Marco Moro/Fabrizio Forte/Filippo Gambetta – ChocoChoro (Autoprodotto, 2014)

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«ChocoChoro” nasce dall’idea di divulgare in Italia uno stile musicale tra i più importanti nell’universo sonoro brasiliano, antesignano di samba e bossanova, che unisce elementi di musica classica europea con ritmi afro-brasiliani e certe armonie del jazz. È stato fonte di ispirazione per compositori come Villa Lobos e Milhaud. Parigi, Londra, Tolosa ma anche Torino, Bologna, Roma e Genova sono alcune delle città europee in cui è possibile oggi assistere a rode di choro, “jam session” di musica carioca. Il nostro programma, su disco e in concerto, propone brani dei padri dello choro come Pixinguinha e Jacob do Bandolim, accanto a composizioni di autori meno noti e più recenti come Esmeraldino Salles e Laércio de Freitas. “ChocoChoro” porta al pubblico ciò che amiamo suonare; vuole avvicinarsi anche a chi non conosce questa musica attraverso una lettura tradizionale e sensibile». Così Filippo Gambetta (mandolino a 10 corde, organetto diatonico), già acclamato organettista, ci presenta questo album scaturito dalla passione per le forme di una musica urbana carioca sviluppatasi agli inizi del Novecento. È un’attrazione condivisa con il piemontese Fabrizio Forte (chitarra a 7 corde) e l’imperiese di adozione Marco Moro (flauto traverso e ottavino). Per di più, in otto delle quattordici tracce del CD, si aggregano Luigi Gentile al cavaquinho e quattro percussionisti: Deborah Nurchis, Marcus Acauan e Tay Santiago al pandeiro, Gilson Silveira al daf. In sostanza i musicisti rispettano l’assetto tradizionale del genere, dove flauto e mandolino agiscono da voci melodiche, chitarra a 7 corde e all’occorrenza cavaquinho garantiscono la base armonica, mentre i tamburi a cornice forniscono il sostegno ritmico.
Il repertorio è riletto creando un gradevolissimo suono d’insieme, caratterizzato da lampi di sensibilità personale, come in “Um Tom para Jobim” di Sivuca, “Cabo Pitanga”, scritta da Laérco de Freitas, altro insigne compositore, che pur restando nell’alveo dello choro classico ne ha ampliato il linguaggio melodico e armonico nel secondo Novecento; Gambetta poi si cimenta anche come autore nel fresco “Choro da arvore”. Ascoltiamo guizzanti versioni di classici di Pixinguinha (“Seu Lourenço no Vinho”, “Aguenta, seu Fulgêncio”, “Paciente”); vola l’ottavino in “A vida è um buaco”, anch’essa opera del maestro carioca, all’anagrafe Alfredo da Rocha Viana Filho. Altri ricami finissimi di note il trio li propone in “Silvana” del cavaquinhista pernambucano Jacaré, “Escorregando”, composta dal pianista Ernesto Nazareth, e “Delicado”, firmata da Waldir Azevedo, tanto per restare nell’epoca d’oro dello chorino. Non meno squisite “Arabiando” di Esmeraldino Salles e la melanconica “Valsa do trovador”, quest’ultima ascrivibile a due esponenti contemporanei dello choro, quali Luciana Rabello e Cristovão Bastos. Inevitabile la conclusione affidata ad un altro classico: “Mistura e Manda” di Nelson Alves. La delizia è servita! 


Ciro De Rosa