimentale: Dedicato a Lelio Luttazzi (Koinè by Dodicilune/I.R.D., 2014)
Avvicinatasi al jazz alla fine degli anni ottanta ed innamorata delle grandi interpreti americane, la cantante friulana Barbara Errico, negli anni si è dedicata a rileggere il repertorio del grandi autori della musica italiana, raccogliendo grandi consensi con lo straordinario “Endrigo In Jazz”, pubblicato nel 2010, che gli ha fruttato l’Italian Jazz Awards nella categoria Brand New Act e il piazzamento tra le prime dieci voci jazz italiane nel concorso Jazzit Award, promosso dall’omonima rivista. Proprio questo disco le fruttò i complimenti di Lelio Luttazzi, alle cui composizioni è dedicato il suo nuovo album “Sentimentale. Dedicato a Lelio Luttazzi”, che raccoglie le riletture di otto brani del compositore triestino, già noti nelle reinterpretazioni di grandi artisti del panorama italiano, a cui si aggiungono le belle versioni di “Love Is Here To Stay” di George e Ira Gershwin e “Blue Skies” di Irving Berlin. A curare gli arrangiamenti sono quattro eccellenti musicisti, ovvero Antonello Vannucchi (piano), Franco Feruglio (contrabbasso, chitarra classica), Lorenzo Hengeller (piano) e Antonio Onorato (chitarra), che hanno impreziosito con la loro cifra stilistica i vari brani, alle cui incisioni hanno partecipato Claudio Corvini (tromba), Sandro Deidda (sax tenore e clarinetto), Antonio Onorato (chitarra), Saverio Tasca (vibrafono), Quartetto d'archi Pezzè, Massimo Moriconi e Giorgio Rosciglione (contrabbasso), Gianluca Nanni ed Emanuel Donadelli (batteria). Quasi si compisse un viaggio nel tempo, il disco ci restituisce il fascino delle grandi orchestre Rai con gli eleganti arrangiamenti di Antonello Vannucchi, storico amico di Luttazzi e pietra miliare del jazz italiano, che firma “Blue Skies”, “Vecchia America”, “Love is here to stay”, “Mia vecchia Broadway”, “Sentimentale”, ed “Eccezionalmente si”, interpretate magistralmente dalla voce della Errico. All’atmosfera di Studio Uno, celebre trasmissione degli anni Sessanta, e all’ironia dei duetti di Luttazzi con Mina, sono ispirate invece le versioni di “Chi mai sei tu” e “Canto anche se sono stonato”, in cui la Errico duetta con Lorenzo Hengeller. Altrettanto pregevoli sono poi le versioni per archi, chitarra e vibrafono, curate da Franco Feruglio, di “Mi Piace” e dell’inedito “Buonanotte Rossana”, Luttazzi per la moglie,  e i due gioiellini ”Souvenir d’Italie” e “’Nnammurammece” i cui arrangiamenti sono firmati dal chitarrista napoletano Antonio Onorato che è riuscito ad esaltare il lato melodico delle composizioni di Luttazzi. Insomma “Sentimentale: Dedicato a Lelio Luttazzi” è un disco di rara bellezza nel quale splendono certamente le canzoni del compositore triestino, ma in cui si tocca con mano tutto il talento di Barbara Errico, voce tra le più interessanti del panorama jazz italiano.


Leo Pianoforte – My Soul (Koinè by Dodicilune/I.R.D., 2014)
"Se nel cognome di ogni individuo si celasse il senso della sua esistenza e la raffigurazione del proprio destino, il mio sarebbe sicuramente il più facile e scontato da interpretare. Suono e vivo la musica dall’età di sei anni e come per un lunghissimo viaggio si esplorano mete e luoghi sconosciuti, ugualmente il mio percorso artistico, dagli anni del Conservatorio a oggi, ha attraversato chilometri di musica, generi e suoni cosi diversi tra loro ma cosi importanti da condizionare fortemente il mio modo di sentire e interpretare la melodia, i ritmi, l’armonia. In realtà, lungo il percorso, ho pensato tante volte di fare un disco, ma è in questo momento della mia vita artistica che per me ha un senso dare agli altri la giusta immagine della mia maturazione sia come musicista che come compositore”, così il sassofonista e cantante Leo Pianoforte ci presenta “My Soul”, personale esordio discografico, nel quale ha raccolto nove brani originali incisi con Rosario De Luca (tromba e flicorno), Peppe Fortunato (tastiere), Beppe Sequestro (basso elettrico), Felice Di Turi (batteria), e nei quali si riflette non solo la sua lunga ricerca attraverso le diverse declinazioni e contaminazioni del linguaggio jazz, ma anche la tensione continua nell’esplorare territori ritmici e melodici nuovi. L’ascolto rivela un album di grande spessore musicale, nel quale si riflette tanto la lezione della fusion di George Benson, quanto anche un originale approccio stilistico agli arrangiamenti. Ad aprire il disco è la trascinante  “What Would You Say”, in cui brillano l’ottima prova vocale di Pianoforte e  la sezione di fiati, supportata dalle sinuose linee di basso e dalla scansione ritmica del piano. Si prosegue con il jazz funky di “Travellin’ Man” caratterizzata da un bell’assolo di sax, e la divagazione nei ritmi in levare del reggae con “Lost In This World” nella quale si apprezza il dialogo tra tastiere, e fiati che culmina nei soli di flicorno e sax soprano. Se “Loser Man” mette al centro la voce supportata dagli interventi smooth della sezione brass, la title-track ci regala un tema originale di sax doppiato dal suono della tastiera. L’energica “Music Is My File” ci conduce poi all’elegante “About Me, About You” nella quale protagonista è ancora la voce di Pianoforte, e il sax soprano che chiude il brano con un solo di grande pregio. Sul finale arrivano la sofferta “Land Of Darkness” e quel gioiello che è “Hey”, in cui la tastiera dialoga con il sax dando vita ad una linea melodica molto suggestiva su cui si innesta la voce quasi sussurrata di Leo Pianoforte. “My Soul” è dunque un album dall’ascolto piacevolissimo che non mancherà di regalare qualche bella sorpresa agli appassionati di fusion.


Angelo Mastronardi Trio – Like At The Beginning (Dodicilune/I.R.D.,2014)
Pianista e compositore pugliese dalla solida formazione in ambito accademico, Angelo Mastronardi, giunge al suo debutto discografico con “Like At The Beginning”, accompagnato da due ottimi strumentisti, Michele Maggi (basso e contrabbasso), e Walter Forestiere (batteria), insieme ai quali ha dato vita ad un trio con il quale, partendo dalle rispettive esperienze e background musicali, ha dato vita ad una originale ricerca sonora improntata all’uso polifonico della melodia e l’esplorazione di nuove tessiture ritmiche. A guidare la loro esplorazione sonora è il giusto equilibrio tra scrittura ed improvvisazione, ricerca formale e sintesi, che li ha portati ad approcciare tanto arrangiamenti originale di note popular songs, quanto anche composizioni originali. Ad aprire il disco sono le inedite “Firm Ground” e “The Favourite Floor”, che evidenziano i due sentieri paralleli percorsi dal trio, uno improntato all’alternarsi di atmosfere rarefatte ed improvvisazioni, l’altro volto ad esaltare l’aspetto più lirico della melodia, lambendo suggestioni soul. Particolarmente accattivante è la rilettura di “Softly as in a Morning Sunrise” di Sigmund Romberg e Oscar Hammerstein II, che si sviluppa su una metrica brillante, così come colpisce la splendida “Inner-Phony” per piano solo nella quale trovano posto spaccati meditativi, echi di musica orientale e richiami all’avanguardia del Novecento. Il jazz rock di “Interlude” composta dal Michele Maggi ci introduce alla seconda parte del disco in cui si viene catturati dalla fascinosa title track in cui il solo di batteria introduce ad un tema originalissimo in cui si innesta un perfetto interplay tra pianoforte e sezione ritmica. Il pianoforte in solitaria è ancora protagonista della pregevole versione dello standard “Stella By Starlight”, mentre il jazz rock torna a fare capolino in “Left Hand Side” in cui spicca un raffinato tema di grande lirismo. La superba versione di “Opened Once” di Jeff Buckley, Opened Once, cantata dallo stesso Mastronardi sugella questa ottima opera prima, che siamo certi rappresenterà un ottimo punto di partenza per il percorso artistico del trio.


Painting Jazz Duo – The Well-Tempered Duo: Bach Project (Dodicilune/I.R.D.,2014)
Nato nel 2008 dal casuale incontro alla scuola di musica “Cemm” di Bussero, tra il sassofonista Emanuele Passerini e dal pianista Galag Massimiliano Bruno Belloni, il Painting Jazz Duo, dopo aver debuttato con “New Standard Jazz Duo” (Ultra Sound Records, 2009), si è segnalato negli anni per la sua intensa attività dal vivo che li ha condotti ad esibirsi tanto in Italia, quanto all’estero, ma soprattutto per l’ottimo “Talk and fly” pubblicato nel 2013 e composto da quindici improvvisazioni nate durante una seduta di registrazione, senza schemi pre-costituiti o progetti pre-definiti. A distanza di quasi due anni li ritroviamo alle prese con un altro progetto di grande pregio musicale, ovvero “The well–tempered duo: Bach Project”, doppio album ispirato dalla struttura armonica del clavicembalo ben temperato (Das Wohltemperierte Klavier) di Johann Sebastian Bach, utilizzata come struttura base su cui hanno costruito ben ventisei improvvisazioni aperte in tutte le dodici tonalità maggiori e minori, con l’aggiunta di un "preludio atonale" all'inizio di ciascun disco per introdurre le due sezioni del lavoro. Durante l’ascolto emerge tutta la spontaneità che ha animato la tessitura delle strutture musicali, ma soprattutto come la libertà di inventare ed esplorare, senza porsi confini di alcun tipo, sia la vera scheggia ispirativa di ogni brano, aprendo a direzioni impreviste e sorprendenti verso le quali si muove il continuo dialogo tra il pianoforte e il sax.  Insomma, Emanuele Passerini e Galag Massimiliano Bruno Belloni con questo album hanno dimostrato ancora una volta di saper coniugare ricerca sonora ed improvvisazione, dando vita ad un opera di grande spessore artistico.


Vito Liturri Trio – After The Storm (Dodicilune/I.R.D., 2014)
“After The Storm” è il nuovo del pianista e compositore barese Vito Liturri, il quale accompagnato da dal contrabbassista Marco Boccia e dal batterista Lello Patruno, ha messo in fila dieci composizioni, frutto di un personale percorso di ricerca volto alla costruzione di un suono personale, e di un alchimia sonora che rendesse la formazione a tre, un’entità unica e riconoscibile, e non semplicemente una fredda somma di strumentisti. Partendo da influenze che spaziano dal jazz alla musica contemporanea, da Paul Bley a Wayne Shorter, da SunRa al Canterbury sound, da Schönberg a Messiaen, Vito Liturri, è riuscito non solo a superare le barriere che separano il jazz e la musica classica, ma anche a percorrere i sentieri della sperimentazione sonora. Non è un caso, infatti, che i vari brani, pur presentando atmosfere soniche differenti, nel loro insieme compongano una sorta di unica suite, da ascoltare con grande attenzione, per percepire tutte le sfumature che caratterizzano le strutture melodiche. Aperto dalla superba “Soul Dance”, un ¾ costruito sul dialogo tra pianoforte e contrabbasso, il disco regala all’ascoltatore continue sorprese e deviazioni di percorso, come nel caso della ballad in dieci battute “Deserti di verde” in cui spicca una illuminata ricerca armonica, o della più sperimentale “This Dream Is Gone” costruita su una linea di pianoforte in crescendo,  dissonanze ritmiche e cambi di tempo, o ancora della title-track, basata sul contrasto tra una sezione in minore, dall’armonia semplice e scorrevole, e una sezione più complessa e modulante. Di ottima fattura sono anche il delicato ¾ “Solfado”, il cui titolo svela le note del tema cardine del brano, il tema modale “Agave” il cui arrangiamento mira ad esplorare atmosfere e sonorità diverse, e l’ostinato-ritmico melodico di “In penombra”. Completano il disco la suggestiva “Libò” tutta giocata sulla contrapposizione tra ritmo e melodia, il jazz-waltz “For C.”, e la gustosa “Gentle Wind” in cui spica un tema lirico con repentine svolte armoniche e metriche. “After The Storm” è insomma una raccolta di composizioni di grande spessore che mettono in luce tutto il talento del pianista barese.


Nicola Andrioli – Les Montgolfières (Dodicilune/I.R.D., 2014)
Accolti dalla splendida dalla splendida foto di copertina di Annalisa Chierici, scattata durante il Ballons Festival di Ferrara, “Les Montgolfières” del pianista e compositore brindisino Nicola Andrioli, è un esempio di come sperimentare, lontano dai formalismi di schemi e generi predefiniti, possa condurre alla scoperta di un linguaggio sonoro sorprendentemente originale in cui si fondano ibridandosi la musica classica ed il jazz. Accompagnato da un quartetto d’archi classico composto da Lucile Buffet e Julien Rommelaere  (violino), Fayçal Cheboub (viola), Bénédicte Legrand (violoncello) e da un quartetto di jazz in cui spicca la voce di Fabrizia Barresi, il clarinetto di Matteo Pastorino, e il contrabbasso di  Hendrik Vanattenhoven, Nicola Andrioli Nicola Andrioli ha costruito un susseguirsi di immagini sonore dense di poesia, senza ricorrere ad artifici, ma lasciandosi guidare essenzialmente dalla vitalità dell’ispirazione, tanto nei momenti in cui prevale la scrittura, quanto in quelli in cui a farla da padrone è l’improvvisazione. Durante l’ascolto si susseguono in un alternanza continua brevi frammenti di ispirazione contemporanea, composizioni romantiche, e spaccati pianistici riflessivi, che sfociano in travolgenti improvvisazioni free-jazz, in un gioco di incroci fra timbriche, ed identità diverse. Quasi fosse un racconto in musica, a fare da voce narrante sono i brani cantati in cui vengono messi in scena storie e personaggi originali. Così si compone un viaggio dei sensi, nel quale perdersi lasciandosi rapire dalla forza immaginifica delle composizioni di Nicola Andrioli.


Salvatore Esposito