Andrea Pisu/Vanni Masala – Fantafolk (Autoprodotto, 2014)

Uno stereotipo fastidioso complementare all’aggressivo consumo estivo dell’isola è quello di una Sardegna luogo di conservazione e di arretratezza, di esotico vicino a un’ora di volo o a portata di traghetto. Trasferito, poi, sul piano musicale il cliché è ancora più irritante e contraddittorio, laddove la pratica di suoni tradizionali è più spesso espressione e costruzione di appartenenza locale, di comunicazione viva, di manifestazione e rappresentazione dell’esserci nel mondo, di fronte agli altri, sia all’interno della Sardegna sia al di fuori. In realtà, nei secoli le musiche locali si sono sempre incrociate con forme e stili venuti da altrove e approdate nell’isola, producendo quello che in molti casi oggi chiamiamo “tradizione”. È noto come la scena sarda contemporanea sia vivacissima: dall’isola provengono musicisti tra i più rappresentativi del panorama mediterraneo e non solo, come sanno bene i nostri lettori. Pertanto, non ci si sorprende incontrare due musicisti del calibro di Andrea Pisu e Vanni Masala, partiti dal progetto Sonadores, che hanno esordito con “Sonadores in Ramadura” (2008), per poi produrre nel 2011 “Freellu”, album dal forte impatto sonoro, il cui titolo emblematico è l’unione della parola sarda dillu e dell’inglese free, a significare l’unione di linguaggio tradizionale e libertà espressiva. Ma di chi stiamo parlando, è presto detto. Andrea Pisu, già affermatissimo suonatore di launeddas di Villaputzu, iniziato allo strumento dall’immenso maestro Aurelio Porcu, di cui è stato allievo, fin dalla pre-adolescenza ha iniziato a esibirsi in pubblico con le launeddas. Tra i suoi numi tutelari ci sono gli storici suonatori Efisio Melis e Antonio Lara. Con all’attivo i dischi solisti “Pass’e tresi” e ”Oltre il confine”, in cui intrepreta suonate antiche e temi più innovativi, Pisu rappresenta il presente più avanzato dello strumento tricalamo, abile con tutti tipi di launeddas (punto d’organo, fiorassio, mediana, fiuda), ma anche sperimentatore delle ”elettroneddas”. In un certo senso anche l’oristanese Giovannantonio “Vanni“ Masala è nato con lo strumento in mano: organettista da sempre seguendo le orme del padre Paolo, ma soprattutto di suo nonno Tonino. Oltre ad essere un apprezzato strumentista accompagnatore dei balli isolani, Vanni è un altro sperimentatore dal fraseggio molto personale e variegato. Siamo dunque di fronte a giovani ma virtuosi musicisti, che padroneggiano pienamente i codici e le prassi esecutive della musica sarda, ma sono animati da grande curiosità, attingono anche a patrimoni musicali provenienti da altre parti del mondo: non per moda world ma per gusto estetico, per passione, per frequentazione di dischi, artisti e festival internazionali, per apertura mentale. Da qui il titolo del disco “Fantafolk”, nel quale si trovano a suonare accanto a Paolo Masala (scacciapensieri), Alessandro Melis (chiatarre), Riccardo Pittau (tromba), Fenisia Erdas (violino), Daniele Cuccu (bouzouki e mandola), Paolo Spada (basso), Davide Guiso (pianoforte). Oltre all’organetto, Vanni suona anche percussioni e clarinetto, mentre Andrea imbraccia whistle e sax. Sin dal passo gitano e dal groove dell’iniziale “Gipsy” si ha la consapevolezza dei guizzi compositivi, della capacità di spingersi oltre del duo. “Torrau” ci riporta pienamente in Sardegna, ma ecco subito denotarsi il dialogo tra i due strumenti elettivi, organetto e launeddas, che si affrontano e si confrontano a viso aperto. Qui, come altrove nel disco, Andrea e Vanni sono impegnati in una ricerca che è melodica, armonica e ritmica. Sulle nodas tradizionali sono innestate frasi e variazioni che si discostano dalla tradizione, attraverso l’uso di intervalli e scale non tradizionali, cambi di tonalità, che consentono allo strumento alimentato dalla respirazione circolare di condividere agevolmente la strada con i mantici. Anche l’organetto si muove con libertà di misura, giocando su contrattempi, sincopi e altro ancora. Se “Balcanico”, dal titolo programmatico, ha una bella tromba in primo piano, procedono su riflessivi tempi medio-lenti “Arundo Minor” e “Adelasia”, dove i musicisti si producono in un suono assolutamente attuale e fluente: una compiutezza che è tutto piacere di ascolto. Splendida la mobilità della bussola sonora della title-track, incalzante, invece, “Bacchanalia”, guidata dal whistle di Andrea. Si prosegue a pieno ritmo con la divertente “Wipe’s polka”, mentre “Freellu” è libertà totale di stare dentro e fuori la musica isolana. Attraverso la sobrietà danzante di “Prì” si raggiunge la pienezza conclusiva di “Heart 2”. Vitalità e consapevolezza contemporanea sarda. Per contatti: andrealauneddas@tiscali.it e giovanni.masala@gmail.com


Ciro De Rosa