Ryan Adams - Ryan Adams (Pax Am/Columbia, 2014)

Personaggio amato da molti e odiato in egual misura da altrettanti, Ryan Adams ha giusto una b in meno del rocker canadese con lo stesso cognome. Ryan viene dai Whiskeytown e ha dato origine con loro ad una bella formula alt-country fino all’inizio del suo percorso come solista, caratterizzato da alcuni dischi dove venivano inanellati ritornelli catchy insieme a ballad acustiche con ricami di armonica, e musica basata su una scrittura da chitarra acustica col capotasto. Ora, dopo alcune esagerazioni stilistiche dovute ad un lungo periodo di dipendenza da svariate sostanze, il non più giovanissimo Ryan si presenta con un disco che aveva già pronto un anno fa, ma totalmente riregistrato grazie ai buoni uffici della sua etichetta Pax Am. Lo stesso Adams riferisce di aver cestinato un lavoro che gli è costato centomila dollari, già finito, per la ragione che si trattava di materiale lento e troppo, a suo dire, adulto. Che invidia per le possibilità del Nostro eroe. Una sana invidia! In ogni caso siamo di fronte ad un disco che vuol vendere, e lo dimostrano i ritornelli cantabilissimi, dall’impronta decisamente elettrica e chitarristica, con le coordinate sonore improntate a un mondo che si riferisce alle perle della discografia di Tom Petty e dei suoi grandi Heartbreakers. Il batterista suona esattamente come Stan Lynch, l’ex drummer degli Heartbreakers, purtroppo fuori dal gruppo del biondo crinuto cantautore della Florida. Questo disco merita qualche ascolto in più, perché è un lavoro onesto. Niente di nuovo sia chiaro, ma si tratta di un lavoro maturo ed adulto. Quello che troverete qui dentro sono bellissimi suoni di basso e batteria, esaltanti staffilate di hammond B3 e chitarre elettriche a volontà. E’ un disco piacevolissimo, decisamente west coast, con qualche episodio davvero degno di nota, un paio di riempitivi ma tutto sommato una buona predominanza di atmosfere che lasciano intravedere una grande disposizione del Ryan. Lui stesso dice che la influenza più importante sono gli Smiths, ma io sento tanto altro dei Fabolous Eighties e, sicuramente Ryan è uno che i dischi degli Eighties se li sta studiando bene... and We like it!


Antonio "Rigo" Righetti