Canio Loguercio & Rocco De Rosa - Amaro Ammore (d’if, 2104)/ Canio Loguercio - Canzoni Sussurrate (il pensiero, 2014)

“Amaro Ammore” - il nuovo disco di Canio Loguercio, in collaborazione con il pianista e compositore Rocco De Rosa - ci stringe in una dimensione musicale apparentemente pacata, misurata, ma allo tesso tempo profonda, torbida e tesa, dentro la quale si entra (involontariamente) a poco a poco e man mano che la mistica delle atmosfere rarefatte assorba del tutto l’ascolto: “Cierte ssere io te sento…/ ‘a voce toja m’arriva ritta a file ’e viento./ Cierte ssere io te sento…/ te sento ancora e accussì sarrà pe’ sempe”. In un’atmosfera da concept a tutti gli effetti, in cui si sviluppa un tema (l’amore amaro e le sue complesse declinazioni), al quale viene data la voce buia e ampia, magmatica, di una riflessione intensa e vagamente nervosa. Intessuta attraverso un dialetto riflessivo e rancido, avviluppato nella voce roca di Loguercio e trafitto da una costruzione musicale originale, schietta ed “esemplare” (cioè selezionata dentro un progetto sonoro evidentemente preciso, appunto selettivo), dalla quale emergono pochi strumenti. Pochi ma sufficienti (ritmica elettronica, chitarra, piano, organetto, armonica, tastiere), necessari a sostenere il ciclo di un racconto che - nonostante la reiterazione del tema - si rinnova traccia dopo traccia con l’apporto misurato di piccolissimi elementi. Uno di questi è sicuramente lo sviluppo strumentale di alcune tracce, a partire dalle quali Loguercio ci lascia galleggiare a riflettere e goderci a ritroso la sua visione “aperta”, che in alcuni casi scivola addirittura in un approfondimento ironico: “Medaglia d’oro d’ ‘o Traggico Ammore/ io so’ campione cù tutte li onori/ io songo ‘o masto d’ ‘o Traggico Ammore/ all’olimpiade r’ ‘o dulore". Insieme alla voce, allora - che sembra seguire, come un vero leitmotiv che stringe tutto il disco, un andamento quasi rumoristico, di frizione, di strascico - la costruzione musicale si fa largo a rappresentare un tema evidentemente sfaccettato, rifuggendo la riduzione intimistica più scontata a favore di un “modello” musicale (ma direi anche strutturale) elastico e, giocoforza, originale.
Con “Per tragico amore”, ad esempio - uno dei quattro pezzi strumentali, che segue il brano “Tragico amore” come una coda allacciata con quel “Per”, che ritorna anche negli altri allacci - entriamo così in una dimensione più personale e intima (un lungo prologo nervoso in cui il tema del piano è sostenuto da qualche rumore e da suoni di percussioni che coprono un’ampia gamma timbrica). Una dimensione anzi più indipendente e interattiva, dato che si configura non come un ampliamento emotivo del tema del brano, ma piuttosto come uno spazio quasi esclusivo per il fruitore. Il quale non può far altro che assorbire e personalizzare le suggestioni della visione dell’autore. Allo stesso modo “Canzoni sussurrate” - un album lo-fi di dieci tracce, allegato alla rivista multimediale “il pensiero”, anch’esso, come “Amaro Ammore”, selezionato per la Targa Tenco 2014 - ci riconduce a una dimensione che evoca in fondo la categoria del desiderio, attraverso il canto e la parola, che qui assumono, per la struttura stessa del progetto, un tono più compiuto e un ruolo più centrale. A sostenere i sussurri di Loguercio - che quando crescono e afferrano il canto definiscono delle linee melodiche molto piacevoli e liberatorie (come, ad esempio, nel brano “Quello che rimane”) - c’è solo la chitarra e la programmazione elettronica. La categoria del desiderio, che qui viene declinata attraverso la forma del racconto, di un percorso cioè che vuole essere riflessione oltre che comprensione, si configura attraverso una rappresentazione intimistica, svuotata di ogni appendice. Una rappresentazione che segue una sorta di trasfigurazione, nella quale l’autore - oltre a condividere un tema complesso e affascinante - ci sussurra una forma cantautorale nuova. Libera, sostanzialmente, dal formalismo più tradizionale. 


Daniele Cestellini