Interiors - Soundtrack For A Christmas Tree (Autoprodotto, 2014)

Composto da Valerio Corzani, bassista (Mau Mau, Mazapegul, Daunbailò, Gli Ex, Corzani Airlines), nonché critico musicale ed apprezzata voce di Radio3, e dalla violinista Erica Scherl, il duo Interiors ha debuttato lo scorso anno con l’interessantissimo “Liquid”, disco che mescolando elettronica, nu-jazz e dub, offriva un originale intreccio sonoro di elementi analogici e digitali. A distanza di pochi mesi li ritroviamo alle prese con il progetto “Soundtrack For A Christmas Tree”, brano offerto in free download, che nasce dall’esigenza di cambiare il sound del Natale, disintossicando l’ascoltatore dalla massiccia sovraesposizione da “Jingle Bells”, “We Whish You”, “Merry Christmas”, “Oh Happy Day” e altri tormenti tipici del periodo natalizio, spesso re-interpretati dalla star di turno con ben chiari fini commerciali. Suoni di carillon, e psichedelia elettroacustica, sono gli ingredienti di questa sonorizzazione strumentale in cui fanno capolino violini elettrici ora pizzicati ora ancora messi in loop, bassi noise, bicchieri suonati con una app per iPhone e voci celestiali, ma anche echi di flamenco che si trasformano in carri cigolanti, a loro volta commutati in beat strascicati, fino a giungere al colpo di scena finale quando il brano vira verso il groove, prima del nonfinito conclusivo, che idealmente predispone a selezionare il tasto repeat sul lettore. In occasione della pubblicazione di “Soundtrack For A Christmas Tree”, abbiamo intervistato Valerio Corzani, per ripercorrere insieme a lui la genesi del duo Interiors, per soffermarci sia sul loro disco di debutto, sia su questo nuovo e recentissimo progetto. 

Come nasce il progetto Interiors? 
Il progetto Interiors nasce circa tre anni fa, quando ci siamo ho conosciuto Erica Scherl in occasione di una collaborazione con gli Ex, il mio precedente gruppo. Da allora siamo rimasti sempre in contatto, e quando la vicenda con gli Ex è stata messa, per così dire, in frigorifero, abbiamo deciso di dare vita a questo nuovo progetto. Da tempo, infatti, avevo il desiderio di cominciare ad utilizzare l’elettronica, poiché ho solo suonato in gruppi come Mau Mau, Mazapegul, gli Ex che utilizzavano strumenti acustici o al massimo elettrici, mai elettronici.

Anche negli Interiors suoni il basso… 
Ho sempre suonato bassi particolari, tipo la balalaika basso, o il basso acustico puro, o ancora il basso a tinozza, che utilizzo ormai decenni. Quest’ultimo è il basso più roots del mondo, quello dei buskers per capirci. Ha una tinozza rovesciata con corda sola che si modula un po’ come il trombone a culisse, ma si fa molta più fatica a suonarlo perché ci vogliono più muscoli. Gli strumenti naturalmente poi si impongono nei vari progetti, e così anche il basso a tinozza è voluto entrare negli Interiors, che solo apparentemente era il più lontano dal suo utilizzo. Del resto c’è anche Erica con il suono meraviglioso del suo violino, che utilizza tutte le volte che registriamo, e quindi era possibile trovare una certa armonia in questo senso. Il gioco fondamentale del progetto consiste proprio nel combinare l’utilizzo di strumenti acustici quali violino e basso a tinozza, ed elettrici come il basso elettrico e il violino elettrico, con l’elettronica dell’iPhone, su cui ho scaricato tantissime app che suono sia dal vivo che in studio, del laptop, o dell’iPad. In “Soundtrack For A Christmas Tree”, per esempio, suono i bicchieri di vetro con una app per l’iPhone. Insomma sono tutti strumenti che si mescolano molto bene, e che ti permettono di portarti dietro un caravan serraglio incredibile di timbriche. Anche se siamo in due, a volte sembriamo in tanti, proprio perché abbiamo una strumentazione molto ampia. 

Puoi raccontarci del vostro disco di esordio “Liquid”… 
In “Liquid” abbiamo raccolto alcuni brani su cui lavoravamo già da tempo, avendoli rodati in diversi concerti. Larga parte delle tracce nasce da un cut up casalingo basato su loop ed elettronica, poi in studio abbiamo chiuso i vari brani, aggiungendo i bassi, le percussioni, i violini di Erica e la mia voce. Il titolo sottolinea bene la doppia anima di questo disco, una analogica, e una elettronica, ma in particolare “Liquid” fa riferimento all’elemento acqua, che ritorna nei titoli di vari brani come “Glowing Waters” e “Blue Darkness”, che racchiude la storia di un lago, così come liquido è il formato in cui ascoltiamo la musica oggi. 

Quali sono i vostri riferimenti a livello sonoro? Personalmente ho ritrovato certe sonorità affini a Brian Eno… 
Quando possiamo prima dei concerti, siamo soliti mettere su “Music For Airports”, perché è un pezzo che porta la pace, tranquillizza. E’ chiaro che lui è un nume, anche per altre composizioni. Vorrei citare però anche i Popol Vuh, dei quali dal vivo proponiamo anche una cover strana, essendo un remix live basato su un remix fatto dalla crew di dj A Critical Mas. Noi ci portiamo dentro quel mondo del kraut rock degli anni Settanta, e dei primi gruppi che in quel periodo mescolavano il rock con un elettronica molto vintage e la musica etnica. I Popol Vuh sono un riferimento importante, hanno scritto capolavori assoluti nell’ambito kraut rock e cose straordinarie come nel caso dei film di Herzog. 

Come nasce il progetto “Soundtrack For Christmas Tree”? 
L’attitudine alla sonorizzazione è nell’idea base degli Interiors che nascono per proporre “arredamenti sonori per ambienti”, infatti abbiamo fatto diversi concerti durante vernissage di mostre d’arte, oppure in posti strepitosi, che si prestano ad essere a questo tipo di ambientazioni sonore, come la grotta del Bue Marino in Sardegna, o un rifugio appenninico a quasi 3000 metri. Questa nostra naturale inclinazione, mi ha portato a coltivare da un po’ di tempo l’idea di realizzare qualcosa di questo tipo. Ad ispirarmi è stata una riflessione sul fatto che in molti dei posti pubblici da noi frequentati passa spesso musica pessima. E’ il caso delle chiese dove prima risuonavano i canti Gregoriani e oggi strimpellano i ragazzini con le chitarre, invece di artisti come Amon Tobin, o Aphenx Twin. Qualcosa di simile accade anche per il Natale, con il repertorio di canti natalizi che è bellissimo, ma spesso siamo costretti ad ascoltare in tutte le salse, brani diventati irritanti come “Jingle Bells”, che si può ritrovare anche nei Babbi Natale davanti ai negozi. Il nostro folle tentativo era quello di uccidere brani “Jingle Bells”… 

Ma anche di uccidere i tanti dischi di natale che sono diventi di moda per la discografia… 
Qualcuno potrebbe dire che anche noi lo abbiamo fatto, in realtà realizzare un brano di venti minuti di durata non è semplicissimo, anche perché continua ad esserci il sound degli Interiors, noi siamo rimasti noi stessi, e se non si fa caso al titolo, lo si potrebbe ascoltare anche in Agosto. Questa dei dischi natalizi è diventata un abitudine piuttosto molesta, da Bob Dylan a Valerio Scanu li hanno fatti tutti. 
Intanto noi lo abbiamo messo in free download, quindi l’accusa di voler fare business non sussiste. Noi lo regaliamo a chi ci vuole bene, e a chi vuole utilizzarlo come piccolo mantra sonoro. Questo potrebbe essere un piccolo tassello per cambiare il suono dell’Italia. 

La portata di “Soundtrack For A Christmas Tree” è più ampia, anche dal punto di vista sonoro...
Intanto è dedicato all’albero di Natale e non al Natale, per cui è abbastanza laico come messaggio. E’ un mantra invernale non legato alla festa religiosa. Se ne può appropriare anche chi professa un’altra religione, o in teoria anche un ateo. Dal punto di vista musicale ci sono degli intrecci diversificati perché quando abbiamo registrato avevamo voglia di fare un pezzo lungo, in tal modo schiacciando il tasto repeat sotto l’albero di Natale non si avesse la sensazione di riascoltare sempre lo stesso brano. Questa forma ciclica della traccia fa sì che non si ci accorga che nemmeno che si ripete, perché ad un certo punto si dovrebbe perdere la cognizione della sua durata. Abbiamo utilizzato come sempre le nostre tattiche, creando una base piuttosto strascicata per la quale abbiamo mixato molte cose, lavorando prima con l’elettronica, e con un coro in lontananza rafforzato poi in studio. La sensazione, secondo noi, era quella o di un piccolo trenino claudicante, o una carrozza cigolante, e questo nel suono lo si avverte, è quello il vero groove. Poi abbiamo aggiunto il basso, compreso il mio primissimo assolo fatto in carriera. 

Si inserisce nella struttura del brano il violino di Erica Scherl? 
Ad aprire il brano è proprio il violino pizzicato di Elena. Molti violinisti sottovalutano un po’ la potenza del pizzicato nel violino, ma lei lo utilizza molto, così come usa il violino elettrico. Abbiamo utilizzato anche un harmonizer che ha trasformato il suo violino in una sezione d’archi. Come spesso accade le strutture dei nostri pezzi hanno un canovaccio base ma poi si sviluppano molto liberamente, infatti dal vivo non suonano mai come nella versione in studio, che è solo una delle possibili interpretazioni. Ogni volta il brano si sviluppa in modo diverso. 

Insomma i brani degli Interiors sono un continuo work in progress...
Il nostro lavoro si sviluppa in multistrato, e questo lo facciamo anche dal vivo nella prospettiva del prossimo album che dovremmo registrare in primavera. Ci teniamo molto a suonare i brani prima dal vivo, perché nascono abbastanza in fretta e abbiamo esigenza di testarli per capire l’effetto che fanno sul pubblico, ma per plasmarli meglio, togliendo o aggiungendo melodie. Sia io che Erica abbiamo fatto molti dischi, e quando si vanno a risentire non ci sono rimorsi, ma rimpianti certamente si. 

Da giornalista tendi maggiormente all’autocritica … 
Senza dubbio. In realtà però ho un attitudine molto razionale, ma con la musica sono molto istintivo e selvaggio. Non facciamo punk o roba forsennata, ma quando suono cerco di immergermi davvero nell’esecuzione, entrando quasi in trance Questo è quello che vorremo far scattare anche in chi ci ascolta. Sostanzialmente se mi chiedono che genere facciamo, io dico psichedelia, che è un genere che si ricollega a qualcosa di preciso come i Grateful Dead, ma invece è in realtà è un concetto molto più largo. 

A completare il progetto c’è anche un video… 
Siamo stati sempre molto attenti alla parte visiva, infatti per il primo disco abbiamo realizzato un video per ogni brano, mentre dal vivo tutte le volte che si può accompagniamo i nostri concerti con i Super 8 sperimentali di Derek Jarman, o un film molto particolare in cui si vede la terra dall’alto. L’idea di realizzare il video per “Soundtrack For A Christmas Tree” è nata durante uno spettacolo teatrale di una compagnia di avanguardia, che abbiamo avuto modo di vedere al Teatro Vascello, in quell’occasione sullo sfondo venivano proiettati i video di un vj che si chiama Fiabio Fiandrini, che ci sono piaciuti moltissimo. Erica lo conosceva, e quando abbiamo pensato a questo mantra natalizio, gli abbiamo chiesto subito se aveva voglia di realizzare questa sorta di mediometraggio. Lui ha accettato subito con entusiasmo. Durante la lavorazione abbiamo cominciato ad assemblare le immagini, abbiamo sistemato i punti di vista, ed è nato questa specie di trip visivo. La prima cosa che mi ha colpito erano i fiocchi di neve rosso acceso, in luogo dei soliti paesaggi natalizi perché del resto il nostro non vuole essere il solito Natale. Poi ci sono dei ballerini vestiti da personaggi futuristici, e tante altre cose che accompagnano questo trip psichedelico.



Salvatore Esposito