Premio Bianca d’Aponte, Teatro Cimarosa, Aversa (CE), 24-25 Ottobre 2014

È un’emozione che avvolge il pubblico, è coinvolgimento e intenerimento, è turbamento e trasporto, quando sul palco del Teatro Cimarosa, parte del patrimonio storico della città di Aversa, le note della chitarra di Fausto Mesolella, direttore artistico della manifestazione, accompagnano la voce di Bianca d’Aponte in “Canto di fine inverno”, proveniente da un provino della giovane cantautrice, scomparsa a soli 23 anni nel 2003. In suo nome la sua famiglia, in primis il papà Gaetano, ha fatto nascere un’associazione e un Premio che privilegia il cantautorato femminile, animati da passione e dedizione ammirabili per l’impegno profuso nel preservare e trasmettere la memoria di Bianca con una progettualità musicale e affettiva che, attraverso premi che portano all’assegnazione di borse di studio e a partenariati con etichette discografiche e associazioni (Suoni d’Italia e MuoviLaMusica), dà a giovani artiste possibilità di avviamento alla carriera artistica, di crescita e di ribalta. Nella notte, guidando verso casa accompagnato dalle note del bel CD “Anima Bianca” (Suoni dall’Italia-Produzioni Musicali), che raccoglie le canzoni di Bianca d’Aponte interpretate dalle madrine che si sono susseguite nelle edizioni del concorso omonimo, mi rapisce la profondità delle liriche di questa giovane autrice: testi poetici ma anche essenziali, come lo è la scenografia del palco di questa X edizione, sviluppatasi nella due giorni aversana. 
Colpisce davvero, almeno per chi come me è intervenuto per la prima volta al “Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa”, la professionalità organizzativa e tecnica, oltre che il senso di profonda umanità che si respira, soprattutto nella serata di sabato: festa per il decennale, che ha visto avvicendarsi sul palco tutte le vincitrici delle passate edizioni, che hanno cantato un nuovo brano, e molte delle madrine, rinomate artiste pop, rock e folk. Non secondario il fatto che ai banchetti di Emergency sia già in vendita, con offerta libera di sottoscrizione, il CD “Sono un’isola”, contente le canzoni in concorso. Il cuore della rassegna si è concentrato il giorno prima, quando si è svolto il vero e proprio contest, con le undici finaliste del Premio d’Aponte ad interpretare il loro brano in gara. In una coda, al sabato mattina, hanno proposto alle giurie (tecnica e critica) un secondo brano in repertorio. In scena: Alfina Scorza, Alice Clarini, Anita Vitale, Elisa Rossi, Elsa Martin, Flo, Giulia Daici, Marlò, NaElia, Sara Fochesato, Tonia Cestari. Tra indie folk, ossature pop, impianti jazzati, richiami rock e stilemi di scuola napoletana, scorrono brani in italiano o in lingue di comunità (il friulano di Daici e Martìn, il siciliano di Anita Vitale), che mettono in luce artiste già entrate nei circuiti nazionali della canzone d’autore (Musicultura, Premio Bindi, Premio Parodi, ma anche talent show televisivi). 
Si fanno notare Elsa Martìn con “Cjante”, bella canzone (scritta in collaborazione con l’ex FLK Stefano Montello) dalle aperture flamenco, incontro tra la voce affilata della friulana e le notevoli doti chitarristiche del suo partner Marco Bianchi. Altro sodalizio tra corde e canto solido, che mette in scena ragguardevole pregio interpretativo, è quello tra Flo ed Ernesto Nobili, che hanno presentato “Quale Amore”, liriche lucide e potenti sul tema della violenza sulle donne che è valso alla cantante partenopea il riconoscimento per il miglior testo. Confeziona un’amabile song, infarcita di tratti jazz e armonia partenopea, anche la salernitana Alfina Scorza (la sua “Suona forte” ha vinto il premio per la migliore musica ed è stata scelta da Mariella Nava per il contratto di attività lavorativa musicale a livello professionale): anche lei ha accanto un abile musicista-arrangiatore come Pasquale Curcio. Completamente differente il carattere dell’altra voce degna di nota, quella di Elisa Rossi, che presenta “Pensi sia possibile”, combinazione di alt pop, spruzzate elettro-rock e sfumature esotiche orientali. Proprio la riminese (che ha all’attivo due album, di cui “il secondo è “Il dubbio”, prodotto da Fabio Cinti) ha conquistato il Premio Bianca d’Aponte 2014. Tra gli altri riconoscimenti, il Premio della critica è andato con merito ad Elsa Martìn, mentre la migliore interpretazione è stata la siciliana Anita Vitale, voce duttile e piano in “Quantu custa”: un’artista da segnare. Tra gli altri ascolti, ci piace menzionare anche il minimalismo della catanese NaElia (“Arcobalenò”) e lo smooth folk-pop dell’altra friulana Giulia Daici (“Aiar”). 
Fin qui lo spettacolo-contest del venerdì: al sabato la bella carrellata di ospiti ha portato a compimento la festa. Hanno lasciato il segno Momo, già vincitrice della quinta edizione del Premio, che ha ricevuto una meritata standing ovation per la sua “Non ricordo”, dedicata alla mamma affetta da Alzheimer. In primo piano Elena Ledda, protagonista indiscussa di un trittico in compagnia, prima della voce e della chitarra di Erica Boschiero (“Stabat”), poi di una irrefrenabile Petra Magoni: le due immense signore del canto lanciate in un dialogo improvvisativo, che fa interagire due diversi linguaggi canori. Infine, accanto a Enzo Avitabile e allo stesso Mesolella. Prima che le luci calassero su questa riuscita decima edizione, che avrà anche un’apertura internazionale, in collaborazione con il Club Tenco, a Barcellona l’8 marzo, quando artiste di diversa provenienza canteranno le canzoni della d’Aponte in diverse lingue (sarà una sorta di anteprima della prossima edizione del Premio che intende alla allargarsi alla musica internazionale), Andrea Mirò, madrina della rassegna 2014, ha fatto ancora una volta vibrare le corde emozionali, eseguendo una toccante “Come Dorothy”, nel segno di Bianca. 


Ciro De Rosa