Peter Gabriel, Unipol Arena, Bologna, 21 Novembre 2014

Il sold out dell’Unipol Arena di Bologna ha accolto la seconda tappa italiana del “Back To The Front Tour” di Peter Gabriel, partito due anni fa in Canada per celebrare il venticinquesimo anniversario della pubblicazione di “So”, disco tra i più apprezzati del found member dei Genesis. Quest’anno ricorre però anche un altro importante anniversario ovvero i venticinque anni dalla nascita di una delle creature più belle di Peter Gabriel, ovvero della Real World, e non a caso poco prima del concerto ad accoglierci nella venue emiliana le casse diffondono una selezione di brani dal cofanetto celebrativo dell’etichetta. A fare da preludio al concerto è l’esibizione delle cantanti e polistrumentiste svedesi Jennie Abrahamson e Linnea Olson, che debitamente presentate al pubblico da Peter Gabriel in persona, regalano al pubblico un pugno di brani autografi, da cui traspare tutto il loro talento compositivo e vocale. Poco dopo si riaccendono le luci, e torna sul palco l’ex Genesis che in un perfetto italiano anticipa al pubblico quello che sarà il programma del concerto: “Buonasera, questa sera abbiamo deciso di dividere lo spettacolo in tre parti, come un pasto. 
Il vostro antipasto sarà una sezione acustica, un po’ come se stessimo provando a luci accese. Poi passeremo al primo piatto, la parte elettrica e più elettronica. Se sopravvivrete a tutto questo, potrete gustare il vostro dessert, che sarà l’album completo e in sequenza di “So”. Iniziamo con qualcosa di nuovo, nato da una melodia di mio figlio Isacco. La suonerò insieme con alcuni vecchi amici”. Il primo a salire sul palco è Tony Levin al basso, accolto da un boato del pubblico, e insieme a lui Peter Gabriel propone la splendida “Daddy Long Legs”, ma poco dopo quando si aggiungono anche David Rhodes alla chitarra, David Sancious alle tastiere e il grande Manu Katché alla batteria, l’energia sale con una superba “Come Talk To Me”. Questa sorta di warm up a luci accese prosegue con una torrida “Shock The Monkey” guidata dal basso ipnotico di Levin, per chiudersi con una eccellente versione di “Family Snapshot”. Le luci si spengono ed il concerto entra nel vivo con una travolgente “Digging In The Dirt” caratterizzata dagli splendidi giochi di luci, e dalle coreografie create dai bracci meccanici che supportano i fari, elemento questo significativo per comprendere anche la poliedricità del genio dell’ex-Genis nel costruire ogni suo concerto. 
La bella resa di “Secret World” accompagnata dai movimenti in sincrono della band, ci conducono prima alla onirica “The Family And The Fishing Net”, con le immagini in primo piano di Peter Gabriel proiettate sui maxischermi, e poi alla intensa “No Self Control” in cui perfetti sono anche i passi di danza dell’ex Genesis. Applauditissima arriva poi “Solsbury Hill”, un brano che entusiasma sempre il pubblico per la sua freschezza e la sua poesia, ma ciò che colpisce di questa versione è l’approccio vocale di Gabriel, intenso, misurato, profondo al punto da risultare una delle migliori performance di tutto il concerto. Il ritmo si fa di nuovo sommesso con la solenne “Why Don’t You Show Yourself”, scritta quasi fosse la colonna sonora di un film messicano che racconta di religione, sesso e droga, come spiega al pubblico lo stesso Gabriel. Arriva poi il momento più atteso di tutto il concerto, ovvero l’esecuzione completa di “So” aperto da una strabordante versione di “Red Rain” con le luci rosse e il maxischermo che si colorano di rosso, e l’incredibile drumming di Manu Katché a supportare la trama melodica. 
Se con “Sledgehammer” Peter Gabriel e la band ripropongono la coreografia del tour del 1987, la successiva “Don’t Give Up”, eseguita in duetto con Jennie Abrahamson, è un’altra perla della serata per l’interpretazione pregevole di quest’ultima, che non avrà certo l’estensione vocale di Kate Bush, ma sfoggia un cantato misurato e molto personale. “That Voice Again” e “Mercy Street” aprono la strada al funky di “Big Time” in cui protagonisti assoluti sono la batteria di Katché, la chitarra di Rhodes e il basso di Levin. Sul finale arrivano ovviamente la suggestiva “We do what we’re told (Milgram’s 37)”, il moderno mantra di “This Is the Picture (Excellent Birds)” e una “In Your Eyes” da brividi che in un tripudio di luci conclude l’ultimo set. L’ultima sorpresa arriva nei bis finali quando durante “The Tower That Ate People” dall’alto cala un disco bianco che avvolge Gabriel fino a risucchiarlo in una spirale, ma gli applausi veri e la commozione è tutta per la sempre attualissima “Biko”, cantata in coro da tutto il pubblico fino alla fine. Per quanti vorranno le emozioni di questo concerto potranno essere rivissute comodamente seduti a casa, in quanto ogni tappa del “Back To The Front” Tour è stata registrata e sarà resa disponibile su doppio disco, in vendita online sul sito di Peter Gabriel. 


Salvatore Esposito