Alla scoperta di Courenta Minima Orchestra e Ciansunìer

Bassista e produttore da lungo tempo attivo nella scena musicale dell’Occitania italiana, Fabrizio Carletto, parallelamente alle collaborazioni prestigiose con Michele Gazich e Massimo Priviero susseguitesi in questi ultimi anni, ha dato vita di recente alla Courneta Minima Orchestra, formazione che nasce come laboratorio di ricerca sonora sulle danze tradizionali. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la genesi e le motivazioni di questo progetto, soffermandoci sul loro disco di debutto “Al Bon Pi Dreit”, ed in fine abbiamo aperto uno spaccato sull’esperienza con i Ciansunìer, progetto parallelo che lo vede impegnato nel recupero del repertorio tradizionale dei canti da osteria. 

La scena musicale occitana è sempre in fermento. L'ultima grande novità è la vostra Courenta Minima Orchestra. Come nasce questo nuovo progetto
La Courenta Minima Orchestra nasce dall’idea di riuscire a far convivere arrangiamenti e suoni ricercati con la schiettezza del ballo. Il ballo a volte è visto quasi come qualcosa di serie B, un rincalzo, una cosa da fare ma da tener quasi nascosta. Altre volte si rischia il sacrificio del ritmo e della cadenza giusta in favore dell’arrangiamento più o meno ingombrante. Ecco, da produttore (e soprattutto da “cane da pastore”…come amo spesso definirmi) ho voluto evitare questo, cercando di dare grande spazio a questa ricerca del suono e del groove (o gheddu…come diciamo noi nel basso Piemonte) giusto. In questa fase è stata fondamentale la presenza e l’aiuto di Daniela Mandrile, grandissima insegnante di danze occitane che ha lavorato gomito a gomito con noi. 

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato mentre muovevate i primi passi insieme? 
Non parlerei di difficoltà, ma di ragionamenti su cosa usare e come. A me piace lavorare sugli strumenti più con il togliere che con lo riempire in modo esagerato. Abbiamo ragionato un utilizzo di un drum set particolare, che ben si sposava con la fisarmonica e di lì siamo partiti aggiungendo i vari tasselli sonori. E’ stato un percorso abbastanza lungo e corale, fatto di prove e ripensamenti. Son decisioni che vanno ponderate e provate sul campo. Il risultato finale è semplice, ma il percorso è stato abbastanza tortuoso. 

Ci puoi presentare la line up dell'Orchestra? 
Alle fisarmoniche cromatiche abbiamo Roberto Avena (Dario e Manuel Big Band – La Quimera/Sergio Berardo – Grande Orchestra Occitana) e Roberto Tentori (Ciansunier); due modi diversi di intendere lo stesso strumento che ben si amalgamano. Il primo più irruento e virtuoso, il secondo più melodico e sognante. Alle chitarre, ma anche a mille altri strumenti c’è Marco Lamberti, mio compagno di musica in varie formazioni (Ciansunier, Michele Gazich e la Nave dei Folli, ecc…); fine chitarrista e grosso amante delle sonorità acustiche. Per ultimo, ma in verità è anche per colpa sua che siam qui, c’è Fabio Pirotti alla batteria e alle percussioni. Suonavo con lui nei Lou Seriol negli anni ’90 e ci eravamo ripromessi, visto che siamo amici da quando eravamo sotto i 50 cm di altezza, di rifare qualche esperienza musicale assieme e per mantenere fede a questa promessa abbiam dovuto fondare un nuovo gruppo. Dimenticavo, io suono il basso ed il contrabbasso. 

Quali sono stati i vostri riferimenti e come si è indirizzato il vostro lavoro nell'arrangiamento dei brani? 
Amiamo molto i gruppi, restando nell’ambito del ballo, tipo Freta Monilh e Castanha e Vinovel, e ci piaceva l’idea di riproporre il loro approccio, con l’aggiunta di ritmiche ariose e fresche alla Gigi De Nissa, cercatevi il loro disco che è veramente notevole. Ripensandoci…tre citazioni francesi, sarà un caso che abitiamo a sedici km dalla Francia?. Scherzi a parte, abbiam cercato di mantenere una certa freschezza e cercato di non intasare molto il mix nonostante la presenza di parecchi strumenti e come avrai potuto notare, molti ospiti. Anche in questo caso il ruolo dell’ospite è stato ponderato per dare un certo sapore al brano, come una spezia pregiata che nel piatto esalta il gusto del patto stesso ma senza snaturarlo. E’ stato molto importante pure il ruolo del nostro fonico di fiducia, Paolo Costola del Macwave studio di Brescia, che mi ha aiutato, con un orecchio esterno a cercare di non perdere il bandolo della matassa, rischio tangibile quando si inseriscono molte sonorità diverse. Ci tengo a citare gli ospiti che ci hanno aiutato alla realizzazione di questo nostro disco: Dario Avena_Clarinetto e Saxofono , Laura Bagnis_Flauto, Sergio Berardo_Ghironda e Ukulele, Chiara Cesano_Violino , Paolo Costola_Bouzuky , Cosimo Dell'Orto_Bajo Quinto, Michele Gazich_Violino, Erica Molineris_Voce (Se Chanto), Massimo Priviero_Voce (La Strada del Davai), Isabella Puppo_Arpa e Riccardo Serra_Percussioni. Tutti sono stati fondamentali alla riuscita dell’opera; quando penso ad una collaborazione non la vedo solo come una sciccheria da aggiungere ma ad un mescolarsi ed un condividersi, respirar la stessa aria, che è molto bello anche dal punto di vista più umano. Grazie a tutti per esservi “mischiati” con noi! 

Il progetto è stato ampiamente rodato dal vivo nelle valli occitane; Qual'è stata la risposta del pubblico? 
Piace, la gente balla e siamo contenti. Siamo una band da ballo; il nostro motto è “poche balle tanti balli”. Noi ci si diverte e suoniamo parecchio. Scommessa vinta direi. 

Come siete arrivati poi alla pubblicazione del disco? 
Il disco di debutto è un poco come un punto fisso che ferma le molte idee e musiche che fluttuano nel gruppo. Io son dell’idea che dopo un periodo di apprendistato bisogni fermare un poco il tutto con la produzione di un disco. Da quando abbiamo iniziato il lavoro di pre-produzione anche suonare dal vivo è stato più semplice e naturale. Si son fermati pezzi e strutture, quindi si improvvisava meno da questo punto di vista; il che non è affatto male. Dal punto di vista melodico le sferzate “jazzose” di Roberto Avena son rimaste, semplicemente abbiam consolidato il repertorio e le strutture. 

Con quale criterio avete selezionato i brani da reinterpretare? 
Siamo partiti da una serie di brani a noi affini, che man mano abbiamo scremato e arrangiato. Ovviamente il nostro gusto ci ha portato a preferirne alcuni a dispetto di altri. Man mano che si provava poi son usciti dal cilindro pure alcuni pezzi composti per l’occasione; li abbiam metabolizzati ed alcuni son finiti nel CD. Son presenti poi anche canzoni che con l’Occitania hanno poco a che vedere, come “La Strada del Davai” che abbiamo arrangiato a mazurca. Ho la fortuna di suonare con Massimo Priviero da un paio di anni e suonando questo suo bellissimo brano dal vivo me lo son sempre immaginato in 3/4; quando abbiam messo su la band è stato tra i primi pezzi che abbiam provato ed è piaciuto subito sia ai mie compari che al pubblico dei balli occitani. Per il disco, Massimo ci ha regalato una sua bellissima interpretazione vocale. Chiude il tutto “Se Chanto”, l’inno dell’Occitania in una versione molto soave leggera. Marco Lamberti l’ha arrangiata in maniera molto creativa. Ci siam messi in studio uno di fronte all’altro ed è stata buona la prima. Il contributo vocale di Erica Molineris penso che sia da applausi. 

Dal punto di vista melodico e ritmico come siete intervenuti sui brani tradizionali? 
Ci siam divertiti a far delle cose anche un poco azzardate, ma a nostro avviso ci venivano abbastanza naturali. Sulle courente e specialmente sul balet (detto balet sudamericano), ci siam fatti portare un poco da uno spirito latineggiante, che ben si amalgamava con il ballo. Su qualche altro brano poi abbiam cambiato melodicamente il tutto portandolo in tonalità minori, dando alla traccia un sapore vagamente balcanico; insomma…non ci siam fatti mancare nulla. Il nostro scopo è un poco quello di far divertire riuscendo anche a divertirci suonando. E’ il nostro spirito guida il divertimento. 

Sei attivo anche in un altro gruppo nato nelle valli occitane, i leggendari Ciansunier. Ci puoi raccontare com'è nata questa bella e scanzonata realtà? 
E’ nata per caso oramai dieci anni addietro; poi ci abbiamo preso gusto e non ci siamo più fermati. Siamo al sesto album e siamo già pensando al settimo. Abbiamo pure un live già registrato, ma non abbiam mai tempo per pensare seriamente a pubblicarlo. Uscirà postumo, se non ci diamo una mossa. 

Come si è evoluto il suono e il repertorio dei Ciansunier? 
Siamo nati semplici, due voci una chitarra basso rullante e fisarmonica e la matrice è ancora quella. Abbiamo inserito Marco Lamberti alla chitarra “elegante” (Loris Cavallera si definisce il chitarrista “ignorante”…) e un paio di allievi del Maestro Albert Giuliano (Roberto Tentori e Davide Barberis) alle fisarmoniche; quando i loro impegni glielo permettono son con noi sul palco. Con una formazione più ampia, ci siam permessi qualche eleganza melodica in più, ma in fondo in fondo siam sempre gli stessi dell’inizio. Siam una banda da osteria. 

Come nasce il vostro ultimo album e quali sono le differenze con i precedenti? 
E’ nato, come tutti gli altri, al tavolo tra salame e buon vino, durante una merenda “sinoira” (sarebbe l’apericena piemontese, che è una tipica e secolare usanza dalle nostre latitudini); Paolo Marchesi e Loris Cavallera son dei professionisti in tal senso e quando tanto sbuca fuori una fisarmonica che li accompagna, ecco che spuntan nuove canzoni e nuove idee. Il tutto normalmente viene vagliato da Danilo “Pelè” Dalmasso (rullante), che funge da una specie di Signor No, che approva o cestina le idee. Anche qui io fungo da “cane da pastore” e normalmente mi occupo della pianificazione delle registrazioni, della logistica e del radunare le truppe. E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo… Ci puoi raccontare dei concerti con i Ciansunier? Quali sono i luoghi dove vi esibite e qual è il vostro pubblico? Ci è capitato di suonare in ogni contesto, dalla piccola osteria al palco enorme, dalla sagra in montagna alle olimpiadi di Torino 2006. Basta che ci sia un angolo e la voglia di far festa, e noi ci siamo. Vi do una news dell’ultima ora: il prossimo giugno faremo un tour in Brasile. Siam stati contattati da degli appassionati che ci hanno conosciuto tramite youtube e quindi ci lanceremo in questa avventura sudamericana. Le canzoni da osteria non hanno confini. 

Concludendo, vorrei che ci raccontassi dello splendido "Ribota" di Dario e Manuel a cui hai collaborato. Ci puoi raccontare la realizzazione di quel piccolo gioiello del duo della Val Vermenagna? 
E’ un disco a cui tengo molto e son contento che vi sia piaciuto. Questo disco nasce dall’idea di dare una continuazione al precedente "Fëstin ët la val Vermenanha" (collana "viva_qui_sona", curata dall'associazione culturale Lou Dalfin ) sempre prodotto da me. Abbiamo deciso di registrarlo dal vivo proprio per mantenere ancor più intatto il sapore di festa. Ci ha accompagnato in questa avventura Michele Gazich che ha suonato con noi il suo violino folk; si è calato alla perfezione in questo ruolo “nuovo” per lui, quello di “courentista” e Roberto Avena alla fisarmonica. Assieme sempre a Paolo Costola l’abbiam registrato e mixato e penso che il lavoro sia molto riuscito. Anche in questo caso si tratta di musica semplice e schietta, fatta da veri suonatori tradizionali che, seppur “imbevuti di tradizione” (in Valle Vermenagna la Courenta non è solo un ballo ma quasi una “religione”), non hanno paura a cimentarsi nelle novità quali l’inserimento di nuovi strumenti e lanciarsi in nuove avventure. Questo li ha portati ad essere conosciuti ed apprezzati in tutta l’Occitania e non solo nella nostra valle. Sarà ora che mi metta all’opera per pianificare il terzo cd; Il prossimo anno sono vent’anni che suono con loro…forse potrebbe essere una buona scusa per rientrare nuovamente in studio. 



Courenta Minima Orchestra – Al Bon Pi Dreit (Autoprodotto, 2014) 
Non è un ovvietà dire che la musica da ballo nell’ambito della riproposta di materiali tradizionali ha via via assunto un importanza sempre minore, sia per l’approssimazione dal punto di vista filologico con la quale viene eseguita su larga scala, sia per la mancanza di una cultura di tutela di questo prezioso bene immateriale. Il continuo fermento musicale che arriva dalle Valli Occitane italiane ci racconta però qualcosa di diverso, innanzitutto in quella zona c’è una matrice identitaria più forte e sentita, ma esistono numerose realtà tra gruppi, musicisti e scuole di ballo tradizionale che, a buon diritto, meriterebbero di essere prese come esempio per la conservazione delle forme coreutiche locali. In questo panorama si inserisce anche la Courenta Minima Orchestra, gruppo formato da Roberto Avena (fisarmonica), Fabrizio Carletto (basso e contrabbasso), Marco Lamberti (chitarra, pianoforte e Farfisa), Fabrizio Pirotti (batteria e percussioni) e Roberto Tentori (fisarmonica), cinque musicisti originari di Vernante, nel cuore della Val Vermenagna che hanno deciso di unire le forze per dar vita ad un originale percorso di ricerca sulle danze tradizionali delle valli occitane italiane. Dopo aver rodato a lungo il loro repertorio dal vivo hanno di recente dato alle stampe il gustoso “Al Bon Pi Dreit”, disco che attraverso sedici brani mette insieme una sorta di mini-enciclopedia delle musiche da ballo occitane. Ad accompagnare il quintetto troviamo anche un ampio gruppo di ospiti d’eccezione composto da: Dario Avena (clarinetto e sax), Laura Bagnis (flauto), Sergio Berardo (ghironda, flauti, ukulele), Chiara Cesano (violino), Cosimo Dell’Orto (bajo quinto), Paolo Costola (corde e plettri), Michele Gazich (violino), Erica Molineris (voce), Massimo Priviero (voce), Isabella Puppo (arpa), e Riccardo Serra (woodblock). Per comprendere che siamo di fronte ad un disco speciale, basta ascoltare le prime battute della burrée a due tempi “Derek’s Bourrée”, in cui spicca il violino di Michele Gazich, e subito dopo il nostro viaggio prende il via in tutto il suo fascino senza tempo regalandoci un susseguirsi entusiasmante di rigodon (“’Na Barca ‘t en pra”), balet (“Balet Sudàmerican”), chapelloise (“Atholi Highlanders”), Courenta (“Me Pare”), Circolo Circasso (“Circle Balançadoira”), Scottish (“Scottish Liura”, “Bona Direccion”), polka (“Egan’s Polka”), rondeau (“Hils De Gasconha/Paddy Carey’s”), e valzer (“Déjeuner Sur L’Herbe”). Vertici del disco sono senza dubbio le due courente tradizionali della Val Vermenagna nelle quali si apprezza tutto il trasporto e l’energia che la Courenta Minima Orchestra imprime con la sua cura per i dettagli ritmi e melodici, ma anche quel gioiello che è “La Strada Del Davai” di e con Massimo Priviero, che per l’occasione è stata riletta attraverso le sonorità della mazurka. Chiude il disco l’anthem occitano per eccellenza “Se Chanto”, arrangiata per l’occasione da Marco Lamberti e cantata da Erica Molineris. Insomma se divertire e divertirsi è il motto della Courenta Minima Orchestra, l’ascolto del loro primo album è l’occasione per scoprire una delle formazioni più interessanti della scena musicale delle valli occitane italiane. 



Ciansunìer – Descentrà. Canzoni Da Osteria Vol.X (Autoprodotto, 2014) 
I Ciansunìer sono un collettivo di musicisti di base a Vernante (Cn) con alle spalle ormai una solida produzione discografia con ben cinque album all’attivo, e una intensa attività dal vivo, che li porta ad esibirsi regolarmente nelle osterie delle valli dell’Occitania italiana. Da abili artigiani della musica tradizionale sin dai suoi primi passi il gruppo piemontese, ha coniugato la spensieratezza e la leggerezza dei Canti da Osteria con una rigorosa ricerca su questo repertorio, nel quale sono confluiti brani narrativi e da ballo della tradizione occitana e più in generale italiana. Tra storie di alpini, bersaglieri, belle che si maritano e amanti che si lasciano, i Ciansunìer sono andati alla riscoperta di un universo musicale ingiustamente derubricato da musica popolare, e quindi con una solida tradizione alle spalle, ad intrattenimento da balera. A due anni di distanza dall’ottimo “Canta Gnuransa. Canzoni Da Osteria Vol.5”, ritroviamo il gruppo piemontese alle prese con il loro sesto disco “Descentrà. Canzoni Da Osteria Vol.X”, a dispetto della numerazione in volumi ormai saltata abbondantemente già dal numero III. Questo nuovo album presenta oltre alla formazione storica composta da Loris Cavallera (voci, chitarra, e ukubanjo), Poalo Marchesi (voci), Albert Giuliano (fisarmonica), Fabrizio Carletto (basso, shortbassone e contrabbasso), Danilo Dalmasso (rullante), e Marco Lamberti (chitarre elettriche), anche altri strumentisti ovvero Roberto Tentori (fisarmonica), Davide Barberis (fisarmonica), Dario Avena (clarinetto), Roberto Avena (fisarmonica), Luca Vallauri (tromba), Max Borioli (ukulele), Paolo Costola (corde di varia foggia), Nives Orso (flauti), Valerio Gaffurini (hammond). Ad aprire il disco è l’inedito “Descentrà” firmato da Loris Cavalera che a ritmo di valzer ci conduce alla prima bella versione de “Il Tango Delle Capinere”, e poi alla divertente “Fin Che La Barca Va”, ma è con “L’Aquilone” che si tocca il primo vertice del disco. Si prosegue con la gustosa “Mia Bella Contadinella”, che apre la strada a “La Spagnola” e alla travolgente “Vogliamo Le Bambole”. Dal repertorio delle osterie arrivano poi “Reginella Campanola”, e “Un Grande Amore”, mentre dalla tradizione sarda arriva il canto a tenore “Nurrica”. Altro vertice del disco è la bella versione di “Banana Republic” di Lucio Dalla e Francesco De Gregori che ci conduce verso il finale in cui spiccano “Stornello A Pungolo”, e quel gioiello che è la rilettura di “La Cosa Più Bella”. Chiude il disco “L’Ultimo Discorso Registrato”, in cui i Ciansunìer hanno catturato le voci dei loro spettatori che commentano una delle loro esibizioni. Insomma non ci resta che attendere il prossimo volume delle canzoni da osteria, per scoprire quali altre perle dimenticate i Ciansunìer sapranno tirare fuori dal loro baule di ricordi senza tempo. 


Salvatore Esposito