Rino Pisani – Anima Libera (Pan Post Studio/ ParcoMultimedia, 2014)

Si tratta di un‘opera prima convincente, per suoni e parole, già al primo ascolto. C’è poesia (al di là di qualche immagine un po’ scontata), c’è il tratto compositivo musicale contemporaneo, ci sono trame emozionali di memoria, che rimandano al mondo popolare pugliese e all’altra sponda adriatica. Brindisino di origine, vita sparsa tra Milano e la Puglia, Rino Pisani è autore e chitarrista dalla voce calda e spinta verso il registro basso. Per la realizzazione di questo lavoro dalla lunga gestazione (coprodotto con la giornalista Dinni Cesoni) si è circondato di rinomati artisti internazionali come Pino Romanelli (testi e voce narrante), Fausto Mesolella (chitarra), Jamal Ouassini (violino), Areski Belkacem (voce, percussioni), Mimmo Epifani (mandolino), Mario Salvi (organetto diatonico) e di validi collaboratori: Antonio Bruno (chitarre e oud), Cosimo Romano (basso e contrabbasso), Giuseppino Grassi (mandolino), Angela Loiacono (voce). “Anima Libera” si compone di nove canzoni e uno strumentale (“Scirocco Greco”), con liriche in italiano e dialetto brindisino, opera dello stesso Pisani e di Romanelli. Se la melodia d’apertura in “Ci s’aza lu vientu” riporta alla mente, inevitabilmente, una celebre canzone salentina, plettri e archi sono in primo piano nella potente e incalzante “Controra” – uno dei brani cardine del disco – in cui si fanno strada i ricordi di ragazzo che, come sospeso in un “tempo magico”, attraversava i vicoli in prossimità del porto. Richiama ancora la tradizione popolare brindisina “La Umba”, dove si evoca una donna misteriosa e brutta, chiamata in causa per intimorire i bimbi e convincerli a dormire. Tratteggio di vita marinara in “Settigiacchetti”, mentre vento, salinità e amore figurano in “Sciandili” (“Andiamocene”). Ne è passato di tempo, da quel marzo 1991, quando la prima nave carica di albanesi approdò nell’Italia terra promessa. Brindisi fu città ospitante e solidale: altri tempi! Con negli occhi l’immagine di quei giorni di accogliente fervore, Pisani dedica “Anima libera” ai migranti che attraversano il Mediterraneo (e spesso muoiono nel tentativo di solcarlo) aspirando a migliori condizioni di vita. Non è finita qui, perché ancora di aneliti di libertà si parla in “Primavera araba”, in cui la sferzante chitarra distorta di Mesolella fa da contraltare alle sinuosità dell’archetto di Ouassini. Invece, “Comu à nu suennu” è il tenero ricordo di Giandomenico Caramia, musicista e ricercatore di Villacastelli, scomparso nel 2011 a soli quarantun anni, presente all’organetto diatonico nel già citato “Settigiacchetti”. La cornice narrativa di questa piacevole scoperta discografica si chiude con l’essenzialità di “Tiempu”. 

Ciro De Rosa