Mario Bonanno, Il Cantautore Delle Domande Consuete. Francesco Guccini In 100 Pagine”, Aerostella, pp. 104, Euro 12,00

Parallelamente alla pubblicazione dell’interessantissimo saggio “È Sempre Musica. Una Guida Alle Canzoni Di Angelo Branduardi”, pubblicato dai tipi di Edizioni Il Foglio, Mario Bonanno ha dato alle stampe per Aerostella “Il Cantautore Delle Domande Consuete. Francesco Guccini In 100 Pagine”, agile quanto illuminante volume dedicato al cantautore di Pàvana, del quale viene ripercorsa l’intera discografia, soffermandosi con dovizia di particolari su ogni album pubblicato. Se a prima vista questo nuovo lavoro del saggista e critico siciliano, potrebbe sembrare una semplice opera didascalica adatta a quanti per la prima volta approcciano l’approfondimento della discografia di Francesco Guccini, nella sostanza si tratta invece di un prezioso contributo critico che ci svela sfumature poco note del suo approccio cantautorale. Innanzitutto emerge con chiarezza come la definizione di cantautore politico stia molto stretta a Guccini del quale viene esaltato viceversa l’approccio colto, poetico e letterario, ma soprattutto Bonanno riesce nell’impresa di svelarci il crescendo rossiniano che ne ha caratterizzato la carriera artistica, contestualizzando in modo eccellente ogni sua canzone e ogni suo disco. Piace la scelta di accompagnare ogni disco da una serie di cronoannotazioni che contribuiscono ad inserire l’opera di Francesco Guccini nell’affresco articolato della storia della nostra nazione, restituendogli il posto d’onore che merita come voce tra le più originali della canzone d’autore italiana. Scorrono così il bruciante quanto sfortunato esordio di “Folk Beat n.1”, i gustosi “Due Anni Dopo” e “L’Isola Non Trovata”, l’epocale e bellissimo “Radici”, ma anche il divertissement “Opera Buffa”, il peculiare “Stanze di Vita Quotidiana”, e il capolavoro “Via Paolo Fabbri, 43”, e poi ancora “Amerigo”, lo storico “Album Concerto” con i Nomadi del 1979, “Metropolis”, “Guccini”, e l’emozionante live “Fra La Via Emilia e Il West”. Alla Fine degli anni ottanta Guccini entra in una nuova fase della sua carriera con lavori pregevoli come “Signora Bovary”, “Quello Che Non…”, e il live “Quasi Come Dumas”, ma la sua vena poetica, a differenza di tanti altri cantautori italiani non si arresta di fronte all’alba del nuovo secolo e così lo ritroviamo con il poetico “Parnassius Guccini” e “D’Amore, Di Morte E Di Altre Sciocchezze”, il sofferto “Stagioni” e poi ancora “Ritratti” e l’ultimo e bellissimo “L’Ultima Thule”. Di ogni disco Mario Bonanno ne coglie i tratti essenziali, ma allo stesso tempo ne fa emergere a pieno la profondità poetica che lo caratterizza, il tutto condito dalla sua scrittura affabulativa e sempre efficacissima nell’incuriosire il lettore, e nello stimolare a quanti ben conoscono l’opera di Guccini la voglia di riascoltare qua e là qualche disco dimenticato da troppo tempo. 

Salvatore Esposito