Vladimir Denissenkov, cuore, sound e composizioni del maestro di bajan

«Lo esprimo con semplicità e con il cuore: se esisto come suonatore lo devo innanzitutto a mia madre Maria e a mio padre Nicolaj». Vladimir Denissenkov è un poliedrico artista, dotato di talento musicale che ha coltivato sin dall’infanzia seguendo un serio iter di studi. È un eccellente suonatore di bajan, noto in tutto il mondo per il virtuosismo e le capacità espressive. Conscio del proprio valore musicale, ambisce a essere se stesso ed essere apprezzato per quello che è, senza buttarsi a capofitto in ciò che definisce lo “show business”. Nel tempo, si è distinto anche come compositore. Al momento, sono quattro le sue principali produzioni discografiche. 

Gli studi musicali 
In Russia la fisarmonica cromatica viene denominata bajan (dal russo бая́н). Vladimir ha imparato a suonarlo sin da bambino, grazie al padre Nicolaj, insegnante presso il Liceo musicale di Černivci (nella Bucovina del Nord). «Lo ricordo come se fosse oggi. Avevo circa otto anni. Io non volevo studiare. Mia madre mi prese in disparte e disse:- Figlio mio, studia il bajan e questo sarà per sempre il tuo lavoro, con il quale avrai sempre la possibilità di mangiare. Tu studia perché diventerai un grande suonatore di bajan». Era una donna energica e saggia. Lavorava come operaia in una fabbrica del pane. I suoi risparmi li impiegò per far studiare il figlio. Quando questi si trasferì a Mosca, la madre gli comprò un bajan (che usa ancora oggi nei concerti), costruito ad arte dai più rinomati maestri locali. Aveva lo stesso prezzo di una macchina, un investimento finanziario considerevole. Il padre Nicolaj è stato il suo primo insegnante. Era dotato di uno straordinario orecchio musicale. Tutto quello che ascoltava era in grado, subito dopo, di trasferirlo sullo strumento. Inoltre, era un profondo conoscitore della musica popolare. All’inizio Vladimir è stato spronato a studiare, ma a un certo punto è scattato il meccanismo che gli ha permesso di proseguire con autonomia, sotto la guida di Eduard Alekséev. Questo sensibile docente comprese le doti di Vladimir e lo fece studiare con rigore e passione. A dieci anni, Denissenkov vinse il primo premio in una rassegna regionale per giovani talenti dello strumento. 
Dopo aver superato una dura selezione per l’accesso al Conservatorio, si trasferì a Mosca, vivendo grazie a una borsa di studio. Vladimir possiede una preparazione eterogenea, frutto di sedici anni d’apprendimento presso diverse Accademie musicali. «Ho faticato tanto in passato e ancora oggi studio di continuo. Potenzialmente sono in grado di suonare qualsiasi genere, ma non è questo il mio obiettivo. A Mosca suonavo con diversi gruppi e orchestre, comprese quelle di musica popolare con gruppi di ballo e canto di spessore culturale, aventi al loro interno strumentisti di balalaika, domra e contrabbasso. Quando avevo impellenti necessità economiche, mi adattavo, mentre oggi desidero suonare quello che sento mio, ogni tanto fissandomi delle “sfide” da concertista, come l’esecuzione de “Il Volo del Calabrone” di Rimskij-Korsakov». Ogni giorno Denissenkov si esercita per ore e ore consecutive, avendo mediamente la necessità di reggerne due in concerto. Tuttavia per Vladimir, gli esercizi sono solo un mezzo per l’espressività esecutiva. «Con il mio strumento, che pesa circa venti chili, non posso permettermi di non fare allenamento, perché il mio bajan, dice sorridendo (ma non troppo), non mi perdonerebbe. Ha una potenza straordinaria, può essere un organo o avere sonorità delicatissime… bisogna sapere che cosa chiedere allo strumento quando si suona». Vladimir ha ricercato molto prima di trovare il proprio “sound”. È conscio di essere personale nello stile e di possedere una preparazione superiore, ma non lo fa notare. È affabile e socievole anche nel quotidiano. Inoltre, “con tutte le sue forze” è determinato nel condurre una campagna culturale tesa a valorizzare la conoscenza e le potenzialità del bajan. Con questo strumento si può suonare di tutto. «Nelle scuole russe ci insegnavano tanto la musica popolare quanto quella classica. Un musicista dovrebbe essere in grado di suonare vari repertori. L’estro, l’arte, lo stile, la composizione, se ci sono, affioreranno nel tempo a seguito di una continua ricerca personale e musicale». Denissenkov ha riferito di “… sentire la musica dentro di sé” e che questa è riuscita a valorizzarlo come individuo. Per lui la musica viene dal cuore e dall’anima: «con lo studio e la pratica s’impara a essere migliori, godendo di ciò che si fa»

Viaggio in Italia e le produzioni musicali 
Vladimir Denissenkov è giunto in Italia a seguito di alcune spiacevoli vicissitudini tra loro concatenate. A Mosca, durante il periodo della “Perestrojka”, l’orchestra presso la quale lavorava venne sciolta per mancanza di finanziamenti. Per sopravvivere accettò di andare a suonare su una nave italiana da crociera, ma, nel 1991, a causa della Guerra del Golfo, il viaggio venne annullato. Avendo il visto per l’Italia, vendette il proprio registratore e, con quanto ricavato, comprò un biglietto per Milano iniziando la sua avventura italiana, in parte attratto dalla grandezza della storia musicale nazionale. «Sono stati anni duri. In Italia, però, tra le tante esperienze di vita, ho imparato a essere più naturale. In Russia ero molto più serio. A volte, mi dicono che sono troppo allegro per essere un russo, perché mi piace scherzare e divertirmi anche durante i concerti». Due importanti incontri gli permisero di farsi conoscere dal grosso pubblico. Il primo con Fabrizio De Andrè, il quale gli chiese di eseguire un assolo in un brano del suo ultimo CD “Anime salve”. «Lo ricordo come una persona sorridente e sempre molto gentile, riuscì a valorizzare le mie capacità lasciandomi ampia autonomia». In seguito conobbe Moni Ovadia, il quale comprese subito il valore del musicista e lo inserì stabilmente nella sua “Theaterorchestra”. «A Moni sono riconoscente. Ho collaborato con lui per tanti anni, poi ho sentito l’esigenza di proseguire da solo il mio percorso musicale». In questo periodo Denissenkov si esibisce in prevalenza come solista o, all’occorrenza, in duo o in gruppo. A Milano, vive ormai da lungo tempo con la famiglia, tra cui l’amato nipotino, Alex, di soli tre anni, che considera il suo primo fan, poiché tutti i giorni l’ascolta suonare: « Per me sono molto importanti le sue reazioni emotive alla musica che eseguo». Denissenkov è stato campione del mondo di bajan (1981, a Caracas) e, nel tempo, si è esibito in campo internazionale in oltre quaranta Paesi. «La musica e il bajan mi permettono di donare agli altri, ma quando suono nei concerti non penso, suono e basta. In base a come il pubblico reagisce alla fine di un’esecuzione, io capisco molte cose. Per cui le mie scalette non sono rigidamente prefissate. Secondo quello che mi comunica il pubblico, talvolta cambio improvvisamente programma»
Sebbene la formazione giovanile di Denissenkov sia stata prevalentemente “classica e popolare”, nel corso della lunga carriera professionale ha sperimentato diversi stili musicali, compresi quelli più giovanili. «Il mio repertorio è vasto, ma da alcuni anni sempre più mi dedico alla composizione. Scrivo quello che mi viene dal cuore». Nelle musiche di Denissenkov si ritrova un mondo sonoro eterogeneo, frutto di consolidate esperienze e diffuse conoscenze compositivo-strumentali. Il suo “sound” è direttamente connesso a un uso magistrale e continuamente diversificato del mantice. A volte il suono che fuoriesce dal suo bajan sembra quello di un basso elettrico, altre volte di un organo, altre ancora di uno strumento a fiato. Straordinaria è la sua capacità di gestire le dinamiche e le repentine variazioni ritmiche, sia a mantice aperto sia semichiuso. Impeccabili sono i contrappunti tra i bassi e le linee melodiche o armoniche. Inoltre, le frasi musicali sono sempre eseguite con cantabilità. Sul palco, Denissenkov riesce a catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore grazie a una mimica facciale e corporea giocosa e assai mutevole, accompagnata da un virtuosismo raramente riscontrabile nei suonatori di fisarmonica. «Quando sono venuto in Italia suonavo prevalentemente brani classici e popolari. Poi ho capito che dovevo trovare una mia strada originale. Il mio “sound” è oggi inconfondibile soprattutto nell’uso dei bassi, ma prima di farlo mio ci sono voluti tanti anni di ricerca, durante i quali, a volte, ho dovuto mettere in discussione quanto avevo imparato in precedenza. Per trovare il mio “sound” ho dovuto sperimentare. Il bajan non si dovrebbe suonare così (dice ridendo), ma a me piace suonarlo così, in modo personale e per suonarlo alla mia maniera bisogna avere un’anima speciale». La composizione, ha chiarito Denissenkov, è venuta da sé, in un momento «in cui mi sono accorto di non reggere il mercato musicale, per cui ho dovuto inventare qualcosa di originale». Fino a oggi ha pubblicato quattro dischi (ci sarebbero da scrivere pagine e pagine), «ognuno dei quali corrisponde al tempo che ho vissuto in un preciso momento della mia esistenza. Nel 1997, con il disco “Bajan” bisognava dimostrare chi eravamo e che cosa sapevamo suonare, evidenziando la nostra espressività». In questo disco, i suoi compagni di viaggio sono stati, Svetlana Denissenkova, Maria Colegni, Moni Ovadia (voci) e Jànos Hasur (violino). 
Poi è venuta la moda della “world music”. «Il CD “Anastasia” (è il nome di mia figlia) risente molto di queste atmosfere sonore. Piacque molto, e ci chiamarono a suonare dappertutto. In “Buzulka”, nel 2004, ho allargato l’organico strumentale: Svetlana Denissenkova, Claudia Zannoni, Alla Tiron (voci), Denis Stern (chitarra), Bonni Godoy (chitarra basso), Viaceslav Klim (trombone), Vladislav Kurciak e Viktor Savciuk (tromba), Ruslan Ciornii (percussioni), Iaroslav Vovciuk (cimbali), Igor Drapaka (contrabbasso)». Proprio in questo disco Denissenkov ha iniziato a inserire diverse composizioni originali. L’ultimo CD, “Feeling & Passion”, è del 2014. Da qualche tempo il musicista desiderava raggruppare in una raccolta i propri successi e le nuove composizioni, ma registrando tutti i brani come solista. «“Chasing Ogres” e “Falling Moon” sono la rappresentazione musicale della mia anima russa. “My Little Alex” è dedicato al mio nipotino, “Anastasia” a mia figlia, “Solitudine” a mia moglie Elena e “Luciana’s Dream” alla mia ex-compagna. “Nostalgia” e “Speranza” sono titoli esplicativi, non hanno bisogno di spiegazioni». Due brani sono dedicati al ricordo del compositore Rimsky-Korsakov (“The Flight Of The Bumble Bee”) e al suonatore virtuoso di bajan Viktor Gridin (“Utushka Lugovaia”), deceduto a soli cinquantacinque anni, nel 1998. «Sulle mie composizioni, ha evidenziato Denissenkov, oltre a quello che si ascolta, non desidero aggiungere troppe parole. Io sono convinto che la musica debba venire naturalmente, se poi piace o meno sarà il pubblico a decidere. So che devo metterci l’anima e il cuore, e convertire in musica lo stato d’animo di un determinato momento. Ho scritto e suonato per il teatro, per il cinema e mi piace suonare con musicisti qualificati anche se ultimamente solo in situazioni limitate come, ad esempio, nel concerto che ho eseguito con Jànos Hasur per la rassegna “Mito”»

Volare guardando al futuro 
Vladimir Denissenkov è attrattivo, libertario, istintivamente simpatico e spontaneo nel condurre il dialogo con l’interlocutore. Non si dà arie, lavora sodo, ama la musica con sincerità, donando tutto se stesso. Ha gran rispetto per il pubblico. Mi hanno colpito alcune sue frasi conclusive, che ritengo indicative di come viva l’esecuzione musicale, intesa quale espressività al servizio della musica: «È difficile spiegare a parole. Quando suono sul palco, volo, non sono più di questa terra, è come se mi trovassi contemporaneamente in due mondi. Quando salgo sul palco, non mi rendo conto, ci sono fisicamente, ma dentro con l’anima sto volando. Di certo, quando suono in concerto, sperimento momenti espressivi tra i più belli della mia vita»
Inquadrare Denissenkov come artista non è semplice. Chi vorrebbe etichettarlo come suonatore folk, ha poco compreso la sua poliedricità musicale. Chi cerca di classificarlo come musicista “world” evidentemente conosce solo un tratto del suo percorso evolutivo. “Fly with your sound to high places”, Vladimir! Sono notevoli le tue qualità musicali e il coraggio nel ricercare, con onestà intellettuale, una personale via fuori dalle mode consolidate. Non sei tra quei musicisti che si fossilizzano su un genere, bensì tra quelli che amano continuamente mettersi in discussione. Le tue composizioni sono accattivanti e diventano tutt’uno con l’autore durante le esecuzioni dal vivo. La vita ti ha portato a confrontarti con differenti realtà sociali e professionali, esperienze toccanti che ti rendono particolarmente interessante anche sotto il profilo umano. C’è da augurarsi che coloro che organizzano concerti mostrino sempre più il desiderio di dare valore al bajan, la cui cultura Vladimir desidera diffondere a livello internazionale. Le capacità tecniche non mancano e neppure i titoli. Auspichiamo che presto la sua musica possa essere inserita anche nei programmi di musica strumentale dei più prestigiosi teatri lirici italiani, primo tra tutti quello della “Scala” di Milano, città dalla quale ha ricevuto molto e tanto ha dato con la consueta generosità e umanità. 


Paolo Mercurio

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