Saya – Ho Un Pinguino Nella Scarpa (Indijazzti Records, 2014)

Pubblicato dall’etichetta indipendente Indijazzti Records, “Ho Un Pinguino Nella Scarpa” è l’album di esordio dei Saya, quintetto jazz composto da Sara Fattoretto (voce), Yuri Argentino (sax), Andrea Vedovato (chitarra, e banjo), Riccardo Di Vinci (contrabbasso), e Stefano Cosi (batteria), cinque giovani musicisti padovani dalla solida formazione, con alle spalle importanti collaborazioni ed esperienze in ambito jazz e non solo. Il disco raccoglie undici brani che, spaziando dagli anni Trenta agli anni Sessanta, compongono un entusiasmante viaggio nel tempo attraverso la storia della canzone italiana. Brani tratti dal repertorio del Trio Lescano, del Quartetto Cetra, di Lelio Luttazzi, Domenico Modugno, Luigi Tenco e Giorgio Gaber sono stati riarrangiati da Andrea Vedovato in una originale chiave jazz su cui si innesta la voce di Sara Fattoretto, cantante in grado di offrire interpretazioni personalissime, senza mai cadere nella trappola dell’imitazione. L’ascolto evidenzia chiaramente come non ci troviamo di fronte ad una semplice omaggio ad un epoca lontana, ma piuttosto al riuscito tentativo di trovare nel passato una fonte importante di ispirazione. Dal punto di vista prettamente strumentale il quintetto si muove con grande agilità in ogni brano lasciando ampio spazio all’improvvisazione e mirando a valorizzare a pieno l’interplay tra i vari strumentisti. In questo senso piace la scelta di un impasto timbrico e melodico molto morbido e dall’ascolto leggero, così come particolarmente gradevoli sono tanto i brani più raffinati e romantici come “Vecchio Frack”, e “Pinguino Innamorato”, quanto quelli più dissacranti e sarcastici come nel caso di “Torpedo Blu” dove George Clooney prende il posto di Jean Harlow. A spiccare in modo particolare sono però brani come “La Voglia, La Pazzia” interpretata magistralmente dalla Fattoretto, la splendida “Baciami Piccina”, e quel gioiello che è la rilettura di “Ho Un Sassolino Nella Scarpa” in cui emerge tutto il talento di questo quintetto nel reinventare e nel riscrivere le linee melodiche. Nel complesso il disco suona gradevolissimo, e il suo ascolto leggero immerge l’ascoltatore in un atmosfera senza tempo in cui ritroviamo il passato della canzone italiana, ma anche il futuro della nostra scena jazz, che dimostra curiosità ed amore per questi gioielli spesso dimenticati, ma che ancora oggi possono tornare a risplendere di luce nuova. La creatività e una solida conoscenza della nostra tradizione musicale sono così gli ingredienti principali di questo disco, il cui ascolto certamente riserverà grandi sorprese, regalando tanto momenti di puro divertimento, quanto un pizzico di magia. 


Salvatore Esposito