Chinbat Baasankhuu – The art of Mongolian Yatga (Arc Music, 2014)

La yatga, già largamente usata ai tempi di Qubilay Khan, appartiene alla vasta famiglia orientale delle cetre “a tavola” pizzicate. Strumento generalmente femminile, sulla cassa di risonanza a forma rettangolare sono poste le corde, di numero variabile, da 8 e 24, la cui lunghezza vibrante e tensione sono regolate tramite lo spostamento di ponticelli mobili. La protagonista dell’album è Chinbat Baasankhuu, alle prese con strumenti a 13 e 21 corde. Originaria della provincia di Gobi-Altai, Mongolia occidentale, dov’è nata nel 1975, Baasankhuu vanta studi di alta formazione a Ulaanbaatar, è strumentista dalla consistente esperienza internazionale, e oggi è docente di yatga al Dipartimento di Musica Tradizionale all’Università Nazionale di Cultura e Arte della capitale mongola. Naturalmente, l’artista padroneggia magistralmente le diverse tecniche per suonare la yatka, le cui corde sono pizzicate senza l’ausilio di un plettro, mentre le dita della sinistra premono le corde dalla parte sinistra rispetto al ponticello. Dalle foto dell’esaustivo booklet trilingue (inglese, tedesco e francese), notiamo che la strumentista utilizza sia la posizione tradizionale, nella quale una delle estremità è collocata sulle ginocchia dell’esecutore seduto, mentre l’altra appoggia a terra, sia la posizione orizzontale in cui lo strumento è posto su un tavolo. Il programma del disco comprende brani tradizionali e composizioni di rinomati compositori classici mongoli. L’attacco è dato da “The Trot of the Horse with the Black Velvet Coat”, un evocativo elogio del cavallo, animale centrale nella società mongola. Più lirico è il tema di “Variation 2”, ispirato a una canzone tradizionale. Sempre intepretata con lo strumento a 13 corde è “The Colt of the Kherlen River”, opera di Luvsanjambyn Murdorj (1915–1969), considerato uno dei pilastri della musica mongola. Un altro rinomato autore contemporaneo è Byambasürengiin Sharav (1952-) il cui “An Elegant Saddle” è ovviamente ancora un tributo al celebrato quadrupede. Con “My Mother” e “Green of the valley”, entrambe suonate su una yatga a 21 corde, le atmosfere si fanno meditative. Di notevole fattura l’arrangiamento dei due brani tradizionali (una combinazione di due stili canori: canzone lunga e canzone corta), accomunati sotto il titolo di “Variations on Two Traditional Songs” per la perizia tecnica della Baasankhuu, che nella seconda canzone sfrega le corde con un archetto di violino. Testimonianza del pregio della strumentista anche le variazioni proposte nel lungo “Sunrise” e in “Variations” (un tema che Sharav ha concepito per yatga e orchestra). La levità melodica di “Spring”, che richiama il risveglio della natura, chiude questa eccellente registrazione, della virtuosa della cetra, irrinunciabile per i cultori delle musiche dell’Asia centrale. 


Ciro De Rosa