Enrico Zanisi, Teatro Studio Borgna, Auditorium Parco Della Musica, Roma, 1 Novembre 2014

Vincitore del Top Jazz “Miglior Nuovo Talento” e del Premio Siae, Enrico Zanisi è un giovane pianista jazz con alle spalle una solida formazione spesa tra gli studi di musica classica e jazz, nonché, e un intenso percorso artistico che lo ha visto dare alle stampe in pochi anni già tre dischi a suo nome, tra cui spiccano l’ottimo “Life Variations” e il più recente “Keywords”. Se ben note erano le sue doti di leader del suo eccellente trio, e la sua versatilità nel lavorare fianco a fianco con alcuni dei più importanti solisti italiani, il concerto tenuto lo scorso 1 novembre, presso il Teatro Studio Borgna all’Auditorium Parco Della Musica di Roma, ha messo in evidenza la sua capacità di reggere magistralmente il palco con una perfomance per piano solo. Entrato in scena in silenzio, Enrico Zanisi per circa un ora ha lasciato che a parlare fosse solo ed esclusivamente la musica, dando vita ad una performance densa di suggestioni, in cui si è toccato con mano la sua padronanza tecnica nell’approccio al pianoforte, ma ancor di più si è apprezzato la sua ispirazione, sempre viva nell’improvvisare partendo dai temi di sua composizione. 
Spaziando attraverso tutta la sua produzione artistica, Zanisi ha portato in scena la sua musica, la sua scrittura originale e riconoscibile, ma soprattutto se stesso e la sua interiorità, svelando il lato più intimo e personale della sua ispirazione. Tra i momenti da ricordare della serata, vanno segnalate senza dubbio le sorprendenti riletture di “Goodbye Stranger” dei Supertramp, e di “Somewhere Over The Rainbow”, quest’ultima proposta come bis finale.Se “Keywords” ci aveva raccontato quali erano i punti fermi della sua arte e della sua creatività, il concerto romano ha dimostrato chiaramente come il giovane pianista sia ormai prontissimo per imboccare la fase della sua piena maturità artistica. Unica nota negativa della serata è stata la scarsa presenza di pubblico, una performance così intensa avrebbe meritato certamente un’accoglienza più calorosa ed entusiastica. 


Salvatore Esposito